Riccardo Bocci, attore, artista eccellente, si i forma presso la Scuola di Arte Drammatica Teatro Azione, prosegue gli studi al Santacristina Centro Teatrale – Scuola di Alta Formazione diretta da Luca Ronconi ed è allievo di Geraldine Baron dell’Actor’s Studio. Debutta sotto la direzione di Giorgio Albertazzi e dal 2003 viene diretto da vari registi quali Luca Ronconi in “Ithaca” di Botho Strauss, Giancarlo Sepe in “Shakespearelow”, Luca De Bei in “Le mattine dieci alle quattro” di cui è protagonista e che si aggiudica il premio Maschere Del Teatro come migliore novità italiana e il Premio Golden Graal per la regia, con lo stesso autore e regista è protagonista di “Un forte ronzio di mosche” (a fianco di Maria Paiato e Massimo Popolizio) e “Un luogo dove non sono mai stato”, nel 2010 è protagonista di due testi di Vitaliano Trevisan: “Oscillazioni”, regia di V.Vittorio Garaffa e “Bancarotta-ovvero il mercante fallito”, regia di Michele De Vita Conti. Nel 2012 è in “Tutto per bene” di L. Pirandello, regia di Gabriele Lavia.
Nel 2013 è il protagonista al Teatro dell’Elfo di “The History Boys” di Alan Bennett per la regia di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni. Fra le esperienze più recenti si ricorda quella con LLuis Pasqual in uno studio su Federico Garcia Lorca alla Biennale di Venezia. Ha lavorato infine con Cristina Pezzoli, Ennio Coltorti, Pierpaolo Sepe, Luciano Melchionna, Nicoletta Robello.
Collabora ancora come aiuto regia con Mauro Avogadro e Piero Maccarinelli. Al cinema è stato recentemente diretto da Vittorio e Paolo Taviani in “Maraviglioso Boccaccio”, da Roberta Torre ne “I baci mai dati” ed è stato protoagonista de “Una storia semplice” cortometraggio scritto da Giuseppe Tornatore e diretto da Ambrogio Lo Giudice. Per la televisione è nel cast di “Grand Hotel” per la regia di Luca Ribuoli e “L’amaro caso della baronessa di Carini”, fiction diretta da Umberto Marino. La radio lo vede protagonista di alcuni radiodrammi scritti e diretti da Sergio Pierattini per RadioTre.

Lo abbiamo intervistato durante il suo soggiorno  hollywoodiano, ecco cosa ci ha raccontato.

Riccardo Bocci, una carriera di grande prestigio, fra teatro d’autore, cinema, tv, il tutto sempre con grandi nomi. a che punto ritiene sia la sua carriera?

Anzitutto sono veramente molto felice del percorso fatto finora, sì ho avuto la possibilità di fare tanti incontri importanti, registi e registri (passatemi il gioco di parole) completamente diversi. Non sono mai stato il figlio artistico, per così dire, di nessuno e questo, se da una parte ha reso più difficile una continuità lavorativa, dall’altra mi ha educato a una reattività e a una elasticità che credo siano il mio piccolo patrimonio tecnico e artistico. Ovviamente alcuni incontri sono stati più formativi e significatvi di altri, ma ho sempre scelto con chi lavorare o piuttosto direi che ho fatto in modo di trovarmi in certi contesti che ritenevo qualitativamente di innegabile valore. Oggi sento di avere una maturità tecnica e artistica per cui mi sento pronto ad affrontare sfide ancora più grandi e resposabilità maggiori sia in palcoscenico che sul set, posso contare su un’indipendenza tale che mi consente di essere più ricettivo rispetto alle richieste del testo e della regia e al contempo più creativo e originale. Del resto si cresce, ci si conosce, ci si perdona, e si ha più coraggio… si spera. Sto rispondendo alla sua domanda come al mio solito in termini di sentimenti e di passioni, del resto non mi sono mai visto nei panni di un businessman, ancorché del mio settore, e questo forse è l’aspetto che dovrei, oggi, curare di più.
 
