Il caro, vecchio mondo delle favole: un paradiso in cui ci rifugiavamo per sognare, abbandonarci alla fantasia o, addirittura, addormentarci serenamente. Da qualche giorno è scosso da ‘moralità’ inverosimili. Pare che Biancaneve si sia svegliata, incredula, sotto venti di polemica inaspettati. Lei, così avvezza a ben altri risvegli e ben altre sorprese. Qualcuno ha accusato il suo bel Principe di ‘abuso’ nei suoi confronti: avrebbe ‘osato’ baciarla, mentre era addormentata e vittima di un incantesimo, senza chiederle il permesso. Due corrispondenti del San Francisco Gate avrebbero sollevato un polverone dichiarando quanto segue: “Le dà il “bacio del vero amore” per liberarla dall’incantesimo, ma è un bacio che le dà senza il suo consenso mentre lei dorme.Solo che se una persona non sa che sta accadendo non può essere vero amore”.
Così, l’intramontabile cartone animato della Disney finisce nella tempesta. Certo, con i tempi che corrono, ci mancava proprio un argomento che ci scuotesse dalla noia e dalla mancanza di problemi di un certo spessore, vero? Ma torniamo a noi: Biancaneve, una bellissima bambina resta orfana di madre e finisce tra le grinfie della ‘matrigna’ Grimilde che, invidiosissima della sua bellezza, escogita diversi stratagemmi per eliminarla. Per ben tre volte. Non ci riesce, la piccola verrà salvata dai suoi amici, i sette nani. Nell’ultimo tentativo interviene, finalmente, il Principe che la salva per sempre perché, dopo il contestatissimo bacio, la sposa sottraendola, così, alla cattiveria della perfida megera. Il bacio (d’amore) del principe è, semplicemente, l’antidoto al veleno che Biancaneve assume mordendo la mela offertale da una vecchina (in realtà è Grimilde sotto finte fattezze) ed è l’unico modo per evitarle la morte certa. Traducendo le accuse delle giornaliste di cui sopra, il principe le avrebbe ‘somministrato’ l’antidoto senza chiederle permesso. In poche parole, il giovane eroe avrebbe dovuto chiederle l’autorizzazione a riportarla in vita? Invoglierei le due signore ad alcune riflessioni: di tutto il tessuto narrativo della favola in questione avete preso di mira uno dei momenti peculiari, quello risolutivo dell’intreccio e che conduce all’attesissima morale e cioè che l’invidia è una brutta cosa e chi la prova, alla fine, resta punito. Avete, di contro, passato sotto silenzio un elemento di enorme gravità: il sentimento di odio che spingerebbe una madre adottiva a sopprimere la figlia per la sola ‘colpa’ di essere molto più bella di lei. Vi pare forse, questo, un messaggio educativo? Un’azione reiterata con sempre maggiore ferocia e rabbia vi sembra forse, di buon esempio? Ogni favola ha in sé la figura del malvagio che, inesorabilmente, subirà una punizione per far trionfare il bene. La fine di ogni favola assiste a questo. Generazioni di bambini sono cresciuti sani e sereni alla luce di tali insegnamenti. Voi, però, avete voluto far emergere come cattivo, proprio colui che, invece, porterà alla salvezza ed al risvolto del groviglio di brutalità. Trovo questo non solo un azzardo ma soprattutto una grossa carenza, un ricorso ad espedienti forzati per venire allo scoperto, una vera montatura per ritagliarvi un momento di ‘popolarità’ da prima pagina. Aggrapparvi ad argomenti decisamente fuori tema (e fuori luogo) per scatenare un’ inutile polemica mi pare di poco spessore. Perchè l’unica luce che avete acceso è sulla leggerezza da voi dimostrata anche solo nel mettere in atto un processo inutile contro una delle più belle storie per bambini (e non solo) mai esistita, il cui lieto fine è prova della rivincita dei buoni sentimenti.
Ma la morale a cui si giunge, nei casi come il vostro è che, come sempre, l’autocritica potrebbe essere di grande aiuto. Ad avercene.

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