Fonte: Richard Hubner - Berlinale Palast
Fonte: Richard Hubner – Berlinale Palast

“Nel mondo del cinema ci sono dei mestieri che vivono sotto la luce dei riflettori ma che sono solo la punta di diamante di un sistema complesso e variegato composto da professionisti che lavorano nell’ombra, quel mosaico di nomi elencati nei titoli di coda dei film, quelli che non si riescono a leggere (ammesso che a qualcuno interessi) perché gli spettatori si sono già alzati e le luci in sala già accese. Quel rosario spesso interminabile dei nomi di tutti coloro che hanno partecipato con la loro competenza, professionalità, a volte arte, alla realizzazione di questo rinnovato miracolo che è un film. Fra essi appare a un certo punto la misteriosa dicitura “Ufficio Stampa”, termine criptico ai più, familiare a pochi, realmente comprensibile a pochissimi. Trattasi di una indecifrabile figura professionale – le formazioni sono le più diverse, ma per lo più si tratta di un libero professionista che viene assunto per l’occasione – che ha il ruolo determinante di “comunicare” il film, accompagnandolo spesso dalla preparazione fino all’uscita in sala, e anche oltre. A costo di rischiare la pedanteria questa ci sembra la buona occasione per fare chiarezza una volta per tutte: il lavoro di Ufficio Stampa di cinema consiste nel lancio dei film sul mercato cinematografico secondo una strategia di comunicazione condivisa, dai comunicati stampa all’organizzazione di interviste e conferenze e al coordinamento di tutta l’attività promozionale e della gestione dei talent (semplificazione anglofona con cui vengono chiamati in gergo artisti & co) allo scopo di ottenere una importante e mirata presenza mediatica su tutti gli organi di stampa. L’Ufficio Stampa è il professionista che conosce le dinamiche dei media e ha sviluppato una competenza e delle relazioni che rappresentano un valore aggiunto e insostituibile perché un film – a dispetto dell’affollamento sempre maggiore delle uscite in sala e dello spazio sempre minore dedicato dalla stampa alla cultura – possa ottenere visibilità. Un’attività dietro le quinte che non per questo deve e può essere ignorata, perché si tratta di una figura essenziale nella vita di un film di cui nessun produttore o distributore può fare a meno. Perché ci sono i creatori di sogni (autori, sceneggiatori, registi), ci sono coloro che ne consentono finanziariamente la realizzazione e la distribuzione (produttori e distributori) e poi esistono gli Uffici Stampa che lavorano perché questi sogni vengano alla luce per essere fruiti, goduti, condivisi. Una categoria di invisibili che è spesso misconosciuta, talvolta persino dagli addetti ai lavori, o non adeguatamente riconosciuta.

In epoca di Covid, con la conseguente chiusura delle sale cinematografiche, il nostro lavoro si è interrotto bruscamente e ci siamo trovati all’improvviso in una drammatica situazione di totale non-attività, e con noi i colleghi di altri settori culturali. Non ci sembra tuttavia di essere mai stati menzionati fra le categorie del cinema che stanno, tutte, soffrendo per questa imprevedibile anomalia globale. Il silenzio assordante e la drammaticità di questi tempi ci hanno indotto a strappare il sipario e uscire dal cono d’ombra, come hanno fatto i colleghi francesi che recentemente si sono associati in una piattaforma solidale che riunisce nel CLAP (Cercle libre des attachées de presse de cinéma) i professionisti indipendenti che svolgono questo lavoro per sollecitare un fondo e per rivedere poi le regole della professione in vista delle trasformazioni del mercato. Un’iniziativa che abbiamo molto apprezzato e che stiamo fortemente valutando poiché potrebbe essere accolta anche nel nostro paese. Il CLAP chiede di avere una voce nei tavoli che riguardano le prospettive del settore, per sottolineare come dietro un film – che sia un’opera prima o l’annunciato blockbuster internazionale – c’è sempre un gruppo di lavoro che si è fatto carico di raccontarlo all’esterno, di condurlo all’attenzione di giornalisti e critici, di contribuire a creare l’incontro fra il film e il pubblico in quella liturgia che si rinnova ogni volta nel buio della sala cinematografica.

La crisi economica legata al Covid-19 ha talvolta comportato il blocco di alcuni pagamenti già dovuti, e inoltre la variabilità del nostro lavoro e quindi l’asimmetrica ripartizione del fatturato nel corso dell’anno spesso non hanno consentito di usufruire dei bonus previsti dal governo. Ci aspettiamo quindi che all’interno dei decreti governativi una parte della quota cinema sia destinata anche agli Uffici Stampa (cinema, audiovisivo, spettacolo dal vivo, cultura).

Come tutti sanno il cinema è uno dei comparti industriali più penalizzati e quello con le prospettive più nebulose – al momento molto vaga e incerta è la ripresa di un settore che avrà bisogno di molto tempo – al di là della prossima riapertura delle sale – per tornare ad una situazione di normalità nella quale chiediamo diritto di cittadinanza come parte attiva. Ed è questo il senso di questa riflessione, con parole che vogliono essere finestre e non muri: dietro agli attori, ai registi, ai reparti produttivi e distributivi, dietro le quinte di un film, c’è sempre un Ufficio Stampa.”

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