Illuminazione e morte di un indeciso

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Huang Po, un grande maestro del buddhismo zen, disse: «Se affermo: quando si muore ogni cosa muore, questo non è falso ma non è tutta la verità. Dobbiamo andare al di là!» Ad un allievo che gli chiese: «Che cos’è il Bud­dha?», Huang Po rispose: «Buddha è lo scopi­no della toilette».

Taisen Deshimaru, Superiore generale del Soto Zen

* * *

Aveva trent’anni ormai, e non riusciva a decidersi… Come al solito! Sempre costretto a scegliere non aveva mai scelto. Lascia­va che gli eventi decidessero per lui. L’assillo fondamentale era quello tra amore e libertà. Una volta lesse: “Scegliere significa tagliare, asportare via da sè”. Ne rimase sconvolto: lui non voleva scegliere, non voleva tagliare un cazzo via da sè! A vent’anni scelse l’amore e perse l’amore. A trent’anni — forse oggi, ora — ha scelto la libertà liberandosi dell’amore. È lì che pensa: “Sarà meglio al cuore o alla testa?” Si punta contro la canna della sua 44 magnum e non sa che fare…

Tutto come al solito, tutto già visto. Farsi scoppiare il cuore o farsi saltare le cervella? Non lo sa. Lo affascina il freddo acciaio sulla tempia sinistra, ma poi ricorda di non essere mai stato mancino e si passa la pistola sul lato destro, il lato dei sogni se­condo una sua concezione più junghiana che yoga… ma è un pec­cato uccidere proprio i sogni, gli unici che l’avessero mai reso felice… anzi, a pensarci! luridi bastardi, gli avevano rovinato la vita — sì, proprio loro: sempre a sognare, sempre sognare sogna­re… e mai una stupida singola cosa che gli andasse nel verso giusto! E l’amore, l’amicizia? Tutte cazzate! Solo balle, tradimenti, opportunismi e falsità.

Ma sì… Ma no, meglio qui, al centro della fronte, così, almeno, in un colpo solo… o è meglio due? Però al centro, è un po’ scomo­do, non mi trovo…

Non riusciva a decidere tra fronte e petto, ma neanche su quale lato della testa fosse meglio — relativamente meglio, voglio dire.

Forse al cuore. Sì, però, se sbaglio… che figura di merda, no!

In quell’attimo, inaspettata, giunse l’illuminazione, il pensiero di luce che viene dalla più profonda interiorità e che ti cambia la vita per sempre: la vita è un continuo oscillare tra Dio e la merda, e con la poesia possiamo muoverci lungo una via di mezzo… è un compromesso tra le parti, lo so, e come tale voglio comprenderla… forse l’illuminato possiede in più una spe­cie di filtro, che non lascia passare il marcio e trattiene solo la bellezza… O, più semplicemente, sa cosa cercare anche quando è immerso fino al collo. Ma cos’ha di poetico la merda?

* * *

È passato tanto tempo ormai. Andò così: all’improvviso la pi­stola gli cadde dalle mani, il calciò urtò sul pavimento, partì un colpo che disegnò una linea trasversale — perfetta — che lo centrò dal basso al petto, gli asportò un pezzetto di cuore, gli trapassò i pol­moni, gli forò il collo e lo raggiunse alla testa. Cuore e testa! Era riuscito a non decidere neppure quella volta. Qui e ora, in que­sto preciso momento, è dibattuto tra la vita e la morte, in coma profondo ma non irreversibile, in ospedale. Saranno ventidue anni che non si decide a morire, nè a risvegliarsi…

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