Per festeggiare il suo compleanno, Rino si ritrova nel bel mezzo della corsa dei tori di Pamplona, senza sapere i veri motivi che lo hanno condotto fino a lì. Un amico ricorda gli anni fatti di piccole gioie e dolori trascorsi con Michelangelo, campione di boxe, quando entrambi vivevano in Svizzera in cerca di lavoro e successo. Chris è un impiegato doganale che lavora vicino Ciampino e, ogni fine settimana dopo il lavoro, si reca al cimitero monumentale del Verano dove, ben presto, vive un’esperienza metafisica. Claudio lavora per una compagnia d’affari londinese e, quando si accorge della misteriosa scomparsa di Miss France, una commerciante dirimpettaia al suo ufficio, smobilita i suoi colleghi per cercare la donna. Ivan lavora come spedizioniere, viaggiando di continuo per il mondo. In trasferta a Singapore, conosce e si innamora di Sakura, giovane ragazza legata al misterioso uomo d’affari Chong. Francesco Telese è un affermato e famoso scrittore che, dietro l’aspetto da splendida vita, nasconde un enorme vuoto.

Opera seconda di Gino Pitaro (Vibo Valentia, classe 1970) – dopo I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore, 2011) – Babelfish. Racconti dell’Era dell’Acquario (Edizioni Ensemble, 2013) è una raccolta di sei racconti brevi che si lascia leggere piacevolmente come un romanzo. Con uno stile asciutto e privo di fronzoli ma, contemporaneamente, accattivante e poetico, Pitaro permette al lettore di immergersi nell’aspetto esistenziale di ogni singolo personaggio. Conoscendo rigo dopo rigo tutti gli aspetti delle vicende, Babelfish lascia trasparire quelli che sono i temi di fondo di ciascun racconto: la fuga (e la paura per) dal(la) propria terra natia rappresenta l’ossatura del primo racconto (Il toro di Pamplona) mentre, successivamente, c’è spazio per un addio tra amici mai veramente pronunciato (Michelangelo, Ginevra e io), per una solitudine che trova appagamento mediante l’esperienza e la conoscenza di altri solitudini ultraterreni (Holly), la capacità, oggi come oggi in un mondo sempre più cinico e opportunista, di provare ancora del sano altruismo (Miss France), l’(im)possibilità dell’incontro e della convivenza di due mondi culturali sì vicini ma – allo stesso momento – molto lontani (Sakura) e, infine, l’incapacità di provare, realmente, dei veri ed importanti sentimenti come l’amore nel momento in cui la fama ed il successo prendono il sopravvento (Il dazio).

Sei storie, sei temi di fondo che, seppur nella loro differenza sono (col)legati tra di loro da un unico fil rouge ovvero quello dell’estrema ricerca volta a riconoscere veramente se stessi, ad individuare paure, timori, debolezze, insicurezze da debellare e così, trovare il proprio posto nel mondo. Il leitmotiv esistenziale di ogni singolo protagonista si muove, agilmente, in un universo fatto di sentimenti ed emozioni, di scelte e/o comportamenti coerenti ma anche contradditori. Quella di Babelfish è la rappresentazione (come lo definisce l’autore) di un “nomadismo esistenziale” molto vicino a noi tutti perché, oggi, le nostre stesse esistenze rischiano di essere o meglio sono già contaminate da un esistenzialismo 3.0 figlio del XXI secolo, il quale comporta non solo il rischio di azzerare la propria identità nel mare magnum della vita ma – parallelamente – di andare incontro al pericolo di essere incapaci di provare sentimenti e emozioni in una società, come quella odierna, quasi del tutto epurata da quest’ultime. È per questo motivo che Babelfish aiuta il lettore a tenere bene a mente quello che è il messaggio che vuole comunicare, ovvero che «non si possono cambiare le emozioni o le sensazioni che si vivono, cambiare contro natura significa limitarsi, contenersi, nascondersi, farsi vedere per ciò che non si è, far morire una parte di sé».

Con Babelfish Gino Pitaro conferma di essere una delle penne più attente e curate degli ultimi anni; un’eccezionalità nel panorama dei nuovi autori letterari calabresi il quale non rinnega (anzi lascia il giusto e meritato spazio alla Calabria sempre presente all’interno delle sei storie) la propria terra di origine.

Capace di far riflettere profondamente sull’esistenza, sul destino e sullo scopo che ognuno deve perseguire nel cammino della vita, la seconda opera di Pitaro è un affresco dai tratti corali mai banale né ripetitivo, capace davvero di emozionare e di aiutare chi, ancora, è alla ricerca di se stesso. Babelfish è un viaggio letterario non verso mondi fantastici ma verso il mondo (e la vita) reale perché è di tutti noi che racconta.

LASCIA UN COMMENTO

Prego, inserisci il tuo commento
Prego, inserisci il tuo nome