Giulio Natali pubblica “Perfetti” il nuovo romanzo – dal 30 ottobre

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“Perfetti” il nuovo romanzo di Giulio Natali edito da Castelvecchi e in libreria dal 30 ottobre.

In un viaggio che attraversa decenni di storia recente. Giulio Natali racconta un’amicizia capace di resistere al tempo, al successo e al fallimento. Un romanzo intenso e delicato sul potere salvifico dell’amicizia.

«Cosa si sarebbero detti? Non c’era nulla di nuovo su cui aggiornare l’altro, perché non c’era niente di paragonabile alla loro amicizia nelle loro vite. La felicità sta nei dettagli. Nella vita non raccogli ciò che semini, ma ciò che curi».

Qual è stata la scintilla iniziale che ha dato vita al romanzo, l’immagine o la domanda da cui tutto è partito?

Poco più di un anno fa è morto Belgrano, il barbiere di Corridonia, dove sono nato. Non era solo un barbiere, ma un’istituzione: mio nonno e mio padre si sono fatti tagliare i capelli da lui prima di me. Aveva una memoria prodigiosa e ricordava tutti gli eventi avvenuti in paese dagli anni 40 in poi. Mi sono trovato a ripensare alla sua storia e all’incontro avuto da bambino con Jimmy Fontana, con cui condivise il palco durante una manifestazione canora. Da lì la mia immaginazione ha iniziato a creare “Perfetti”.

I protagonisti attraversano un percorso complesso: quale parte della loro evoluzione ti è stata più difficile da scrivere?

Sicuramente la parte di Tiziano adulto, travolto dal successo e incapace di gestire quello che gli sta accadendo. Ho cercato di inserire dettagli a volte crudi e drammatici senza cadere nella retorica e nel morboso.

Se il romanzo fosse una musica, quale sarebbe il suo ritmo o la sua tonalità emotiva?

Una canzone del Lucio Battisti più introspettivo, in equilibrio tra malinconia e calore umano, potrebbe ben addirsi a “Perfetti”

Come decidi quando un testo è “finito”, o almeno abbastanza compiuto da poter uscire dal tuo laboratorio?

Quando è stato rivisto in modo critico a distanza di tempo da me e dal mio pungolatore Francesco Mencacci, il titolare della Scuola Carver di Livorno, che mi fa da lettore specchio e sa consigliarmi al meglio.

Quale errore di scrittura hai smesso di fare nel tempo, e quale invece continui a fare con affetto?

Ho asciugato il mio stile, puntando all’essenziale. Non è stato affatto facile: essere semplici è complesso. Quello che ancora mi concedo è qualche eccesso di cinismo divertito. Indugiare sulle miserie umane è un mio marchio di fabbrica, del resto i giurati del Premio Calvino (sono stato finalista nel 2022) mi avevano definito un entomologo per la capacità di analizzare le storture dell’animo umano.

- 15/10/2026

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