“John Wick 3 – Parabellum”: il Baba Yaga va alla guerra

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Scomunicato dopo aver ucciso Santino D’Antonio sul terreno neutrale dell’Hotel Continental di New York, e con una taglia di 14 milioni di dollari sulla sua testa, John Wick (Keanu Reeves) è in fuga dagli emissari della Gran Tavola e da tutti i suoi ex colleghi che vogliono intascare la ricompensa. Ferito e braccato, a John non resta che difendersi e sperare nell’aiuto di sue vecchie conoscenze come Roma Ruska (Anjelica Huston), reggente di un “istituto” e di Sofia (Halle Berry), direttrice del Continental di Casablanca in debito con John. Ripresosi dalle ferite e ottenuto ciò che gli serve, l’ex killer della mafia russa scatena una guerra senza quartiere contro tutte le persone che lo vogliono morto.

Quattro anni fa usciva nelle sale John Wick, revenge movie permeato dai tòpoi del noir e costruito sul genere action che strizza l’occhio alla produzione asiatica. Nonostante l’iniziale exploit in sordina, in poco tempo John Wick si è trasformato in un vero e proprio cult movie dando vita, così, a John Wick – Capitolo 2, sequel per nulla inferiore al prototipo e che, per alcuni accorgimenti in più, è riuscito a bissare e superare il successo di pubblico riservato al primo capitolo. E ora, nel 2019, è la volta di John Wick 3 – Parabellum (John Wick: Chapter 3 – Parabellum). Continuum filmico delle vicende viste nel n. 2, John Wick 3, fin dalle prime fasi di produzione, si annunciava come una prova di forza, una sfida mirata a oltrepassare tutto ciò che, in precedenza, è stato creato. Difatti, John Wick 3 non delude le aspettative e, come i prequel, mette a segno un altro perfetto colpo cinematografico. Se John Wick si concentra quasi totalmente sulla storia di vendetta del suo protagonista, lasciando così poco spazio al mondo narrativo creato – ad hoc – per tale franchise, mentre nel Capitolo 2 si assiste all’approfondimento del macrocosmo che circonda l’ex hitman, in questo atto III sono stati presi e messi insieme tutti gli elementi vincenti delle prime due pellicole.

John Wick 3 fa tabula rasa di tutto quello che si è visto in precedenza, ri(creando) – in parte – nuovamente il mythos nell’inarrestabile angelo della morte. Al pari del nolaniano Batman Begins, in cui si assiste alla genesi di una delle icone fumettistiche più famose della storia, in John Wick 3 vengono svelati luoghi e persone che hanno forgiato, plasmato l’habitus del letale Baba Yaga, di quell’“uomo nero” che tutti temono e che vorrebbero vedere morto. Non è tanto nascosto, quindi, che questo capitolo terzo sia, da una parte, un ritorno alle origini mai veramente mostrate ma piuttosto solo accennate in John Wick e, dall’altra parte, un film (quasi) a sé stante nonostante si tratti pur sempre di un sequel diretto. Sembra un paradosso, eppure è così poiché questo John Wick 3 vive di vita propria senza dover fare di continuo il paragone con i due capitoli precedenti. Lasciando invariata la perfetta amalgama dei generi – nonché dei sottogeneri – cinematografici quali l’action, il thriller, il revenge movie e il noir John Wick 3 è la dimostrazione di come il Baba Yaga va alla guerra: si potrebbe dire, senza cadere in alcun tipo di fallacia verbale, che questo sequel è un war movie come è già intuibile dal sottotitolo, Parabellum, e dalla stessa locuzione Si vis pacem, para bellum declamata da uno dei personaggi.

John Wick 3 è la messa in immagini della guerra privata di un solo uomo contro tutti, di un antieroe stanco di combattere e che si aggrappa alla vita per poter continuare a vivere nel ricordo di tutto ciò che di più caro gli è stato sottratto dal destino, prima, e dalla follia dei suoi simili, dopo. Ed è in questa corsa contro il tempo, in questa lotta per la sopravvivenza che John Wick 3 dà allo spettatore il meglio di sé: concatenando massicce sequenze d’azione durante le quali, a far da padrone, sono i combattimenti corpo a corpo e le sparatorie, questo terzo episodio, rispetto al passato, ha innalzato ulteriormente l’asticella della violenza mostrabile sul grande schermo. In un tripudio di lotte e morti ammazzati, John Wick 3 non lesina a mostrare accoltellamenti, ossa spezzate, arti mutilati, letali headshots, sventramenti, cani da combattimento che dilaniano a morsi la carne, i muscoli, i tendini (e anche i genitali) dei nemici e le teste che esplodono – letteralmente – sotto i colpi dei fucili calibro 12, rendendo così John Wick 3 un film molto cupo e iperviolento per stomaci forti. Siamo dalle parti di quella estremizzante estetica della violenza di wooiana memoria nella quale i corpi-bersaglio assurgono a ruolo iconico di una plasticità visiva e stilistica; parimenti, considerata la quasi totale azione non stop, non è difficile notare le influenze di quei due capolavori dell’action che vanno sotto il titolo di The Raid e The Raid 2. Ma John Wick 3 non si limita a essere – solo ed esclusivamente – una mise en scène di emoglobina e ferocia: al pari di John Wick e John Wick – Capitolo 2 non c’è nessun autocompiacimento registico e/o voyeuristico nel mostrare tutta la brutalità e la violenza di questo episodio. La violenza, ancora una volta, funge da tramite, da medium per la vera e definitiva trasfigurazione, in carne e ossa, dell’uomo nero, di quel Baba Yaga qui diventato totale mito, leggenda vivente e, al tempo stesso, inarrestabile figura “demoniaca” grazie anche alla perfetta interpretazione di Keanu Reeves che regala agli spettatori un John Wick completamente rabbioso e inquietante.

John Wick 3: Parabellum procede con il pedale dell’acceleratore schiacciato a tavoletta; è un film in cui l’addizione di personaggi, sottotrame e scene chiave invece che risultare ridondante funge da carburante per tutti i 130 minuti della sua durata, durante i quali trovano spazio anche una autoreferenzialità non banale, sprazzi di black humour votati a mitigare l’accumulo di tensione narrativa e, infine, un certo citazionismo cinefilo che spazia da Il buono, il brutto, il cattivo del compianto Sergio Leone fino al Matrix delle sorelle Wachowski poiché, in fondo, il cinema si nutre del cinema stesso. Opus filmica dal potente impianto scenotecnico (e la regia di Chad Stahelski non delude neanche questa volta) e priva di qualsivoglia momento di noia, John Wick 3 segna un ulteriore passo nell’evoluzione del cinema d’azione figlio del XXI secolo, che guarda al passato tenendo ben presente il contesto odierno che lo circonda. In attesa di un (molto probabile) quarto capitolo, l’unica e inconfutabile certezza è quella che, oggi come oggi, l’action si è scisso in due: c’è quello ex ante John Wick e ci sarà quello ex post John Wick, ma ancora tutto in divenire.

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