Intervista a Massimo Sigillò Massara dei SeiOttavi, che saranno a Roma all’Eliseo, con “Le Rane” per la regia di Giorgio Barberio Corsetti

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I SeiOttavi saranno in scena a Roma, al Teatro Eliseo dal 27 novembre al 9 dicembre con Le rane di Aristofane. Lo spettacolo interpretato da Salvatore Ficarra e Valentino Picone, che il regista Giorgio Barberio Corsetti ha riallestito per i teatri all’italiana dopo lo straordinario successo al Teatro Greco di Siracusa, è ora in tournée nazionale, ed ha visto i SeiOttavi in scena a Palermo, Napoli, Genova e ora Roma, per poi arrivare a Brescia, Empoli, Pescara e Ancona.

I SeiOttavi firmano ed eseguono dal vivo le musiche che accompagneranno il viaggio dei due comici nell’oltretomba, vestendo i panni delle Rane e degli Iniziati. Abbiamo chiacchierato con uno dei componenti dei SeiOttavi, Massimo Sigillò Massara.

Massimo, i SeiOttavi hanno un distintivo approccio alla vocalità, eclettico e spettacolare, che vi ha resi un marchio di fabbrica in Italia. Come avete creato negli anni questa struttura artistica?

Siamo partiti nel 2005 con il desiderio di creare sonorità analoghe agli Swingle Singers e i Manhattan Transfer. Gruppi di fama mondiale con sonorità e stile molto definito. Siamo cresciuti cantando brani e arrangiamenti di questi giganti. 

Nel 2011 abbiamo capito che andava individuata una “cifra” più specifica, nostra, che ci distinguesse da tutti gli altri. La musica a cappella è molto diffusa nel mondo, ma ancora molto poco in Italia. I grandi gruppi a cappella mondiali hanno delle peculiarità musicali legate ai luoghi di origine, come per esempio i Vocal Sampling (cubani) che riuscivano con la sola voce a ricreare le sonorità latine in modo incredibile. 

Nel 2011 abbiamo individuato la nostra peculiarità… gli italiani, per eccellenza sono “teatro”! Anzi in particolare sono “Opera”! Quello che dovevamo fare era trasformare la particolarità delle nostre esibizioni in teatro, in opera! 

Abbiamo girato un video, “Vucciria”, che parla della nostra terra, del mercato, di suoni e di colori del sud, in cui l’idea di Opera viene fuori in modo quasi prepotente.

https://vimeo.com/23151861

Da li abbiamo ricominciato da capo con un percorso di costruzione del “nostro” suono e di una identità sonora.

Oggi siamo anche “Rane”. 🙂

 

Vi siete fatti conoscere anni fa, al grande pubblico televisivo in seguito alla vostra partecipazione alla prima edizione di  X Factor Italia. Cosa è successo da allora? E’ cambiato il vostro porcorso?

 

Ai tempi di x factor stavamo cominciando a costruire una personalità del gruppo.

La televisione può fare confondere chi cerca di portare avanti un progetto. Può farti cambiare direzione verso un binario morto che promette di portarti alla Città di Smeraldo, salvo poi farti scoprire che erano solo promesse.

Abbiamo cercato sempre di rimanere fedeli al progetto originale evolvendoci.

Teatro. 

Quindi abbiamo prodotto uno spettacolo che portava in scena le colonne sonore più belle di sempre “Cinematica”. Immagini, luci, costumi, regia e tutto. Un racconto teatrale in musica.

Poi di nuovo teatro con “Vucciria”, con quasi tutte musiche nostre originali, racconto di una giornata folle nel mercato più rappresentativo della nostra città: la Vucciria di Palermo, a partire dal celebre quadro di Guttuso.

Ancora teatro con “Fantasmi a Roma”, fino al 2015 quando il teatro Massimo di Palermo ci ha scelti per mettere in scena  un nostro concept “CartoComiche”, spettacolo per famiglie in cui si ride e ci si commuove su immagini.

Nel 2016 succede un fatto storico. Veniamo inseriti nell’opera “Le streghe di Venezia” di Philip Glass come personaggio aggiunto a “sei teste”. Per la prima volta al mondo un gruppo a cappella diventa personaggio in scena in un’opera lirica e canta come orchestra vocale in scena con un ruolo definito e riconoscibile.

Quindi nel 2017 di nuovo un primato. Il primo gruppo a cappella al mondo a entrare al teatro antico di Siracusa da compositori ed esecutori con  “Le Rane”.   

 

Arrivavate ad X factor con un grosso bagaglio artistico alle spalle. Era veramente il posto giusto per voi? Che opinione avete dei talento oggi, a distanza di anni dalla vostra esperienza?

 

Tecnicamente la partecipazione a x-factor è stata un “incidente”. Ci abbiamo provato, siamo piaciuti e siamo entrati.

Pensavamo di uscire alla seconda o terza puntata. Siamo risultati simpatici al pubblico che ci ha votato fino alla 11° puntata… un risultato incredibile che ha stupito noi per primi, e con noi stupiti erano gli autori del programma.

