

Novemilioni e duecentomila chilometri quadrati: è l’estensione del Sahara che una delle protagoniste di “Woody Allen sa attendere. Quaderni” attraversa a piedi, di notte, per sfuggire a trafficanti e posti di blocco. Nel romanzo di Antonella Iaschi, edito da Bookabook, il capitolo dedicato a Oumou segna un cambio di passo netto rispetto al resto del libro: si allontana dal registro intimo e frammentato della voce di Franca per farsi testimonianza diretta, quasi un resoconto in prima persona della rotta migratoria dalla Costa d’Avorio fino all’Italia, passando per Mali, Algeria e Libia. È una scelta coraggiosa, e nella sostanza funziona: il racconto non cerca mai l’effetto, restituisce con onestà la durezza di quel cammino e la determinazione di chi lo affronta. Se c’è un limite, è proprio nel cambio di registro: per alcuni tratti la pagina si fa così aderente ai fatti da perdere un po’ della voce che caratterizza il resto del romanzo, avvicinandosi più alla testimonianza raccolta che al racconto letterario. È una scelta che si può discutere, ma che va anche rispettata, perché mette sulla pagina qualcosa che raramente trova questo livello di dettaglio nella narrativa italiana contemporanea. Difficilmente chi arriva in fondo al libro dimentica in fretta queste pagine. Iaschi non concede sconti neppure nella lunghezza: il capitolo occupa un intero blocco del romanzo, e proprio questa ampiezza è ciò che permette alla vicenda di respirare invece di ridursi a un episodio di passaggio tra le altre voci del libro.