“Sara al tramonto”, il nuovo noir di Maurizio de Giovanni

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“In senso stretto, la donna non poteva essere definita invisibile. Se qualcuno si fosse concentrato, se avesse scrutato con insistenza proprio dalla sua parte, forse l’avrebbe notata. Ma la concentrazione in quella città era tanto rara da poter affermare che sì, la donna invisibile era davvero invisibile. Minuta, i capelli grigi che sfioravano le spalle pettinati in maniera anonima, le scarpe basse, il vestito scuro, una giacca leggera, una borsa morbida in grembo, sedeva sul bordo della panchina, coprendo le ultime lettere di una scritta in vernice che comunque sarebbe stata incomprensibile. La testa era protesa in avanti, verso il vuoto. Non guardare nessuno, e nessuno ti guarderà”.

Sara Morozzi è speciale. Ha il dono dell’intuizione, dell’elaborazione, del pensiero laterale. Capisce cosa avviene lontano da lei cogliendo ogni aspetto, il linguaggio del corpo, le espressioni del viso, il labiale, i gesti, le mani delle persone che osserva. A Sara basta uno sguardo per capire quello che sfugge agli altri investigatori nonostante i microfoni direzionali, le cimici, i costosissimi software e tutte le loro diavolerie elettroniche. Decifra i segni, i suoi rapporti sono più precisi dei resoconti dei servizi segreti. Sara sembra intercettare le menti e le anime di quelli che osserva. È anonima, invisibile, imprevedibile, senza maschere e senza finzioni. Grazie a queste sue doti diventa il punto di riferimento della sua unità speciale, addetta alle indagini più delicate e complesse, riciclaggio internazionale, crimine organizzato, terrorismo, controllo di elementi deviati negli apparati dello Stato, un’unità che opera fuori dagli schemi e punta al risultato. Sara riscuote l’ammirazione del suo stesso capo, anzi, riscuote molto più: Massimiliano la ama senza condizioni.

Come donna Sara paga un prezzo altissimo per questo suo dono. E paga per aver incontrato l’amore quando è già moglie e madre di un bambino. Anche lei ama Massimiliano e all’amore sacrifica la sua famiglia senza alcuna esitazione e prima di qualsiasi richiesta o segnale da parte dell’uomo. Sa che il marito non le avrebbe più permesso di rivedere suo figlio Giorgio, ma lei è innamorata. È una donna che tra l’ipocrisia, le maschere e l’amore vero fa le sue scelte. Quando il suo compagno si trova ad affrontare la malattia e ha bisogno di assistenza continua, tra lui e il lavoro che ama, sceglie ancora una volta lui. Adesso non è più madre e non ha più l’amore, sia il figlio Giorgio sia Massimiliano sono morti. E non ha neppure un lavoro. Sara è sola, come può esserlo chiunque abbia svolto quei ruoli. La ritroviamo su una panchina, intenta a scrutare due donne, neppure tanto amiche, che si rivelano i loro più intimi segreti extraconiugali. E su quella stessa panchina viene raggiunta prima dalla giovane vedova di suo figlio, la donna che porta in grembo suo nipote e che, per qualche ragione, vuole riallacciare un rapporto con lei, forse anche per dare almeno una nonna al bambino in arrivo, e poi da un messaggio in codice: “Caffè”. È giunto il momento che Sara torni operativa, dopo quattro anni di pausa infarciti di sofferenze indicibili e mai neppure confidate a qualcuno, ed è Teresa, la sua amica ed ex collega, ora a capo del reparto investigativo, a tirarla fuori dal suo stato di inattività.

 “In senso stretto, la donna non poteva essere definita invisibile.” Sì, Sara Morozzi non è affatto invisibile. Tutt’altro. È indubbiamente uno dei personaggi più complessi e affascinanti tratteggiati da Maurizio de Giovanni, in grado di competere con il fascino del commissario Ricciardi per il suo anti fascino, totalmente diversa da lui ed ugualmente capace di conquistare il lettore in pochissime pagine, attirandolo in una spirale di indagini introspettive e conoscitive che non consentono pause. “Sara al tramonto” è già balzato in cima alle classifiche di vendita e lo merita ampiamente.

Mi permetto una nota personale. “Non guardare nessuno e nessuno ti guarderà” era il consiglio che mia madre mi diede quando iniziarono le mie prime uscite da adolescente (circa quarant’anni fa) in quella stessa città dove è ambientato “Sara al tramonto” e quasi tutti gli altri scritti di de Giovanni. Me lo diceva per ridurre le possibilità di scatenare una rissa con uno (o più) di quei bulletti che aspettavano solo che degli occhi incrociassero i loro per provocare. In quel periodo ero letterariamente, o forse letteralmente, innamorato di Susan “Sue” Storm Richards, moglie di Reed Richard e sorella di Johnny Storm. Io avevo dieci anni, lei era più grande di me ma l’adoravo perché era bellissima, era capace di rendere invisibili il suo corpo e le cose intorno a lei, e di creare dei campi di forza quasi indistruttibili: era la Donna invisibile dei Fantastici Quattro, splendida creatura nata dalla penna di Stan Lee e Jack Kirby nel 1961. Inutile dire che non ho mai abbassato la sguardo, perché cercavo “Sue” (e non solo per questo). Ho trovato quindi qualche rissa. E adesso ho trovato Sara.

Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Ha pubblicato per Einaudi Stile Libero due serie poliziesche, quella con protagonista il commissario Ricciardi, ambientata nei primi anni Trenta, che conta a oggi dieci romanzi e quella de i Bastardi di Pizzofalcone, nella Napoli contemporanea, finora consistente in sei romanzi dai quali è stata tratta una serie televisiva con Alessandro Gassmann e Carolina Crescentini trasmessa da Rai Uno (in preparazione la seconda stagione). Con “Il metodo del Coccodrillo” del 2012 ha vinto il Premio Scerbanenco. Ha poi scritto per Rizzoli “Il resto della settimana e “I Guardiani”. Ha infine scritto per il teatro, adattando “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Kesey e “American Buffalo” di Mamet, oltre a scrivere “Ingresso indipendente” che è un testo originale.

Per acquistare online il romanzo “Sara al tramonto”: https://www.lafeltrinelli.it/libri/maurizio-de-giovanni/sara-tramonto/9788817099431

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