Tutti noi trascorriamo la nostra vita tra lavoro, famiglia, amici, hobby, piccoli e grandi impegni. È un dato di fatto inamovibile: ogni persona vive l’esistenza secondo le personali aspettative. Viviamo tutti, quindi, con una mansione, con un compito (o più compiti) da svolgere, con obiettivi da raggiungere e conseguire. Eppure, dietro l’apparente aspetto standard e di routine della vita stessa, vi sono sempre delle motivazioni, sempre delle intime e svariate ragioni che ci spingono – chi più chi meno – a vivere al massimo, senza nemmeno sprecare un attimo o un minuto dell’esistenza. Tra queste ragioni, l’ex direttore dell’Unità Walter Veltroni ne identifica una quarta e fondamentale: il cinema e i ricordi che da esso derivano. Una ragione, una passione smodata che prende forma, viene accuratamente svelata e commentata tra le pagine di La quarta buona ragione per vivere. 101 film che fanno bene all’anima (Biblioteca Universale Rizzoli, 2014), raccolta di saggi apparsi, in precedenza, sul magazine Ciak nella rubrica I luoghi dell’anima.

Dopo una breve introduzione – e una digressione sui ricordi cinefili dell’infanzia – in cui, con piglio asciutto e senza giri di parole, il Veltroni autore spiega il perché il cinema sia una buona ragione per vivere («Il cinema, con i titoli dei suoi film, racconta la bellezza dell’esistenza. La racconta constatando la meraviglia del vivere o auspicando che la vita, dopo qualsiasi orrore, torni a mostrare tutte le sue immense doti.»), il lettore si trova di fronte a centouno titoli di film più svariati.

Centouno saggi messi sotto la lente, esposti minuziosamente ma in modo piacevole e scorrevole in cui, oltre a soffermarsi su ogni singolo film, Veltroni fa riaffiorare a galla le istantanee della memoria – personale e cinefila – collegate ad ogni visione. Se il cinema rappresenta, anzi, è tra le buone ragioni per vivere, non è un caso, pertanto, che la raccolta inizi con un saggio dedicato a uno dei capolavori (se non il capolavoro) della fantascienza, ovvero quel 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey, 1968) del maestro Stanley Kubrick: un film in cui l’esistenza, la vita stessa rappresenta il più grande enigma di tutti i tempi. Un inizio formidabile, mai più azzeccato di questo, al quale seguono – come una sorta di memento unicum – le pagine alternate fra i grandi classici della cinematografia internazionale (come Il cacciatore, C’era una volta in America, Gli spietati, La conversazione, Un mercoledì da leoni, Psyco, Nuovo Cinema Paradiso, Germania anno zero), i film di nicchia (come Cielo d’Ottobre, In America – Il sogno che non c’era, Open Water), fino ad arrivare ai nuovi classici e capolavori contemporanei (Eyes Wide Shut, Gran Torino, Magnolia, Come un tuono, Prisoners).

Senza annoiare e privo di pretese di esaustività (in fondo, come lo stesso Veltroni afferma e sottolinea, questa non è una classifica né tantomeno una sorta di graduatoria), La quarta buona ragione per vivere è un testo gradevole, mai banale e scontato, che cerca il confronto, registico e filmico, tra le varie opere cinematografiche.

Una galleria di momenti di puro cinema, un viaggio lungo la memoria cinefila fatta di ricordi visti sul grande schermo e impressi – oltre che sulla pellicola – nelle menti di ognuno di noi, per sempre.

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