Esiste una comunità in Cina, ai confini con il Tibet, all’ingresso della quale campeggia una targa, in cinese ed inglese: “Benvenuti nel Paese delle Donne”.

E’ la comunità Moso dove (caso più unico che raro) la discendenza è matrilineare: i figli sono della famiglia della madre, che li alleva con l’aiuto dei fratelli. In questa comunità la violenza domestica non esiste, la gelosia è pubblicamente derisa. Qualcosa di simile avviene nello Yuchitàn, in Messico, comunità matriarcale che ispirò anche le opere di Frida Kahlo; la vita familiare e pubblica è portata avanti dalle donne, che si prendono cura dei bambini insieme agli uomini. In queste società matriarcali non esiste gerarchia nè sessismo, i rapporti sono basati sulla cooperazione, le decisioni si prendono collettivamente ascoltando i bisogni reciproci.

Perché matriarcato non è contrario di patriarcato ma è esperienza di condivisione, rifiuto di individualismo, competizione e violenza.

Oggi può sembrare strano, quasi inconcepibile, eppure c’è stato un tempo in cui la cultura del mondo era basata sul matriarcato; nel Neolitico la figura della donna era presente in tutte le pratiche religiose, spirituali e sociali ed è stato così fino a circa il terzo millennio a. C.

Tutte le società matriarcali ancora esistenti (analizzate dal team della filosofa tedesca Heide Goettner Abendroth) presentano caratteristiche costanti: assenza di stupro e pedofilia, assenza di violenza domestica, assenza di guerra, sessualità libera, non vincolata da strutture di potere e assenza del concetto di fedeltà al partner. La spiritualità è connessa alla Terra e non vincolata ad istituzioni e l’economia è basata sul dono e sulla ridistribuzione equa dei beni.

Scoprire queste realtà semisconosciute eppure così ricche e vitali è entusiasmante; vedere come l’una con l’altra intessano un puzzle che ricostruisce un’unica e sola immagine, quella della Madre Primordiale; ha il volto dell’altra metà di Dio (Dio non è solo, né solo maschio) ma anche quello di mia madre, di mia sorella, dell’amica ritrovata dopo anni. Ha il volto del futuro e della speranza, della compassione, della condivisione e della pace.

Dopo secoli durante i quali si è inseguito il miraggio del Potere come performance selvaggiamente produttiva e come competizione, la Terra e la nostra stessa natura ci chiedono di tornare a modelli basati sulla rigenerazione e lo scambio, all’economia del dono, ad un cambiamento radicale dei valori.

Un sogno? Forse, ma io credo non così lontano dalla realtà. Perché quando toccheremo il fondo non ci rimarrà altra salvezza che l’Amore.

“Non esiste tenerezza alcuna

che sia priva della sua naturalezza

tutto in Natura è tenero

anche la violenza di un vulcano.”

(dal web)

bibliografia: “Matriarché, il principio materno per una società egualitaria e solidale” ( Francesca Colombini e Monica Di Bernardo, Exòrma Edizioni) – ” Benvenuti nel Paese delle Donne” ( Francesca Rosati Freeman,XL Edizioni)

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