Dove finisce la notte, di Daniela Tully. Garzanti

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“La caduta del Muro ha liberato persone e pensieri, e anche segreti perduti da tempo. Segreti che altrimenti sarebbero rimasti sepolti. Uno è giunto sotto forma di una lettera, consegnata poche settimane dopo la partenza per un anno all’estero della sedicenne Maya Wiesberg. L’anno in cui la vita di Maya e di sua nonna sarebbero cambiate per sempre. ‘Fai tutto quello che non ho potuto fare io’, le aveva sussurrato la nonna all’orecchio quando, nel 1990, si erano salutate all’aeroporto di Monaco.
Maya non ha mai più rivisto sua nonna”.

È questo il prologo dell’opera di esordio di Daniela Tully, pubblicata di recente in Italia col titolo “Dove finisce la notte”.
Comincia poi il romanzo con la storia di Martha: nel 1990, Martha Wiesberg, la nonna di Maya, riceve una lettera dal passato, il timbro postale reca infatti la data “27 dicembre 1944” e la grafia è quella del fratello gemello di Martha, Wolfang, morto alla fine della guerra.
“Cos’altro restava da dire, quarantasei anni dopo? Qualunque cosa fosse scritta in quella lettera, non avrebbe mai riportato indietro il tempo, né avrebbe riportato indietro l’amore della sua vita, quell’amore che le era stato concesso e poi immediatamente, e crudelmente, strappato.
‘Non voglio ricordare, non voglio ricordare, non voglio ricordare’, continuava  a ripetersi come un mantra. Martha fu scossa da un tremore convulso. Aveva sempre saputo che quei segreti erano solo sopiti. E adesso si erano risvegliati ed erano tornati a tormentarla”.
La storia di Martha prosegue ma siamo portati indietro nel 1938 a Monaco dove Martha vive con sua madre e suo fratello. Un giorno rientra a casa e percepisce subito qualcosa di diverso: c’è un ospite, cosa che non accadeva mai, e quest’ospite, “biondissimo, con occhi di un celeste penetrante”, la saluta come ci si salutava all’epoca “Heil Hitler”. Martha si ritrova a pensare che fosse il perfetto prototipo per Hitler e la sua razza ariana.

Il capitolo successivo è dedicato a Maya e ci porta nel 2017 quando Maya riceve un messaggio di suo padre nella segreteria telefonica: “Ho appena ricevuto una chiamata dalla polizia. L’hanno trovata”.
Come il lettore apprende, ciò che la polizia ha trovato sono i resti della nonna, “a Tarrytown, una mezz’ora a nord di New York”, un caso fuori dal comune.
Cosa faceva la nonna negli Stati Uniti? Da quanto tempo giaceva cadavere in un crepaccio?
Maya è sconvolta dalla notizia e, vincendo la sua fobia degli aerei, decide di partire.
Dopo un capitolo dedicato a una fiaba, “La fata della guerra”, ritroviamo Maya proprio negli Stati Uniti a cercare di capire cosa fosse successo alla nonna.

Si intrecciano così, con suspense, nostalgia e delicatezza, le vicende di Maya, Martha e della dinastia Montgomery con i suoi segreti e le sue “storie di cupidigia, adulterio, ingiustizia e amore non corrisposto”.
La narrazione ci porta ora nella Germania degli anni dell’affermarsi del nazismo, ora negli Stati Uniti ai giorni nostri.
La trama è avvincente, spinge ad andare avanti con la lettura e le storie d’amore si tingono di mistero.
I personaggi sono dipinti efficacemente, le atmosfere ricreate con maestria.
La paura, il coraggio, la trepidazione, l’attesa, l’innamoramento, la passione e quel che si dice amore trovano spazio in quest’opera che cattura l’attenzione e non delude.

Alla fine, il mio pensiero è andato ad un romanzo ora fuori catalogo ma, a mio avviso, struggente e dolce-amaro allo stesso modo, “Il volo delle spose” di Marieke van der Pol. Forse un’associazione del tutto arbitraria ma ritengo che i due romanzi abbiano in comune la delicatezza nel racconto di un amore troncato, che il tempo, con una nota di rimpianto per il non vissuto, rivela essere comunque imperituro e forte.

Buona lettura!

Pavia, 29 giugno 2019


Potete trovare la recensione anche nel mio sito al link seguente:
https://danielamarras69.weebly.com/2019—recensioni.html

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