“La prima notte del giudizio”: l’inizio della fine di ogni residua parvenza di umanità

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In un futuro non troppo lontano gli Stati Uniti vivono un periodo di transizione: disordini, proteste e criminalità da un lato, revisione dell’intera Nazione dall’altro grazie ai Nuovi Padri Fondatori d’America, un potente partito che è riuscito ad insediarsi nel governo. Per arginare tale malessere sociale e, così, portare il tasso di criminalità sotto l’1%, un team dei Nuovi Padri Fondatori dà vita a un esperimento chiamato Lo sfogo: una volta all’anno, per dodici ore, ogni crimine, incluso l’omicidio, è legale. Il luogo prescelto per tale prova è il borough di Staten Island ed è qui che il potente trafficante Dmitri (Y’lan Noel), conosciuto come D, condanna duramente questa follia. Ma durante la notte, quando qualcuno cerca di farlo fuori, D è costretto a uscire allo scoperto. Vedendo l’enorme violenza scatenata per le strade D cerca di sopravvivere e di portare in salvo la sua ex ragazza, Nya (Lex Scott Davis) e il fratello di lei, Isaiah (Joivan Wade) partecipante allo sfogo in cerca di vendetta.

Nel 2013 con La notte del giudizio James DeMonaco ha dato vita a quella che, nel corso degli anni, è diventata una saga cinematografica proficua e di successo tra gli spettatori. Pochi, semplici ingredienti, echi da b-movie, citazioni e fonti ispiratrici e il gioco è fatto. Ma, ciò nonostante, a distanza di sei anni dall’uscita del capostipite, si sentiva la necessità di dare qualcosa in più, qualche spiegazione sulle origini delle vicende di La notte del giudizio: infatti, dopo tre capitoli, ecco arrivare, immancabilmente, La prima notte del giudizio (The First Purge, 2018), prequel essenziale per poter procedere all’indietro fino alla nascita di un malsano gioco al massacro posto al centro di tale tetralogia. Passato il testimone registico a Gerard McMurray, quest’ultimo sempre coadiuvato da DeMonaco alla sceneggiatura, La prima notte del giudizio prosegue con l’impianto scenotecnico dei predecessori ma, rispetto al passato, introduce qualcosa in più. Vero è che anche in questo episodio non mancano le influenze di un certo cinema carpenteriano, gli sguardi verso l’exploitation (più precisamente alla blaxploitation) e i riferimenti socio-antropologici al mondo in cui viviamo, tutta una serie di elementi presenti negli altri episodi che, tuttavia, non fanno percepire nessun’aria stantia o alcun sapore di già visto.

Merito di una regia abbastanza solida e serrata e dell’introduzione nello script di qualche interessante novità, La prima notte del giudizio è un’opera seminale per comprendere appieno le intenzioni originarie di DeMonaco. Mantenendo intatto quel bizzarro mix di distopia, action, thriller e horror di sopravvivenza La prima notte del giudizio cerca di fare il passo in avanti, incrociando la claustrofobia del primo episodio con l’agorafobia di Anarchia ed Election Year. Non è un caso, quindi, l’aver scelto di ambientare l’intera vicenda nei confini delineati di una parte di New York, in una Staten Island trasformata in inferno in terra, sorta di arena metropolitana in cui poter assistere a tutti gli impulsi distruttivi e ancestrali dell’uomo e, di pari passo, attuare il vero piano di “pulizia” dei Nuovi Padri Fondatori. Se c’è una differenza fondamentale tra i tre sequel e questo prequel è la scelta di aver voluto alzare – anche se non di troppo – l’asticella della violenza e dell’orrore su schermo; niente eccessi splatter, nonostante vi sia un buon ricorso, ma il lungometraggio rimane pervaso da una scarica violenta ancor più brutale e realistica che in precedenza. Ma, a far la parte del leone, ci pensa un perfetto dittico di escamotage, come l’introduzione di un villain principale (idea in parte ripresa dal secondo episodio) e di un’aggiunta tecnologica che dà un tono ancor più apocalittico all’intero film: questa volta i partecipanti allo sfogo sembrano dei veri mostri, delle figure demoniache rappresentanti l’inizio della fine di ogni residua parvenza di umanità ed è questo che rende La prima notte del giudizio una perfetta bomba ad orologeria di suspense e tensione in un dipanarsi di agguati, trappole letali e morte senza sosta.

Tra momenti di puro orrore e altri decisamente più d’azione, La prima notte del giudizio dimostra tutte le potenzialità di una letale, grottesca e divertente mise en scène tra assediati e assedianti condita da jump scare funzionali (anche se, successivamente, sfiorano la prevedibilità), una buona dose di pulp scellerato e buone sequenze action (in particolare una che cita, non tanto indirettamente, un noto capolavoro degli anni Ottanta) affidate all’anti(eroe) D – che non fa di certo rimpiangere l’ex sergente Leo Barnes di Frank Grillo in Anarchia ed Election Year – confermandosi come un episodio da vedere (in attesa dell’arrivo dell’annunciata serie tv) che non ha nulla da invidiare ai suoi sequel specialmente a livello visivo e contenutistico anche se, tirando le somme, rimane molto coevo ai tre episodi precedenti.

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