Cinema teatro, tv, dove si sente più a suo agio?
Un grande classico da chiedere a un attore, e mi piacerebbe davvero tanto rispondere in modo preciso e originale ma prima di tutto cercherò di essere sincero. La recitazione è recitazione, a me non ha mai fatto molta differenza un contesto invece di un altro. I veri problemi dell’attore, a parte piccole accortezze tecniche, sono assolutamente gli stessi, lo studio del testo, del personaggio, le azioni che questo porta avanti, ovviamente il mezzo condiziona alcuni aspetti ma il senso dello stare in scena non cambia. Amo le lunghe prove in teatro, l’approfondimento, i tentativi, i fallimenti, gli aggiustamenti continui e mai definitivi, ma amo allo stesso tempo l’immediatezza del cinema e della televisione che non è mancanza di prova ma solo la messa in pratica dello studio e della preparazione che l’attore è chiamato a fare a casa e in camerino fino al momento prima del ciak. Quest’anno sono stato nel cast della popolare e fortunata serie “il Paradiso delle Signore” su raiuno, per la regia di Monica Vullo e devo dire che nonostante i famosi tempi televisivi la cura della produzione della regia e di tutti i reparti hanno consentito agli attori di fare un ottimo lavoro. personalmente mmi sono sentito on solo ben accolto in un gruppo che già esisteva, essendo questa la seconda stagione, ma ho avuto tempo e modo di lavorare secondo i miei principi, diciamolo pure, un po’ da secchione. il cinema invece quest’anno mi ha visto coinvolto in un film di Alberto Rondalli, Agadah, ispirato a “il manoscritto” di Potcki, insieme a un cast d’eccezione tra cui troviamo Alessio Boni, Alessandro Haber, Umberto Orsini e molti altri. Un set dove ho sperimentato molto diciamo…improbabili monte a cavallo, tuffi in torrenti ghiacciati il tutto in costume settecento, davvero divertente.
Ha lavorato con grandissimi maestri, ha anche all’attivo un cortometraggio dal titolo “Una storia semplice” (ruolo da protagonista) scritto da Giuseppe Tornatore e diretto da A.Lo Giudice. Leggendo il suo cv, si evince una eccellente capacitàà di scegliere sempre prodotti di altissimo livello. Come seleziona i lavori?
 
Ho già risposto in parte a questa domanda ma insomma bisogna essere sinceri e dire che le scelte non sono sempre possibili e le difficoltà del nostro settore, soprattutto ultimamente, sono sotto gli occhi di tutti. Tuttavia ho fatto in modo di studiare e prepararmi per essere parte di un mondo in cui il valore e il significato di quello che si fa sono sempre garantiti. Quando lavori con Ronconi, Lavia, Bruni e De Capitani, per quanto riguarda il teatro oppure al cinema con Roberta Torre, i fratelli Taviani, sai che quello che andrai a fare sarà importante. Mi fa piacere che mi venga chiesto della mia primissima esperienza di fronte alla macchina da presa. Fu bellissimo, anche perchè ero il protagonista di una storia che attraversava 150 anni e c’era  quindi il divertimento anche di lavorare sui costumi e sulle epoche. Fu una grande esperienza, Ambrogio Lo Giudice è stato un maestro in quella occasione, e io ero giovanissimo e davvero alle prime armi, ricordo quel periodo come un momento determinante per le mie scelte future, contemporaneamente venivo scritturato da Giorgio Albertazzi, allora direttore del Teatro di Roma per la sua Compagnia dei Giovani. E stato in quel momento che ho capito che un attore è il risultato delle scelte che fa, che bisogna essere lungimiranti e non impulsivi, che la qualità dei progetti non sono solo un fattore di prestigio ma soprattutto sono la chiave che ti consente di crescere e di costruire un percorso solido in termini artistici.
 
