Come gigli di mare tra la sabbia - Lucia Guida
Come gigli di mare tra la sabbia – Lucia Guida

In una non bene identificata città costiera di provincia, Michele Di Battista svolge il lavoro di concierge in un palazzo liberty di inizio XX secolo, grato a quell’occupazione che lo ha salvato trent’anni prima da una situazione lavorativa di precarietà. Lui ed Elvira, sua moglie, abitano nell’appartamento dell’ultimo piano di pertinenza del portierato.

Nel palazzotto d’epoca vivono e lavorano alcuni personaggi di spicco della storia: Elena Valente, giovane segretaria nello studio legale Germani e Rossi, attorno alla quale si incentra la prima storia narrata. Elena non riesce ad affezionarsi sentimentalmente a nessuno troppo a lungo, probabilmente per le profonde ferite affettive che porta su di sé e che risalgono alla sua infanzia. È sola al mondo e passa da una storia all’altra troncando le relazioni in cui s’imbarca prima che diventino troppo stabili. Per una serie di circostanze si trova invischiata in una storia con Paolo Germani, suo datore di lavoro, rapporto che non ha intenzione all’inizio di coltivare perché non è intenzionata a mescolare vita professionale e privata. La situazione le sfuggirà tuttavia di mano nell’attimo in cui deciderà di concedersi la possibilità reale di vivere una situazione affettivo-sentimentale finalmente stabile e soddisfacente. Siamo davanti all’incapacità di lasciarsi coinvolgere sentimentalmente in maniera duratura, caratteristica dei nostri giorni e stigmatizzata da Baumann nel concetto di “amore liquido”, che è espressione di una più ampia emotività e sentimentalità che si concretizza in relazioni fluide, estemporanee in cui il tempo per far crescere il desiderio non c’è o è poco contemplato. Elena tenta di vivere la sua sessualità “au masculin”, scardinando lo stereotipo dell’uomo che lascia e a sua volta interpretandolo al femminile; preferendo ella stessa lasciare il suo compagno del momento per evitare che il legame intrapreso possa diventare troppo stringente (che, secondo una certa mentalità, è prerogativa dell’uomo). Tentativo che potrebbe facilmente trasformarsi in un altro stereotipo, facendo pendere la bilancia dalla parte della donna e non contribuendo a instaurare un rapporto affettivo-sentimentale paritario e che è certamente indice della sua fragilità emotiva.

Al secondo piano vive Serena De Dominicis, moglie di Andrea, marito frettoloso e assente, che la trascura e la tradisce, barcamenandosi in un ménage coniugale insoddisfacente che non ha il coraggio di troncare. A seguito dell’ospitalità concessa a Mattia Venditti, studente e suo dirimpettaio, Serena ne approfondisce la conoscenza e i due diventano amanti. La donna ha la conferma definitiva dell’infedeltà del marito e decide di affrontarlo e metterlo alla porta. Pur sentendosi grata a Mattia e provando per lui qualcosa, tronca sul nascere la loro storia non sentendosi ancora pronta per legarsi nuovamente a qualcuno. Qui risalta il “fallimento” di unioni matrimoniali di convenienza basate su una considerazione razionale del rapporto amoroso tra due persone più che sull’autenticità di un sentimento e l’incapacità di rendersi a volte conto della fine di una relazione affettiva e sentimentale per pigrizia e per quieto vivere, per sfuggire al conseguente dolore e disagio che la fine di una unione istituzionalizzata (e, quindi, dai più accettata e condivisa appunto perché socialmente molto riconosciuta anche in epoca contemporanea) potrebbe comportare. Ma l’incapacità di poter instaurare rapporti interpersonali autentici e di spessore riguarda anche i condòmini di via Cervantes, che evitano accuratamente di entrare in confidenza gli uni con gli altri, nonostante la quotidianità offra loro svariate occasioni per farlo. Metaforicamente, la relazione tra Serena e Mattia, suo dirimpettaio, è condannata a vita breve e funzionale soltanto all’emancipazione sentimentale e sessuale di Serena.

Al terzo piano c’è l’appartamento dei coniugi Fantoni. Lui è un rispettabile ragioniere in pensione con una moglie affetta da demenza senile che vede in ogni donna che entri in contatto con l’anziano una rivale in potenziali occasioni di tradimento. I due vivono da soli perché Filippo, il loro unico figlio, si è trasferito in Giappone dove ha intrapreso una convivenza, tacendo questo particolare ai suoi. L’uomo accorrerà in città solo all’indomani del malore che ha colpito il padre limitandosi a sistemare entrambi i suoi genitori in una casa di riposo per anziani. In queste tre storie di donne e del loro differente modo di amare a mo’ di fil rouge si intrecciano le vicende di Elvira, che a suo tempo ha sacrificato la propria femminilità per ridare dignità lavorativa a suo marito, accettando non avere figli dal momento che una delle clausole per l’ottenimento del portierato era quella di non restare incinta.

Dopo il trasferimento dei Fantoni all’Uliveto, casa di cura per anziani, Elvira convince il marito a licenziarsi: non ha più la forza d’animo di vivere un’esistenza connessa strettamente a quella di perfetti sconosciuti quali sono i condomini avvicendatisi nel corso degli anni. Michele accetta la proposta di sua moglie rendendosi conto di quanto poco la sua correttezza e dedizione professionale abbiano contato per i suoi datori di lavoro. Lascia, quindi, con serenità il palazzo, consapevole di aver ampiamente contraccambiato la fiducia a suo tempo da loro concessagli. Ha, infatti, in serbo di ripagare il sostegno e l’amore dimostratigli da sua moglie nel corso degli anni con un progetto tardivo ma importante: l’acquisto di una casa tutta per loro in cui Elvira saprà riversare tutta la dedizione e l’amore di cui il suo grande cuore femminile è capace. Le convenzioni tipiche di una certa provincia, le feste, gli eventi di stagione, le cene allargate a perfetti sconosciuti per rinverdire un parterre di ospiti reso piatto e poco stimolante da lunghe frequentazioni amichevoli precedenti, fanno da contraltare alla solitudine degli anziani, costretti ad autogestirsi in un periodo della loro esistenza in cui dovrebbero essere supportati da affetti familiari o anche da politiche familiari e sociali maggiormente lungimiranti e rispettose delle loro esigenze, invece di essere affidati alle cure di badanti o a costose residenze per anziani. Emozionano e fanno riflettere, pertanto, le riflessioni di Michele ed Elvira, all’origine semplici trait d’union. Entrambi diventeranno a pieno titolo coprotagonisti della storia nell’attimo in cui riprenderanno possesso della propria vita, arrogandosi il diritto di concludere la vicenda a nome di tutti i personaggi interessati.

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