SPACCANAPOLI TIMES, di e con Ruggero Cappuccio e Giovanni Esposito, in scena al Teatro Eliseo

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Spaccanapoli Times

Scritto e diretto da Ruggero Cappuccio

Teatro Eliseo

18 aprile – 7 maggio 2017

Con

Ruggero Cappuccio  Giuseppe Acquaviva

Giovanni Esposito    Romualdo Acquaviva

E con

Giulio Cancelli  Norberto Boito,  Gea Martire  Gabriella Acquaviva,  Marina Sorrenti  Gennara Acquaviva,  Ciro Damiano  Dottor Lorenzi

Una dirompente macchina comica che attraversa il paesaggio umano dell’Italia di oggi con spregiudicata velocità

“Spaccanapoli Times” è in scena a Roma, al Teatro Eliseo, dal 18 aprile al 7 maggio con Ruggero Cappuccio, Giovanni Esposito, Gea Martire, Marina Sorrenti.

Ruggero Cappuccio, autore e regista della commedia, raccoglie e reinterpreta con grande originalità l’eredità delle migliori tradizioni teatrali napoletane e siciliane, e quelle delle maggiori correnti internazionali. Il suo esordio come autore di teatro avviene nel 1993 con l’opera “Delirio marginale”, seguita da “Shakespea Re di Napoli”, del 1994. Nel 1997-98 cura per il Teatro di Roma, diretto da Luca Ronconi, la riscrittura e la regia del “Tieste” di Seneca e delle “Bacchidi” di Plauto. Ha curato la regia al Teatro alla Scala di Milano di “Nina pazza per amore” nel 1999 e del “Falstaff” nel 2001, con la direzione musicale di Riccardo Muti. Collabora alle pagine culturali del quotidiano napoletano Il Mattino e ha pubblicato “La notte dei due silenzi – Storia d’amore al tempo del Regno delle Due Sicilie”, finalista alla 62ª edizione Premio Strega 2008, e “Fuoco su Napoli”, con il quale ha vinto il Premio Napoli 2011. Cappuccio è direttore artistico dell’associazione teatrale “Teatro Segreto” e dal 2017 è direttore artistico del “Napoli Teatro Festival”.

“Spaccanapoli Times” racconta un turbine di dissidi e contrapposizioni che travolge i quattro fratelli Acquaviva, divisi dalle loro peculiari follie ma accomunati dal legame con il passato, con le loro radici familiari e il ricordo lontano di un patrimonio ormai dissipato. Ma i quattro fratelli vivono dissidi e contrasti ancora più profondi soprattutto con l’ambiente che li circonda, i vicini di casa e contro la stessa evoluzione del mondo che li ha lasciati ai margini della società.

Giuseppe, interpretato da Ruggero Cappuccio, è un poeta barbone che vive alla Stazione centrale di Napoli, teorico dell’infelicità come indispensabile motore creativo, che affida i suoi versi a un amico critico con l’impegno di pubblicarli soltanto dopo la sua morte, in forma anonima; Romualdo, interpretato da Giovanni Esposito, è un pittore che distrugge ogni suo dipinto un istante dopo averlo terminato, così come ogni suo progetto di vita, da quello più complesso a quello più semplice; Gabriella, interpretata da Gea Martire, è una donna terrorizzata dalle formiche ma follemente innamorata dell’amore, e lo desidera a tal punto da vantarsi di ben quattro pretendenti mentre in realtà è ancora pazza di Fabrizio, una sua antica fiamma; Gennara, la sorella “siciliana” interpretata da Marina Sorrenti, ha invece un talento naturale per il mondo dello spiritismo, parla ogni sera con il marito morto e gioca a carte con i santi, ma non riesce a vivere la sua storia con un giovane amante incontrato dopo la morte del marito.

Giuseppe convoca Romualdo, Gabriella e Gennara nella vecchia casa della famiglia Acquaviva, un appartamento abbandonato da tempo, all’ultimo piano di un palazzo situato in via Spaccanapoli, una delle strade più note di una città antica e modernissima, madre di ogni crisi, di grandi intelligenze e acute malinconie. La casa della famiglia Acquaviva è testimone della loro ossessione per l’acqua vista come metafora di qualcosa che non scorre più, una memoria di fatti vissuti dalla loro famiglia intrappolata in migliaia di bottiglie ormai quasi tutte vuote, catalogate e riposte come vini pregiati, che ricoprono i muri del salone fino al soffitto.

Una volta riuniti, alle prese con un grammofono e un telefono a parete, i quattro fratelli riprendono istantaneamente la lotta familiare intestina, sedimentata su decenni di incomprensioni e rivalità di cui hanno smarrito anche le motivazioni. Una guerriglia psicologica e psicopatica che genera tra loro un dissidio pungente, una corrente elettrica alternata che crea accordi sporadici, inimicizie momentanee e fragili tregue in vista della guerra più grande che gli tocca combattere per il mantenimento dell’unico privilegio che la loro condizione di inadatti alla convivenza sociale gli ha concesso: la pensione di invalidità. Ecco il vero motivo della convocazione, il pericolo incombente e ignoto contro cui i fratelli Acquaviva devono provare a unirsi per condurre una lotta oscura, che si intreccia con le loro vicende personali, con le frustrazioni e le sofferenze artistiche di Giuseppe e Romualdo e i desideri repressi e l’infelicità di Gabriella e Gennara.

Con la sua surreale visionarietà e in un italiano arricchito dalle lingue del Sud e contaminato da corrosivi anglicismi, Ruggero Cappuccio mette in scena il conflitto tra il modernismo globalizzante e la piccola borghesia che, sempre più marginale, si impoverisce fino a perdere tutto, persino la pensione di invalidità, tra le riflessioni del suo Giuseppe pervase di raffinata malinconia, e le strampalate strategie difensive e i grandi momenti di irresistibile comicità del Romualdo di Giovanni Esposito, che strappa applausi a scena aperta.

“Spaccanapoli Times” è un apparato comico quasi perfetto, un divertentissimo corto circuito tra il tempo interiore dei quattro fratelli e quel presente esteriore che viaggia a mille chilometri l’ora, che li lascia – e spesso ci lascia – sconcertati, in preda a congetture esistenziali e resistenziali di estrema comicità. La guerra invisibile e mortale che incombe sul pianeta, rivelata da Giuseppe ai fratelli tratteggiando una nottata molto lontana dall’essere passata, e che non vuole passare, si avvera quando arriva finalmente la visita di controllo del medico dei pazzi, che dovrà decidere se i quattro potranno continuare a beneficiare della pensione, ovvero se sono o meno sufficientemente matti per averne diritto e, in definitiva, se la guerra la vincono loro oppure il mondo esterno, forse più folle di loro. Forse?

https://youtu.be/MdRwLKzgUpk

Durata: 2 ore in 2 atti

TEATRO ELISEO

Da martedì 18 aprile a domenica 7 maggio 2017

Scene Nicola Rubertelli
Costumi Carlo Poggioli
Aiuto regia e disegno luci Nadia Baldi
Letture sonore di Marco Betta da “La forza del destino” di Giuseppe Verdi

Foto di scena Marco Ghidelli

Produzione TEATRO STABILE di napoli

 

Orario spettacoli:

martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20.00

mercoledì e domenica ore 17.00

Biglietteria tel. 06.83510216 |Giorni e orari: da martedì a domenica 10.00 – 19.00

Via Nazionale 183 – 00184 Roma

Biglietteria on-line www.teatroeliseo.com e www.vivaticket.it

Call center Vivaticket: 892234

Prezzi da 25 € a 40 €

Riduzioni e agevolazioni a norma di legge

 

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