“Summer of ’84”: resoconto di un’estate violenta

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Nell’estate del 1984 in una piccola cittadina dell’Oregon regna la più totale angoscia per la scomparsa di un adolescente, molto probabilmente collegata al caso di un serial killer locale che, nell’arco degli ultimi dieci anni, è stato l’artefice della scomparsa di tredici ragazzi. Davey Armstrong (Graham Verchere), quindicenne col pallino delle teorie complottiste, inizia a sospettare del suo vicino di casa, il poliziotto Mackey (Rich Sommer) specialmente quando, una sera, gli sembra di vedere nell’abitazione dell’agente il ragazzino scomparso. Sempre più convinto dell’identità del killer, Davey coinvolge i suoi fidati amici Tommy Eaton (Judah Lewis), “Woody” Woodworth (Caleb Emery) e Curtis (Cory Gruter-Andrew) in una caccia agli indizi in modo tale da incastrare il presunto colpevole.

Due anni fa il fenomeno Stranger Things ha fatto implodere la più totale “mania” verso gli anni Ottanta, decade unica e, ancora oggi, indimenticabile nel cuore di centinaia di migliaia di nostalgici. Non per niente gli Eighties sono stati gli anni della piena cultura pop, di un cinema con i generi in completo fermento (su tutti basta citare il body horror, sottogenere che ha portato alla luce angosce e paranoie del corpo mutante) e, soprattutto, di un lifestyle univoco, pieno di contatto sociale e ancora molto lontano dall’era 3.0. Se a partire dalla serie Stranger Things si è assistito a questa positiva ri(valutazione), di certo emuli e simil copie della creatura citazionista dei Duffer Brothers non hanno impiegato molto tempo ad uscire allo scoperto. Ultimo, in ordine di arrivo, è Summer of ’84, prodotto cinematografico canadese che, già dal titolo, conferma quella che è la sua identità filmica. Presentato lo scorso gennaio nell’ultima edizione del Sundance Film Festival e distribuito in copie limitate nelle sale statunitensi, Summer of ’84 fin dalle battute iniziali presenta più che un’analogia con il già citato Stranger Things così come con cult assoluti quali I Goonies e Stand by Me: a partire dai quattro protagonisti, un gruppo eterogeneo di amici ognuno con una propria personalità (dal nerd paranoico al ribelle, per intenderci), attitudine e storia familiare. In questo Summer of ’84 guarda in toto ai suoi predecessori, parimenti lasciando spazio a un non blando citazionismo (da Poltergeist a Spielberg), musica elettronica di carpenteriana memoria e situazioni che, purtroppo, hanno un lieve sentore di già visto.

Ebbene, Summer of ’84 non vive di vita propria, raccogliendo in sé luoghi e situazioni conosciute e ben rodate dagli spettatori. Tuttavia, nonostante la mancanza di una personale originalità, Summer of ’84 possiede quel tocco in più che lo rende coevo al recente Super Dark Times: entrambe sono due opere che presentano una maturità (nei dialoghi e nel plot) non presente nei titoli dai quali ne hanno tratto ispirazione. La caccia al serial killer è priva di qualsivoglia elemento sci-fi o fantasy (perni portanti di Stranger Things e I Goonies) lasciando così spazio al tema della morte (come succede in Stand by Me e in Super Dark Times) che intacca l’esistenza dell’età adolescenziale, la quale viene contaminata e sporcata dalla più bieca e folle violenza di cui l’uomo è capace. Senza eccessivi giri di parole o divagazioni, Summer of ’84 non è altro che il resoconto di un’estate violenta: non da intendere solo ed esclusivamente in relazione alle azioni dell’inafferrabile killer (la violenza visiva, infatti, è relegata agli ultimi venti minuti del film permeati da sprazzi orrorifici e gore) piuttosto alla vita stessa dei singoli protagonisti che, insieme e senza esclusione alcuna, vivono i tormenti di famiglie assenti e/o ai margini, il pesante compito di essere già “adulti” nonostante l’età e, infine, i primi turbamenti amorosi e sessuali provocati e dettati da un corpo in piena “mutazione”.

Nonostante Summer of ’84 non presenti nulla che, volenti o no, non si sia già visto e vissuto, rimane pur sempre – anche alla luce dei suoi difetti (in primis quello di uno script che avrebbe potuto includere molta più introspezione psicologica) – un lungometraggio interessante, specialmente nel momento in cui la certezza spettatoriale di uno scontato happy end viene frantumata da un finale cupo, pessimista e disperato che, in chiusura, permette a Summer of ’84 di ottenere quello scarto in più dai suoi modelli di ispirazione.

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