“In ordine di sparizione”: la vendetta è un piatto che va servito freddo (e senza sconto alcuno)

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Nils Dickman (Stellan Skarsgård) è l’addetto alla guida dello spazzaneve con il quale tiene libere le strade del piccolo paesino norvegese in cui vive. Insignito di un premio come cittadino modello, Nils trascorre la sua esistenza tra il lavoro e la quotidianità condivisa con sua moglie. Finché un giorno la vita dell’uomo viene sconvolta dalla morte di suo figlio Ingvar, avvenuta per overdose. Non convinto della versione dei fatti e deluso dalla sufficienza delle indagini, Nils torchia un amico di suo figlio, Finn, e da quest’ultimo viene a sapere che, in realtà, Ingvar è stato ucciso per sbaglio da una banda di criminali con i quali lo stesso Finn si è messo nei guai. Sconvolto, Nils decide di mettersi sulle tracce degli assassini per farsi giustizia da sé e, così, eliminare uno a uno i colpevoli.

Osannato dagli aficionados e bistrattato dai detrattori, il sottogenere del revenge movie è, insieme al genere action, uno dei filoni filmici da sempre (e probabilmente per sempre) corteggiato dall’industria cinematografica. Che appartengano alla produzione più mainstream e commerciale oppure, nel migliore dei casi, a quella più autoriale, le storie di vendetta al cinema riescono a monetizzare e – al tempo stesso – a ritagliarsi la giusta fetta di spettatori (basti pensare ai primi due capitoli del franchise di John Wick, giusto per fare un esempio). Ma di preciso, cos’è che permette al revenge movie di attirare e conquistare le masse spettatoriali/cinefile? In primis, aprendo una breve digressione tra antropologico e sociologico, ciò che più attira l’attenzione e lo sguardo dello spettatore è la capacità di immedesimarsi, in una specie di processo catartico, con i protagonisti delle storie proiettate sul grande schermo, chiamati a essere vendicatori per forza di cose. Difatti, messi da parte ex killer e varie, al centro delle storie di vendetta i veri protagonisti sono le persone comuni, come quella posta nelle vicende di In ordine di sparizione (Kraftidioten, 2014).

Diretto da Hans Petter Moland In ordine di sparizione, come tanti altri film appartenenti alla categoria, inizia con una situazione alquanto normale per poi sfociare nella disperazione legata, in questo caso, all’assassinio della persona sbagliata. Dopo l’incipit conoscitivo, l’elemento principale che permette al lungometraggio di Moland di ingranare, minuto dopo minuto, le marce più alte è la lenta e inesorabile mise en scène della trasformazione di un uomo qualunque e placido in una letale e spietata macchina vendicatrice. Con piglio sicuro e mai titubante il regista non nega quelle che sono le sue fonti di ispirazioni (d’altronde, come non riconoscere le influenze di capolavori come Cane di paglia di Sam Peckinpah e Il giustiziere della notte di Michael Winner?) ma, fatto ciò, permette al suo In ordine di sparizione di procedere sulla giusta strada dell’originalità. Non ci si trova di fronte a qualcosa di già visto bensì a un prodotto che non scopre mai il fianco alla noia, né tantomeno a cliché stereotipati o scopiazzati con la carta carbone. Certo, c’è un pizzico di Quentin Tarantino nella caratterizzazione dei personaggi (in particolar modo i villains) e nel procedimento narrativo dell’intreccio (con tanto di didascalie mortuarie che segnano e ricordano allo spettatore chi è stato appena fatto fuori). Tuttavia, questi aspetti non riescono a penalizzare In ordine di sparizione anzi, piuttosto danno all’opera un’aura quasi mistica a metà strada tra il reale e l’ “irreale”: questo perché un ruolo fondamentale è rivestito dalla glaciale location norvegese, mondo quasi lunare e atemporale sospeso nel bianco della neve che sembra non averne confine.

E l’ambientazione invernale, in questo caso, viene a collidere alla perfezione con l’indole del Nils al quale presta volto e glacialità caratteriale il veterano Stellan Skarsgård, consegnando un personaggio di spessore che apprende come la vendetta è un piatto che va servito freddo (e senza sconto alcuno). Tra pestaggi, scoppi di violenza ed esecuzioni In ordine di sparizione mette sotto la lente l’inarrestabile mutamento di un padre privato dell’affetto del proprio figlio, il cambiamento di un uomo ben voluto da un’intera comunità che, sentendosi abbandonato da chi dovrebbe tutelarlo, imbraccia un fucile e “abbraccia” l’occhio per occhio pur di ottenere giustizia (come succede, tra l’altro, nel successivo The Oath di Baltasar Kormákur). Revenge movie in cui non mancano gli stilemi del cinema noir e momenti decisamente più pulp, In ordine di sparizione riesce a confermarsi come un vero e proprio gioiellino filmico che offre, oltre all’ottima storia, dei momenti davvero magistrali corroborati non solo dal più che ottimo impianto scenotecnico ma – soprattutto – dalla performance attoriale di Stellan Skarsgård, qui affiancato dal compianto e magnifico Bruno Ganz, scomparso da poco. Chicca cinefila difficile da eguagliare, nonostante l’uscita in sala di Un uomo tranquillo, remake a stelle e strisce diretto dallo stesso Hans Petter Moland, In ordine di sparizione rimane una tappa obbligatoria sia per i veri amanti del sottogenere e non, sia per i veri amanti della Settima arte.

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