“Point Break – Punto di rottura”: l’action adrenalinico ed esistenzialista di Kathryn Bigelow

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A Los Angeles, il neo agente speciale dell’Fbi Johnny Utah (Keanu Reeves) si occupa delle indagini relative ad una banda di rapinatori (conosciuti come gli “ex presidenti” per via delle maschere che indossano), che da anni mette a segno incredibili colpi in banca. Affiancato dall’agente veterano Angelo Pappas (Gary Busey), Johnny segue la pista teorica di quest’ultimo: i criminali sono dei surfisti che, con le rapine fatte esclusivamente in estate, si finanziano per trasferirsi in altre località durante l’inverno. Convinto dall’anziano collega e dalle prove mostrategli, l’agente Utah si infiltra nella comunità surfista californiana, nella quale fa la conoscenza del carismatico e mistico Bodhi (Patrick Swayze). Tra pedinamenti, doppi giochi, colpi in banca e sparatorie, Johnny scopre che Bodhi ed i suoi seguaci altri non sono che i rapinatori che sta cercando di incastrare.

Esplosiva miscela tra action adrenalinico e poliziesco, Point Break – Punto di rottura (Point Break, 1991) diretto dall’esperta regista Kathryn Bigelow, nel corso degli anni è stato insignito del titolo di cult movie, di pietra miliare della storia dell’intera cinematografia. Dopo essersi messa alla prova con The Loveless (id., 1982), road movie dal sapore indie e dalle atmosfere libertine e di controcultura, con l’horror/western Il buio si avvicina (Near Dark, 1987) e con il thriller metropolitano Blue Steel – Bersaglio mortale (Blue Steel, 1990), la Bigelow è riuscita a mettere in mostra i muscoli, a portare sul grande schermo una storia d’azione sui generis, non ancorata ai classici stilemi e stereotipi visti e rivisti ma, diversamente, che va ben oltre i limiti classici del poliziesco e dell’action.

Con maestria (l’incredibile piano sequenza iniziale negli uffici dell’Fbi) e sagacia, la regista californiana dirige sequenze d’azione di grande impatto, in cui l’adrenalina si mischia con il sangue e la morte, mentre i ralenti e le esplosioni di violenza brutale fanno correre la mente al brillante genio di Sam Peckinpah. Fin dall’inizio, infatti, non è tanto nascosta la vera anima di Point Break – Punto di rottura, ovvero quella di un film sullo scavalcamento del limite e dei limiti (sia fisici sia morali), una mise en scène sui confini borderline tra bene e male, tra legge e crimine e sulla flebile linea di confine che separa, a volte, i poliziotti dai criminali come nei due capolavori di William Friedkin Il braccio violento della legge (The French Connection, 1971) e Vivere e morire a Los Angeles (To Live and Die in L.A., 1985).

Un’opera che – tuttavia – è scissa in due parti distinte ma confluenti alla perfezione: una dedicata alla produzione mainstream figlia degli action anni Ottanta, messa in mostra nelle riprese aeree, marine e urbane, l’altra – invece – dedicata ad un innovativo ed inedito risvolto filosofico-esistenzialista mai visto prima. Difatti Point Break – Punto di rottura è la storia di un incontro di anime, quella del poliziotto federale Johnny Utah, agente di mentalità aperta e anticonformista, che subisce la fascinazione new age di Bodhi, capobranco dei surfisti/rapinatori. Seppur divisi e appartenenti ai due lati opposti della barricata, i due personaggi bigelowiani instaurano un rapporto speculare, un’amicizia virile di wooiana memoria tra poliziotto e criminale come quella al centro dello splendido The Killer (Die xue shuang xiong, 1989) e dei successivi Hard Boiled (Lashou Shentan, 1992) di John Woo e Heat – La sfida (Heat, 1995) di Michael Mann. Un’amicizia insolita destinata, però, a terminare nel momento in cui, superata la confusione e lo smarrimento, i ruoli e l’equilibrio vengono ristabiliti anche se a caro prezzo o con il rifiuto e il disconoscimento della legge e della giustizia (emblematica la scena finale in cui Johnny Utah getta, disgustato, il suo distintivo come fa Clint Eastwood/Harry Callaghan in Ispettore Callaghan: il caso “Scorpio” è tuo! [Dirty Harry, 1971, di Don Siegel]).

Cult movie insuperabile e non replicabile – nonostante il regista Ericson Core abbia diretto, con azzardo, il “suo” Point Break (id., 2015) – l’originale Point Break – Punto di rottura di bigelowiana memoria rimane un punto fisso, uno dei capisaldi da cui, ogni regista di polizieschi/action, dovrebbe trarne ispirazione.

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