Il timpano spezzato il nuovo romanzo di Paolo Trento

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Tra le nostre pagine abbiamo il piacere di ospitare Paolo Trento con il suo nuovo romanzo Il timpano spezzato edito da Bertoni Editore, un’importante e solida realtà editoriale.

Quale momento della tua vita ha segnato davvero il passaggio dall’essere un lettore curioso e un ricercatore appassionato all’essere uno scrittore consapevole, con una voce narrativa propria?

Parecchi anni fa una serie di avvenimenti concatenati mi ha messo in crisi rendendomi conscio del fatto che gran parte delle cose che pensavo, che sapevo e che facevo mi avevano dato l’illusione di essere eterno e onnipotente. In realtà la scrittura non è stata l’ancora di salvezza ma una specie di bussola per orientarmi all’interno senza l’aiuto esterno… e lì ho ritrovato una voce espressiva che non si accontentava di quello che sapeva dire ma pretendeva di scrivere ciò che voleva dire davvero per aiutarmi ad affrontare le difficoltà del vivere con più sobrietà e buon umore.

Il romanzo sembra interrogare continuamente il concetto di “verità”: quale verità cerca davvero Jakob?

Partendo dal presupposto che non esista un’unica verità, che ogni logica stia in piedi da sola, autoreggente, e che la realtà sia fondamentalmente paradossale, interrogarsi sul concetto di verità è un esercizio piuttosto complesso e -come ribadisce Karl Popper per la filosofia della scienza- confutabile e falsificabile.

Dunque, quale verità cerchi davvero un quindicenne arguto è difficile da stabilire mentre è assodato che il suo metodo di indagine sia piuttosto coerente e valido, a condizione che le fonti delle sue informazioni siano veritiere e seriamente documentate.

In che modo la tua formazione in Architettura, Storia Moderna e Filosofia ha influenzato la costruzione del mondo narrativo?

La scelta di completare tre corsi di laurea comporta obbligatoriamente lo studio di centinaia di libri e dispense scritti da autorevoli ricercatori. Tra questi alcuni erano in grado di affascinare gli studenti con un talento narrativo davvero eccezionale indipendentemente dall’interesse specifico nella materia insegnata.  Probabilmente devo alla loro influenza il desiderio di raccontare per condividere stimoli e curiosità con il lettore. Mi preme aggiungere che il mio personale percorso da Architettura a Storia e da Storia a Filosofia è stato consequenziale e non casuale perché al significato etimologico di monumentum corrisponde la rappresentazione di una precisa epoca storica che, a sua volta, è il risultato di un modo di vivere determinato dall’evoluzione del pensiero.

Il lettore è portato a dubitare della sanità mentale di Jakob: quanto è voluto e quanto è lasciato all’interpretazione?

Accusare i latori di pensiero critico-divergente di essere pazzi è il primo livello di difesa di quanti considerano normale la follia della consuetudine.  Un tempo indiavolati, eretici o infedeli, la punizione per la loro posizione non conforme era inesorabile ma tuttora ai dissidenti di ogni ordine e grado viene applicata l’infamante etichetta di instabilità mentale per avvertire ogni benpensante del pericolo di poter essere corrotto da contatti con lo stramaledetto virus dell’alterità.

 

- 27/09/2026

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