E’ stata un’occasione di grandissima pubblicità, per noi e per la musica a cappella italiana in genere. 13 esibizioni in prima serata su RaiDue.

Per la pubblicità non c’è dubbio che fosse il posto giusto. 

La nostra musica non è pop, e non è da spettacolo televisivo, in senso stretto. Durante la trasmissione più volte la Maionchi e la Ventura hanno detto che ci vedevano chiaramente a teatro, ma non in televisione. Avere retto così tante puntate è stato per noi davvero una ottima leva promozionale inaspettata e una palestra artistica incredibile.

Facevamo parte del programma perché eravamo “varietà” nel panorama dei concorrenti, ma sicuramente non per vincere. 11 puntate su 14 è stato un risultato strabiliante.

Il nostro pensiero sui talent è che sono contenitori televisivi in cui si deve cercare di accontentare tutti.

Sono sicuramente un veicolo pubblicitario enorme, ma uscendo dai talent la vita dell’artista è durissima e necessita di progettualità e preparazione. Senza quelli non si va avanti, neanche dopo avere vinto un talent di successo.

 

Voi potete contare su un curriculum artistico e musicale di tutto rispetto. Come vi approcciate al lavoro teatrale?

 

Ogni nostra idea ha un concept teatrale. I brani che cantiamo hanno sempre una “scena”. Anche senza scenografie creiamo dei quadri che trasformano la musica in teatro.

Quando ci chiedono di scrivere per il teatro la prima cosa che facciamo è compenetrarci nell’atmosfera richiesta dalla storia e dalla scena. La musica vocale a cappella ha la grande possibilità di creare con la voce qualsiasi sonorità, dalle più classiche alle più moderne, perfino elettroniche. Quindi la nostra “cifra” diventa opportunità per qualsiasi regista.

 

Ci racconta il vostro lavoro con Barberio Corsetti e con Ficarra e Picone?

Il lavoro con Corsetti è stato fluido. Ci ha dato la sua visione de “Le Rane” di Aristofane.

Ci ha raccontato cosa voleva che comunicassero le rane in scena e quale messaggio voleva trasmettere con gli iniziati.

Abbiamo lavorato sulle atmosfere e sulle suggestioni. E man mano che si sposavano con le aspettative di Corsetti sviluppavamo i temi e le armonie. E’ stato un lavoro di sinergia veramente molto stimolante. Molto è stato modificato durante le prove del primo allestimento, in cui la direzione registica ha preso una forma reale.

 

Ficara e Picone sono due professionisti di grande sensibilità e serietà. Quando ci si trova davanti a persone così, che non danno niente per scontato e che sono meticolosi e metodici, che si confrontano in modo limpido, il lavoro, per quanto possa essere difficile, è veramente bellissimo e molto proficuo.

Le scene si sono spesso evolute in prova, con una direzione molto chiara di Giorgio Barberio Corsetti; Ficarra e Picone hanno cercato di non tradire mai il testo di Aristofane, spogliandosi del ruolo di comici e rivestendo il ruolo di personaggi della commedia. Dioniso e Xantia quindi, non Ficarra e Picone. Le risate nascono dal testo di 2500 anni fa.   E noi abbiamo sempre cercato di innestare i suoni e le atmosfere in questa idea.

 

Avete all’attivo anche molti importanti lavori in studio. Cosa puoi raccontarci in merito?

La registrazione in studio di un disco vocale è un’alchimia molto complessa.

Da quando abbiamo cominciato a registrare in studio abbiamo molto modificato il modo di lavorare, sopratutto sul suono… Gli ultimi due lavori, Vucciria e Le Rane,  sono sicuramente quelli in cui il nostro suono ha visto un’evoluzione con un carattere riconoscibile e definito. Le voci sono trattate in modo più lineare e naturale in modo da creare l’impasto sonoro per come risulta dall’arrangiamento. Il lavoro di post-produzione è più diretto all’ambiente sonoro in cui i bran vivono. 

C’è moltissima ricerca nello “scat” (sillabe e suoni) che utilizziamo per creare gli effetti strumentali. La compattezza del suono nasce da un arrangiamento ben scritto e molta cura nella precisione ritmica di come vengono cantate le singole parti.

Il risultato è il nostro suono.

Non rinneghiamo i dischi precedenti. InOnda e Cinematica; anzi, ogni disco rappresenta una istantanea del gruppo come era nel momento in cui sono stati registrati ed è molto bello sentire l’evoluzione sonora nel tempo. Ci sono brani bellissimi che continuiamo ad eseguire ancora oggi dopo 12 anni.   

 

Avete avuto il piacere di collaborare con grandi artisti di fama internazionale, partecipato a spettacoli teatrali, musical.  Sogni nel cassetto?

I nostri sogni sono tanti. Probabilmente il più grande è quello di scrivere e interpretare una colonna sonora di un film. 

E poi… tanto, tanto teatro.

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