Intervista a Francesca Rotolo: Gli spettacoli nascono dalla musica che ascolto, mi serve per lavorare sul ritmo delle scene e sull’emozione degli attori.

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Nell’ambito del progetto teatrale Alice e Pinocchio Liberanti vincitore del Bando Officine di Teatro Sociale – Assessorato alla Cultura della Regione Lazio, l’associazione MAST – Officina delle Arti presenta due importanti appuntamenti il 14 giugno: ALICE Nel paese delle meraviglie? scritto da Laura Jacobbi per la regia di Francesca Rotolo presso il teatro della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia e PINOCCHIO tratto da Le Avventure di Pinocchio di Collodi, per la regia di Paola Iacobone presso la Casa Circondariale di Cassino.

Abbiamo incontrato Francesca Rotolo, regista dello spettacolo Alice nel paese delle meraviglie?

Francesca Rotolo, come hai iniziato a fare il mestiere del teatro?
Ero timidissima e mia mamma per spronarmi mi ha obbligata a frequentare il corso di teatro che facevano a scuola. Avevo 15 anni. A 16 entrai in una compagnia amatoriale di Varese. Ho iniziato a lavorare come insegnate-regista a 21 anni per la Compagnia Ceralaccha – compagnia di teatro integrato con ragazzi diversamente abili. All’epoca andavo all’università e preparavo le mie lezioni proponendo quello che avevo fatto la settimana prima all’accademia di teatro, scrivevo gli esercizi su pezzettini di carta che poi puntualmente buttavo. Improvvisavo e mi sentivo inadeguata, incapace, ma i ragazzi hanno avuto la pazienza di aspettarmi e l’intelligenza di comprendermi. Sono loro i miei grandi maestri, la mia compagnia di professionisti, loro mi hanno insegnato che c’è sempre una soluzione armonica e bella, ma soprattutto mi hanno insegnato a non trasformare il teatro in uno strumento patetico.
 
Quale è stata la tua esperienza di lavoro più bella?
Ogni esperienza porta con sé dei momenti di crescita, ma tra i tanti incontri due sono quelli significativi. La prima è proprio la Compagnia Ceralaccha iniziata nel 2006 e che ancora mi accompagna, la seconda arriva invece nel 2010 con la grande avventura di “Cesare deve morire” dei Fratelli Taviani. Un anno di preparazione con gli attori-detenuti dell’alta sicurezza di Rebibbia guidati da Fabio Cavalli, la messa in scena dello spettacolo “Giulio Cesare” e l’adattamento per il film, la possibilità di interpretare il ruolo di Porzia e preparare Antonio Frasca nel ruolo di Bruto per lo spettacolo e di Marcantonio nel film, poi c’erano ovviamente i registi a dirigerlo e le loro correzioni sono state per me fondamentali insegnamenti.
 
Con chi sogni di lavorare?
Quelli che sogno non ci sono più. Nekrosius invece è un maestro che guardo molto. Mi basterebbe poter assistere alle prove, vedere come dirige gli attori e il modo in cui crea con gli oggetti. I suoi spettacoli sono come gli ingranaggi degli orologi, il ritmo mi affascina. 
 
L’ultimo film che hai visto?
Ultimamente sono nostalgica quindi guardo i film di quando ero piccola, Labyrinth, i Goonies, La storia infinita, Ritorno a Oz, Il re dei folletti di Robert Stevenson con un giovanissimo Sean Connery e mi accorgo di quanto abbiano influenzato il mio immaginario e quindi anche il mio modo di pensre al teatro.
 
L’ultimo film che ti ha fatto sognare?
Coco della Pixar Animation
 
L’ultimo libro che hai letto?
Peter Pan, sono ancora nel periodo letteratura per l’infanzia, mi serve per lavoro. In ogni caso il libro che per adesso ho sempre in mano è ovviamente “Alice nel paese delle meraviglie” e “Alice oltre lo specchio”. Per passare il tempo adoro i libri di Lella Costa, Alan Bennet o Georges Simenon.
 
Lo spettacolo teatrale che più ti ha colpito?
“Arlecchino servitore di due padroni” per la regia di Strehler, avevo 12 o 13 anni, andai a teatro costretta dai miei genitori, pensavo che il teatro fosse noioso e invece sono rimasta col fiato sospeso tutto il tempo. La stessa emozione l’ho riprovata guardando Anna Karenina di Nekrosius al Teatro Argentina nel 2008.
 
Il libro della tua vita?
Ci sono tante vite in una vita, quindi ci sono diversi libri significativi, a volte arrivano nel momento giusto, quasi a volermi consigliare quale decisione prendere o con che spirito affrontare quel momento.   Alcuni titoli: Le affinità elettive di Goethe, Giulio Cesare, Otello, Amleto, Bisbetica domata di Shakespeare, L’animale morente di Roth, Accabadora della Murgia, lo spazio vuoto di Peter Brook, la camera chiara di Roland Barthes
 
La colonna sonora della tua vita? 
Non riesco ad identificarmi in una colonna sonora. La musica ha un ruolo fondamentale e spesso intreccia la mia vita privata con quella lavorativa. La musica poi si lega alle persone, agli eventi, ai ricordi.
 
In cosa ti vedremo impegnata prossimamente? 
A settembre il progetto “Alice e Pinocchio liberanti” entra nella seconda annualità delle Officine di Teatro Sociale, quindi lavoreremo sulla messa in scena di Pinocchio con le detenute del carcere di Rebibbia e Alice nel paese delle meraviglie con i detenuti del carcere di Cassino guidati da Paola Iacobone. Ma altro bolle in pentola, “INOF – la vera storia di una italiana in un carcere venezuelano” uno spettacolo che sto scrivendo con Renée Garaventa, la protagonista di questa esperienza. 

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