

La satira greca, ricorda lo stesso Cangiano in un passaggio memorabile del libro, non risparmiava nessuno: né politici, né filosofi, né perfetti idioti. “La Repubblica del Like” prova a recuperare quello spirito applicandolo al mondo dei social, senza distinzioni di categoria sociale o professionale. Tra i capitoli meglio calibrati c’è quello dedicato alle insegnanti che sui social si trasformano in tutt’altro rispetto a come si presentano in classe, un doppio binario che l’autore osserva con il divertimento di chi ha insegnato per anni prima di dedicarsi alla scrittura. Il libro non si limita però a colpire categorie professionali: passa dalle regine autoproclamate agli osservatori seriali che mettono like senza mai esporsi, descritti con ironia come attenti custodi di ogni minimo movimento altrui pur restando invisibili. Va segnalato che il passaggio tra i toni più leggeri e i momenti in cui la riflessione si fa più cupa avviene talvolta senza una transizione morbida, lasciando la sensazione di due registri diversi accostati piuttosto che fusi tra loro. Non toglie però efficacia al messaggio di fondo, anzi lo rende più imprevedibile da pagina a pagina. Cangiano scrive con la libertà di chi non deve rispondere a nessun editore compiacente, e proprio in questa indipendenza sta la forza del libro: nessun compromesso, nessuna paura di risultare scomodo. Chi cerca un ritratto onesto, anche se scomodo, della vita online del 2026 troverà in queste pagine più di uno spunto su cui riflettere davvero.