Un Barbiere che spettina. “Commedia musicale pop” da Beaumarchais

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Un Barbiere che spettina. Commedia musicale pop da Beaumarchais

Recensione di Alessandro Maugeri Paci

 

I miei ormai pochi capelli bianchi, corti e radi si sono abituati a molte Prime in teatro. Li pettino, li profumo e vado in loco. Guardo la piece, me ne torno a casa, in genere scrivo subito, ci dormo su, mi sveglio e i miei capelli sono come li ho lasciati la sera prima della Prima. Dopo quello che ho visto ieri sera (sabato 15 dicembre), i miei capelli non torneranno più com’erano, spettinati da una ventata di novità, la vera novità degli ultimi decenni in Teatro.

Per definizione “commedia musicale pop”, termine erroneo, assisto appunto non a una commedia musicale ma, viene da dire, “opera moderna musicalprosa”; una vera innovazione, un tornado di linguaggi e trovate senza pari.
La Direzione Artistica di Sandro Querci che firma Regia, liriche e traduzioni assieme a Elena Talenti, nonché protagonista nei panni del Conte Almaviva, restituisce al Teatro la sua vera essenza, la sua vera mission, quella di emozionare con verità e passione. Ritmo, poesia, momenti di comicità eclatanti  (la chiusura del primo atto vale da sola il prezzo del biglietto), voci impareggiabili, ma ciò che più si fa notare è lo straordinario livello di recitazione degli interpreti, cosa mai vista e udita nel Teatro musicale. Un finale in crescendo che deborda con un monologo da brividi, roba che a Broadway scatenerebbe 20 minuti di applausi.
Gli interpreti non peccano mai. Rosina, Gea Andreotti, dalle mille espressioni, non sbaglia un colpo, sempre credibile e intensa. Rosario Campisi nelle vesti di Bartolo, ritaglia il personaggio alla Memo Benassi, per i più giovani forse il più grande Shylock di tutti i tempi. Di Querci ho già detto, come regista, come interprete non mi dilungherò, dirò solo che non vedo nessuno nel panorama Nazionale in grado di sostenere uno spettacolo del genere con questa continuità, intensità e convinzione. Figaro-Bacci vivaddìo ci catapulta nella commedia dell’arte con abilità uniche. E se di Elena Talenti ho già intessuto le lodi per le liriche, posso solo fare altrettanto per voce e presenza scenicha che inchioda. Silvia Querci reduce da varie “balie”, 
ri-vivaddìo convince sempre col suo cinismo e alla fine delizia la platea con un paio di sovracuti che mettono i brividi. Elena Mancuso nel ruolo di Susanna si profila come una “Gilda” del nuovo corso, comica e sensuale.
I musicisti si fanno ascoltare ed intervengono puliti e precisi, il violino commuove e il tributo che il Regista gli restituisce ai rigraziamenti rende onore al merito.

La direzione organizzativa è di Barbara Gualtieri, gestita in ogni fase in applicazione del Green Entertainment Act, GEA  in grado di valutare, sulla base di parametri dei comportamenti adottati, quanto sia rispettato l’ambiente da parte degli operatori dello spettacolo.

Indice di Ricaduta Economica sul Territorio (Irt), che vorremmo fosse associato al GEA (pur se da esso indipendente), allo scopo di puntare all’optimun che nel nostro caso corrisponderebbe, usando i parametri indicati, ad un GEA con rating AAA e un Irt 10.

La produzione si è ispirata ai concetti di “cluster” e di “urban cluster” applicati al teatro, concetti diventati parte integrante delle teorie sullo sviluppo economico e territoriale a livello internazionale laddove con il termine inglese “cluster”  si intende “una concentrazione geografica di imprese interconnesse (fornitori specializzati, imprese di servizi etc.) che cooperano e competono al medesimo tempo, riscontrando un inusuale successo competitivo”.

Uno spettacolo unico, nuovo, esilarante e commovente che mi auguro possa avere tanta fortuna.

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