Stefano Fiore racconta “Chi dice Donna…” tra psicologia e narrazione

  • WhatsApp
  • Telegram
  • Reddit
  • LinkedIn

Un confronto che entra nelle dinamiche del romanzo “Chi dice Donna…”, esplorando il rapporto tra identità, sessualità e costruzione narrativa con uno stile accessibile e autentico.

 

Ciao Stefano, nel libro emerge un equilibrio tra ironia e disagio: quanto è stato difficile mantenere questo tono senza far prevalere uno dei due aspetti?

Meno di quanto si potrebbe immaginare. Il disagio è la chiave di lettura profonda del romanzo, certo, ma negli anni, in seguito alla pratica dell’introspezione e dell’autoanalisi, ho imparato a conviverci, e anche a guardarlo dall’esterno cogliendone gli aspetti umoristici. Un po’ come un vecchietto che scherza sul fatto che quando è umido gli si riacutizzano i doloretti: di per sé è un fatto spiacevole, ma lui da un pezzo è abbastanza lungimirante e obbiettivo per capire che agli occhi degli altri può apparite come una macchietta teatrale, e non se la prende. Anzi, condividendo questo punto di vista, si alleggerisce.

La frase sul fatto che non sia necessario “essere normali” per essere felici colpisce molto: è il messaggio principale o solo uno dei possibili livelli di lettura?

E’ il messaggio principale. Beninteso, e in apparente contraddizione, io sono uno che alla “normalità” ci crede: ormai pare che siamo rimasti in pochi, e se oggi ti azzardi a parlare  di “normalità” vieni sottoposto a un linciaggio culturale e mediatico: tutti pretendono che la propria anormalità diventi una categoria socialmente riconosciuta e rispettata, e ottenga quasi un riconoscimento “politico”. Io invece credo ancora al punto di vista del DSM IV, il manuale che era la bibbia della psicologia clinica mondiale: il quale in una sua sezione riportava una tabella con una trentina di livelli crescenti di benessere mentale, “oggettivi”: c’è chi è più normale di altri. La vita è gerarchica, non tutto è equivalente, o ugualmente “buono”. Detto questo, chi non può adeguarsi a questi standard di normalità, che deve fare? Buttarsi al fiume? Naturalmente no: deve prendere coscienza della propria singolarità, accettarla, e condividerla con qualcuno di simile a lui. Questo è il livello principale di lettura: arrivare a dare un nome al proprio modo di essere, e viverselo senza recriminazioni, anzi, con un filo di orgoglio… Il tutto sullo sfondo di un lieve pessimismo un po’ nichilista: non esiste la felicità, solo i preti, le ragazzine e gli adepti del new age ci credono: ma accettare serenamente la non-felicità come base dell’esistenza umana è fonte di serenità, e di autostima personale…è un po’ “l’amore della terra” di Nietzsche, contrapposto all’amore per un inesistente “regno dei cieli”…

Le relazioni amorose nel romanzo sono spesso terreno di scontro: quanto c’è di osservazione reale e quanto invece di costruzione narrativa?

Per una percentuale, diciamo l’80%, si tratta di osservazione reale. Episodi e situazioni che sono capitate a me, ad amici, e, quando facevo il counselor, a clienti. Del resto, non potrebbe essere diversamente: la nevrosi del protagonista è di un tipo tale che taglia le gambe in modo drastico alla possibilità di relazionarsi positivamente con la realtà esterna e con gli Altri: Eugenio non è psicologicamente in grado di amare, e di ricevere amore. E in generale di provare piacere nella vita: in qualsiasi campo. Poi ci sono delle costruzioni narrative, ma sono strettamente congruenti, quasi logicamente deducibili, da questa premessa.

Quali autori ti hanno influenzato di più nella scrittura di questo progetto letterario?

Il mio mito letterario, il mio modello inarrivabile, è Giuseppe Berto de “Il male oscuro”.. Poi, paradossalmente, convivono altre due influenze che possono sembrare opposte: Houellebecq, col suo cinismo crudo e disperato, e Wodehouse, con la sua frivolezza elevata ad arte… Il mio personaggio, Eugenio, è un po’ un Bertie Wooster tragicomico, senza uno Jeeves a consigliarlo e a guidarlo discretamente, e per questo fa cose da pazzi e si caccia in situazioni che finiscono male: però, a salvarlo ci pensa la congiura finale di tutte le donne che a vario titolo sono presenti nella sua vita…

- 06/05/2026

ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER

Subscribe

* indicates required
© Cyrano Factory è prodotto da Media Factory Adv. All rights reserved.
ACCEDI CONTATTI REGISTRATI AUTORI