simone alliva caccia all'omo
simone alliva caccia all’omo

Simone Alliva, Caccia all’omo – Viaggio nel paese dell’omofobia, Fandango Libri 2020, pp.206 euro 16

 

In Parlamento sarà presto discussa una legge contro l’omofobia, che non dovrebbe trovare sponda solo nei diretti interessati, ma in tutti coloro che hanno a cuore il rispetto dell’altro e le libertà individuali. Per questa ragione il libro-inchiesta di Simone Alliva diventa illuminante, perché fornisce storie e dati utilissimi a sminare il terreno del dibattito civile dalle trappole dell’ignoranza.

Alliva raccoglie decine di storie di prevaricazione, ragazzi costretti a rinunciare ai loro affetti, angherie e bullismo istituzionalizzato: «Basta prendere una cartina e segnalare dove si sono consumati nel 2019 gli oltre duecento casi di omofobia». Un catalogo degli orrori che vanno dalle terapie riparative alle aggressioni, fino agli omicidi. E dietro a tutti questi casi si nascondono i piccoli gesti ignoranti e bigotti: «il proprietario che rifiuta di affittare casa a una studentessa trans; la cameriera che si rifiuta di servire una coppia lesbica, il tassista che nega il servizio a un ragazzo quando si accorge che è omosessuale e decide di farlo scendere». Non serve mettere un triangolo rosa sulle giacche, basta la frase infelice di un ministro, di un prete, di un giornalista per legittimare la caccia al gay. Le cronache si ripetono inquietanti: lesioni, calci, insulti. Il tutto aggravato da una violenza organizzata, premeditata: «Non è una rissa, non è una rabbia che sale. Lo schema è lucido, preciso: i bracconieri trovano la preda e non la lasciano andare».

Rischiamo che le nuove generazione siano fagocitate dall’odio insegnato dagli adulti e che l’omofobia diventi una «prova di virilità». Se fino a qualche tempo fa gli ignoranti omofobi e maschilisti dovevano nascondersi, ora si sentono liberi di esprimere le loro povere idee al bar. Esiste, ed è questo il nucleo documentato del libro, una vera e propria organizzazione radicale che sta occupando posti di potere da cui poi contrastare ogni tentativo di emancipazione: «In pochi anni, i nuovi movimenti cattolici hanno invaso lo spazio e il dibattito pubblici… Simone Pillon era un nome che spuntava già nel 2016. Lo si poteva leggere nell’elenco delle audizioni svolte in Senato durante la discussione sulle unioni civili. Era stata proprio una mano leghista a far scivolare quel nome nelle stanze del Senato. Un percorso portato avanti con costanza e in silenzio… un’azione politica e istituzionale. Le loro idee diventano atti amministrativi».

«Non si tratta, commenta la sociologa Sara Garbagnoli, di paura, ma di convenienza a produrre o a cavalcare paure. La guerra ‘al gender’ e alla ‘grande sostituzione dei popoli europei da parte di popoli non europei’… costituiscono ormai i cardini retorici e ideologici del nuovo manifesto politico dell’estrema destra europea». La sinistra dovrebbe ribattere che «l’identità di genere non coincide banalmente con il sesso biologico… che l’identità vera della donna sia essere madre e moglie servile è una credenza di alcuni e di un certo momento storico, non una verità». Le conseguenze dell’effetto Salvini sono sotto gli occhi di tutti: «Due anni fa con le unioni civili ci si sentiva rinati. A ogni singolo episodio di omofobia scattava la conseguente denuncia. Adesso ho notato che qualcosa si è rotto. Ci si ferma un attimo e si chiede sempre prima: denuncio o no? Come potrebbe reagire la polizia?… Fino a 14 mesi fa il fenomeno arrivava a una media mensile di nove, dieci casi gravi. Con il governo Conte si è arrivati a tre volte tanto».

Il ruolo centrale dell’associazionismo è reso evidente da vicende come quella di Salvatore, sedicenne di Agrigento, rinchiuso e minacciato dalla famiglia, e che però riesce a salvarsi grazie all’Arcigay di Palermo. Sono testimonianze commoventi, capaci di fare arrabbiare anche i santi: ragazze violentate dai padri perché lesbiche, ragazzi trattati come malati dalle famiglie ecc. Riconoscere al PD la svolta della legge Cirinnà, aiuterebbe a orientare, per esempio, quel 67,7% di elettori gayfriendly che si ostinano a votare Fratelli d’Italia pensando di poter distinguere tra diritti civili e diritti sociali. Come se difendere la libertà degli altri volesse dire rinunciare a stipendi più alti o al diritto al lavoro e alla casa.

La Caccia all’omo tocca tutto il paese, dalla «rassicurante Milano» (dove «verso mezzanotte un venticinquenne viene bersagliato con un lancio di bottiglie da una decina di ragazzi mentre passeggia mano nella mano con il suo compagno nella zona di Porta Ticinese. Il branco prima li insulta, poi circonda G. e lo colpisce con delle bottiglie di vetro. Una ferita lacero-contusa alla testa e un forte trauma al torace») a Venezia, dove «un giovane studente dell’Accademia viene pestato in pieno pomeriggio in Campo San Barnaba da due veneziani quarantenni. Entra in una gelateria, all’uscita gli urlano frocio e lo massacrano di botte». Oppure in Friuli, dove il leghista Fedriga ha interrotto un progetto contro il bullismo che andava avanti da dieci anni con trenta diverse istituzioni e più di dodicimila studenti. È importante che anche l’informazione faccia la sua parte, e che non parli «per conto di chi ti ha mandato a parlare», che non fomenti, con titolacci, la violenza e l’odio.

Quando saremo abbasta umani da dire basta? Un’occasione c’è, ed è l’approvazione della legge contro l’omofobia. Non ci sono più scuse.

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