Un duplice, ossessivo inganno: “Ars Fallendi”

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«Quando non si può scappare, ci si sente immediatamente condannati.» Sicuramente, è l’ossessione che condanna e sospinge Leon Gautier, autore di Ars Scribendi, a punire chi si permette di accostarsi alla sacra arte della scrittura. Così, l’uomo si lascia alle spalle le scie di sangue di persone innocenti. Quando il rinomato detective privato Noel Sullivan viene in possesso di una copia del libro, parimenti questi inizia un’indagine su una ragazza scomparsa trent’anni prima e collegata, con molte probabilità, proprio al volume di Gautier. Questo, però, è solo il primo tassello che va a comporre un mosaico di misteri ancora più fitti.

La bellezza di un romanzo come Ars Fallendi – L’arte dell’inganno di Francesco Zecchini risiede nel fatto di essere un’opera letteraria che trova il suo centro di gravità narrativa proprio in una sorta di meta-testualità: difatti, le vicende prendono le mosse intorno a un’edizione limitata di un testo che mira a essere il vademecum non plus ultra sulla scrittura. Un volume che, nella sua particolarità, diventa il movente, il capro espiatorio di una serie di omicidi commessi per perdonare l’umanità per aver sporcato la scrittura con opere indegne. E qui risiede la genialità di Zecchini, il quale amalgama ottimamente la struttura del giallo classico con una ricercata quanto ben dosata suspense più vicina al thriller in un libro che parla di libri.

È una caccia all’uomo quella posta al centro di Ars Fallendi, una ricerca della verità e, al tempo stesso, una missione votata ad assicurare alla giustizia il colpevole che, astuto più di una volpe, riesce a mandare in cortocircuito neuronale i mastini che gli danno la caccia, in particolare il protagonista Noel Sullivan, investigatore dall’eclettico acume, quasi una sorta di leggenda vivente nel settore, un uomo che, qui, si incontra e scontra con il suo riflesso speculare incarnato da Leon Gautier. Non a caso, entrambi i personaggi vivono di ossessioni che si riflettono non solo su chi gli sta intorno bensì su loro stessi, in primis.

Infatti, l’autore fornisce un corposo background esperienziale di entrambi, con Noel che trascina dentro e fuori di sé gli strascichi di un amore interrotto per proteggere la persona amata mentre Gautier, parallelamente, non esita a uccidere per amore della scrittura poiché, secondo la sua folle e nichilista visione, solo pochi eletti possono adempiere al plasmare un’opera letteraria. È un duplice, ossessivo inganno quello che si consuma tra le pagine di Ars Fallendi poiché, Noel e Leon, sono più simili di quanto si possa credere e, per certi versi, perfettamente complementari in quello che, a tutti gli effetti, può essere identificato come un duale di deleuziana memoria che raggiunge l’acme nella resa dei conti finale in cui, bene e male, si affrontano faccia a faccia.

Ars Fallendi, come già affermato, vive di una certa classicità tuttavia resa coeva ai tempi odierni in modo tale che, pagina dopo pagina, vengano a crearsi le immagini di questa caccia contemporanea capaci di trasmettere in senso dell’azione e, al tempo stesso, offrire dei sagaci spaccati introspettivi sulle due forze in campo che si sfidano in un continuo gioco del gatto col topo.

Con uno stile alquanto fresco e dalla scorrevolezza eccezionale, Arf Fallendi – L’arte dell’inganno è una di quelle letture capaci di catturare gli amanti del giallo e non solo poiché, l’autore, è riuscito a creare qualcosa di talmente coinvolgente e capace di attirare l’attenzione e tenere alta quest’ultima fino al plot twist anche di chi, per la prima volta, si avvicina a codesto genere.

- 06/06/2022

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