“12 Soldiers”: chi combatte con il cuore è capace di vincere la battaglia

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A seguito degli attentati dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di New York e al Pentagono, gli Stati Uniti cercano di attuare un’immediata contromossa verso il nemico, l’organizzazione terroristica Al Qaida che ha messo radici in Afghanistan. Dopo meno di un mese il governo invia in Uzbekistan un contingente di forze speciali. Da lì l’unità ODA 595 del capitano Mitch Nelson (Chris Hemsworth), formata da dodici uomini appartenenti al quinto gruppo dei Berretti verdi, si infiltra oltre i confini afghani con una missione ben precisa: coalizzarsi con il generale dell’Alleanza del Nord Dostum (Navid Negahban) e, così, raggiungere le roccaforti talebane per poterle neutralizzare. Nonostante gli attriti iniziali, Nelson e Dostum collaborano saldamente, dando così vita a una delle più importanti battaglie in Afghanistan.

Adattamento cinematografico del libro Horse Soldiers del giornalista Doug Stanton, a sua volta basato sulla vita dell’agente operativo della CIA e soldato delle forze speciali Mark Nutsch, 12 Soldiers (12 Strong, 2018) catapulta lo spettatore nelle fasi iniziali e salienti dell’Operazione Enduring Freedom, della guerra globale al terrore tutt’oggi in corso. Con un breve ma incisivo riepilogo documentaristico nei titoli di testa, che spazia dal primo attentato alle Twin Towers nel 1993 e a quello alle ambasciate statunitensi in Tanzania nel 1998 fino ad arrivare a quel maledetto e drammatico 11 settembre del 2001 12 Soldiers, senza troppi giri di parole, fa sì che le immagini prendano vita in medias res sul grande schermo: non ci sono lacrime né tantomeno stati psicologici di fronte al duro e grave colpo inflitto a un’intera Nazione, semmai prevale lo spirito di reazione di quegli uomini addestrati per anni e anni a stanare ed eliminare il nemico, affinché il mondo intero smetta di essere testimone di enormi e folli tragedie.

Il regista danese Nicolai Fuglsig segue il suo drappello di soldati dagli States all’Afghanistan, senza far ricorso a manierismi o ad alcun tipo di propaganda. In questo 12 Soldiers guadagna un ottimo punto a sua favore, essere privo (cosa purtroppo infrequente nel genere bellico) di qualsivoglia retorica: non ci sono eroi pronti a tutto, semmai è il contrario. Il regista pone l’obiettivo della macchina da presa di fronte a dodici soldati chiamati a fare il loro dovere e – al tempo stesso – sopravvivere per poter tornare dalle proprie famiglie in patria. Niente spettacolarizzazione del conflitto, niente personaggi alla Rambo tutti muscoli e proiettili; 12 Soldiers si discosta decisamente dal puro entertainment blockbuster per approdare nei lidi del realismo cronachistico (quindi coevo e in linea con opere come gli svariati Black Hawk Down, The Hurt Locker, Zero Dark Thirty, Lone Survivor, American Sniper e 13 Hours) di una pagina di storia ancora non terminata. Quello dipinto da Fuglsig è il ritratto di combattenti volontari, di uomini lontani dal mythos dei soldati delle special forces che, nell’immaginario collettivo, spesso sono erroneamente associati a figure perfette, forse anche a prova di proiettile e immortali ma la realtà dei fatti è quella di normali uomini sì altamente addestrati bensì capaci di sanguinare e morire.

Tutto ciò si evince dal diretto parallelismo dei comandanti on the camp, il capitano Mitch di Hemsworth e il generale Dostum di Negahban, personaggi agli antipodi per cultura e origini, che mette in luce il confronto tra l’essere un soldato o un guerriero, differenza cruciale poiché chi combatte con il cuore è capace di vincere la battaglia anche in una disperata carica a cavallo contro il nemico ben più corazzato giacché, se si crede veramente in ciò che si fa, ogni sfida è superabile. War movie old school crudo (anche se privo di eccessi), realistico e sorprendente – ma non per questo privo di difetti – 12 Soldiers si conferma come un buon prodotto coadiuvato dall’ottimo cast (oltre ad Hemsworth sono presenti Michael Shannon, Michael Peña e William Fitchner) e dal più che buono impianto scenotecnico (regia sicura, montaggio privo di sbavature e fotografia altamente funzionale) affiancandosi in modo dignitoso ed a testa alta accanto ai titoli appartenenti al genere e più blasonati degli ultimi anni.

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