Lei ha frequentato il “Santacristina Centro Teatrale” scuola di perfezionamento per attori diretta da Luca Ronconi, la scuola di arte drammatica “Teatro Azione” diretta da Isabella Del Bianco e Cristiano Censi e numerosi stage di formazione. Oggi anche lei insegna. Come si rapporta con i suoi allievi.
 
 
Si, diciamolo, ho studiato tanto e continuo a farlo non appena mi è possibile. la prima scuola, quella di Isabella e Cristiano la ricordo come un assoluto momento di gioia e espansione dell’anima, stavo scoprendo il teatro e con lui scoprivo me stesso. Poi la scuola di perfezionamento di luca Ronconi è stato un momento di enorme approfondimento insieme a quello che è stato uno dei più grandi geni del teatro italiano. e adesso cerco di raccontare le esperienze che ho acquisito a ragazzi più giovani. mi sono travato a insegnare quasi per caso e mi sentivo assolutamente inappropriato e senza molto da dire. E’ stata una scoperta sorprendente rendermi invece conto di quanta conoscenza ed esperienza avevo accumulato quasi senza accorgermene e dandola per scontata. l’insegnamento mi ha più di ogni altra esperienza restituito la misura del nostro lavoro e il valore assoluto di uno studio e un allenamento costanti. la recitazione non è una scienza esatta anzi è più vicina a un mistero capriccioso che per svelarsi ha bisogno di mille stimoli ma proprio qui sta la tecnica, nel rendere accessibile la via dello svelamento, la grande ispirazione non è detto che arrivi sempre e non si sa quando arriverà, ma se lavori bene è probabile che ti investa e alla peggio avrai fatto comunque un buon lavoro. E’ fondamentale per me essere un attore in piena attività mentre parallelamente insegno perchè questo mi aiuta a stare vicino ai miei allievi, a capire cosa si agita nella mente e nel cuore di un giovane alle prime armi. Detto ciò cerco di bilanciarmi un tra lavoro assolutamente tecnico, e di ispirarli e aiutarli a nutrire la loro passione ma soprattutto la loro  immaginazione, che è davvero l’anima della recitazione.
Un vero attore non smette mai di studiare e formarsi, o esiste un momento in cui si ritiene di non dover dimostrare più nulla?
Come dicevo, io approfitto di ogni buona occasione per “tornare a scuola”. e’ fondamentale, amo confrontarmi con i grandi registi o con i giovani emergenti oppure approfondire tecniche consolidate in altri paesi e che faticano a trovare spazio nel nostro.
Quest’anno mi sono trasferito quattro mesi a Los Angeles per confrontarmi con colleghi americani e di altre parti del mondo. Qui è possibile. Ho studiato con una delle più grandi acting coach del momento che è Ivana Chubbuck, mentore di molti premi Oscar. Con lei sto vedendo orizzonti nuovi e al contempo ricevendo conferme della genuinità della mia formazione italiana. A volte è difficile rinunciare a quello che si è imparato e si conosce già e che sappiamo funzionare ma siamo attori, dobbiamo sempre fare un passo indietro e guardare alle cose con occhi nuovi, come ogni volta nuovi sono gli occhi dei personaggi che interpretiamo.
 
Che programmi ha in questo momento?
 
In questo momento mi trovo ancora a Hollywood dove oltre a continuare a studiare, sto facendo degli incontri per possibili collaborazioni qui in America. Mi aspetta poi una tournèe teatrale da febbraio ad aprile, con La vedova scaltra di Goldoni per la regia di Gianluca Guidi insieme a un cast di grande talento e di grande cuore, prima fra tutti la mia amica e compagna di scena Francesca Inaudi. Sono in attesa di risposte da importanti progetti televisivi e cinematografici che ovviamente sono top secret ma di cui spero di parlarvi molto presto.

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