Improvvisamente sui nostri destini cade un silenzio pesante come il più pesante dei metalli vili, che gradualmente ed in maniera inesorabile corrode a tutt’oggi nel mondo gli spazi sociali, antropologici, ontologici ed umani, diventando una coltre spessa di desolazione, deriva e abbandono. In questa destinalità opprimente e oppressiva che un virus come il Covid 19 , letale e senza scrupoli, senza pietà, ha imposto a tutta l’umanità, sembra impossibile trovare una direzione, una soluzione. Ci hanno tolto gli abbracci, le parole, costringendoci ad una vita su misura da topi di laboratorio (misurati, sperimentati, osservati, contabilizzati, monitorati) , lasciati a noi stessi e alle condizioni igienico sanitarie, di buona condotta civile, di norme e regole, sorveglianza totale e globale senza più nemmeno il rispetto della privacy, come se il controllo totale su corpo e affetti abbia avuto il sopravvento sul cuore, sulla gentilezza, l’amore, la natura. Come se il Controllo sulle nostre vite, abbia avuto il tempo di modificarsi geneticamente in un mostruoso Leviatano che schiaccia slanci e fantasia, rendendo ogni cosa, anche la più dolce e innocua, solo poltiglia e fango. Nemmeno Michel Foucault, avrebbe mai potuto immaginare uno scenario di questo genere, avendo scritto un capolavoro come Sorvegliare e Punire così visionario, eppure così inutile alla luce di quello che sta accadendo nella nostra più immediata contemporaneità. Già … perché sorvegliando e punendo si è in grado di spegnere il pensiero, che può diventare azione e rivolta … quella rivolta del pensiero che rende la Ragione luminescente e in grado di generare non mostri, ma senso e prospettiva. Si brancola davvero allora nel buio? Si naviga veramente a vista, su acque dove la fitta nebbia del caos copre il visus di noi instancabili esploratori del verso, e della parola, che fiutiamo la spinta del dire civile, che sentiamo a mille miglia di distanza la richiesta d’aiuto del prossimo, il suo desiderio di essere visto, ascoltato, accolto? Girandomi attorno direi che non ne usciremo migliori certo … vedo solo rassegnazione al peggio. Eppure poi versi come quelli di Pietro Berra, nati dalla quarantena, e destinati al futuro,  come un fascio di luce purissima, riescono a squarciare le tenebre dell’indifferenza ricordandoci che la lotta si fa ogni giorno , anche in uno spazio limitato, centimetro dopo centimetro, per un sorriso in più, per uno sguardo in più e ancora prima di potersi stringere la mano, o sentirsi avvolgere in un caldo abbraccio. L’abitare luoghi e memoria ci dice il Nostro, sono oggi più che mai il sol dell’avvenire, di un domani che si dovrà ricostruire con la stessa forza dei fabbricanti di sogni, degli utopisti che non smettono mai di credere al plausibile e al migliore dei mondi possibili. Che dire poi delle foto d’arte di Mirna Ortiz Lopez. Sono una carezza tra le lacrime di chi giorno dopo giorno perde affetti e speranza. Anche il gesto di abbracciare un albero è rivoluzionario, anzi ci confermano le immagini che il salto di paradigma è nel ricominciare dai cinque sensi, dai giochi di luce, dai riflessi, dalle ombre. Mirna Ortiz Lopez è una visionaria tout court, nel senso che ha uno sguardo lucido, una visione, una prospettiva che riempie di valore inestimabile il quotidiano, il consueto, l’ordinario che anche dovrà far parte delle eccellenze del domani. Sono felice di pubblicare questi versi e questi scatti. Finalmente potrò insieme a questi due compagni di viaggio riprendere il cammino!

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