VINZØ: “Loudest Silence” e il coraggio di fare pace con il passato

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Ci sono situazioni che continuiamo a trascinarci dietro anche quando sappiamo che sarebbe meglio lasciarle andare. È da questa difficoltà che prende forma “Loudest Silence”, il nuovo singolo di VINZØ, dedicato a quel percorso personale che porta ad accettare una separazione e a guardare con maggiore lucidità alle proprie scelte.

Il brano mette al centro anche il perdono verso sé stessi, un passaggio importante per superare i sensi di colpa e trovare la forza di ricominciare. Ne abbiamo parlato con l’artista in questa intervista.

Il progetto VINZØ nasce alla fine del 2025, ma la musica fa parte della tua vita da molto tempo. Perché hai deciso proprio allora di dare spazio alle tue composizioni?

 

Perché a un certo punto ho capito che continuare a rimandare era diventata una scelta anch’essa. Per anni la musica è stata una parte costante della mia vita, ma sempre in secondo piano: melodie che nascevano, idee che mettevo da parte. Alla fine del 2025 mi sono dato il permesso di farlo seriamente e con consapevolezza, e VINZØ è il nome che ho dato a quel passaggio. È un progetto che mi permette di dire le cose in modo diretto, con un’identità precisa, senza aspettare il momento perfetto.

 

Hai studiato clarinetto e sax per oltre dieci anni. Quanto questa formazione ha influenzato il tuo modo di costruire le melodie?

Studiare strumenti per oltre dieci anni mi ha abituato a pensare la melodia come qualcosa che deve respirare: una frase ha un inizio, uno sviluppo, un punto in cui si prende fiato. Questo mi porta a costruire linee cantabili e fraseggi che hanno una logica, anche quando poggiano su suoni sintetici. In più, la disciplina dello studio mi ha dato orecchio per l’armonia e per i dettagli. Nella synthwave e nel power metal, la melodia fa gran parte del lavoro.

 

“Loudest Silence” affronta una situazione emotiva molto personale. Quanto è stato difficile trasformare un’esperienza privata in qualcosa da condividere pubblicamente?

All’inizio sì, molto. Una cosa è viverla, un’altra è metterla in un testo che chiunque possa ascoltare. Quello che mi ha aiutato è stato lavorare per immagini e non per fatti: nella canzone non ci sono nomi, date o personaggi: non è la storia di qualcuno in particolare, ma di una situazione in cui chi ascolta può riconoscersi. Una porta socchiusa, una valigia mezza fatta. Quando il brano ha smesso di essere soltanto mio e ha iniziato a essere di chi lo ascolta, la fatica si è trasformata in una specie di sollievo.

 

Il tuo immaginario musicale comprende generi apparentemente lontani, dalla synthwave al power metal. Come riesci a far convivere queste influenze senza perdere la tua identità?

Per me non sono così lontani. Synthwave e power metal condividono molto: melodie grandi, emotività dichiarata, un immaginario preciso, il gusto per un ritornello che ti resta addosso. La differenza è nei suoni, non nell’intenzione. Quello che tiene insieme tutto è l’identità: il modo di costruire le atmosfere, la scrittura. Se l’anima del brano è riconoscibile, il genere diventa il vestito che quel brano indossa. Preferisco non farmi guidare dalle etichette ma dalla sensazione che voglio trasmettere.

 

Hai raccontato di avere conservato per anni melodie e idee. C’è qualche composizione del passato che oggi vorresti recuperare e sviluppare?

Sì, ce ne sono alcune. Negli anni ho conservato melodie e idee in sospeso, certe registrate a metà, altre solo nella memoria. Non ho una lista precisa, è più un istinto: quando una melodia di anni fa mi torna in mente senza che io la cerchi, per me è il segnale che vale la pena riprenderla. Non le considero cose del passato da archiviare, ma materiale che aspettava il contesto giusto per diventare qualcosa, e oggi quel contesto è VINZØ.

 

A distanza di quasi un anno dalla nascita del progetto, quali aspetti della tua identità artistica senti di aver definito e quali stai ancora cercando?

 

Ho definito il mondo: il suono tra synthwave e power metal, l’immaginario anni ottanta, la maschera come simbolo e un modo di scrivere che parte dalle emozioni. Quello che sto ancora cercando è la profondità: come far crescere ogni brano senza ripetermi, come portare tutto questo dal vivo, quanto spazio lasciare alla leggerezza accanto ai temi più intimi. A meno di un anno dalla nascita mi sembra giusto che ci sia ancora molto da scoprire.

- 25/10/2026

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