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“Punto Pieno” di Simonetta Agnello Hornby

“Siamo fragili, e siamo imperfetti. Imperfetto è il mondo, non l’amore. E noi ricamiamo, continuiamo a ricamare, con amore.”
S. Agnello Hornby

“Punto pieno”, di Simonetta Agnello Hornby, è il terzo volume edito da Feltrinelli della saga sulla famiglia Sorci principiata con “Caffè amaro” e poi seguita da ”Piano nobile”. È uno spaccato di vita siciliana ma anche italiana a partire dal 1955, anno in cui il romanzo principia con la narrazione della dipartita del cav. Andrea Sorci del fu Enrico, notabile palermitano, sino a giungere alla fine del maggio 1992. Gli episodi descrivono con minuzia e attraverso la testimonianza dell’uno o dell’altro personaggio i pregi e i difetti di questo antico casato nobiliare comprendendone le diramazioni collaterali:  i rivoli di questo fiume familiare esteso e potente, costituiti dai figli illegittimi, riconosciuti e non, e persino dalle creature vissute per poche ore dopo la loro nascita più o meno desiderata dai rispettivi genitori. La costante che tuttavia emerge in questa narrazione che va oltre le trecento pagine, note dell’autrice incluse, è la grande forza della componente femminile che sovrasta e mette in ombra i tanti personaggi maschili, certamente brillanti ma non sempre in grado di contrastare in maniera efficace tare caratteriali ereditate da illustri predecessori e difficoltà personali mai affrontate in modo risoluto. Sono all’inizio le tre colonne portanti della famiglia, le Tre Sagge,  Sara e Rachele  Sorci e Beatrice Benso,  a fondare il Circolo del Punto Pieno nella sagrestia della chiesa dei Santi Scalzi, un’oasi di pace in cui donne “pericolanti” e “pericolate”, strappate a destini spesso segnati dalla nascita, si dedicano al ricamo di capi di biancheria raffinata destinata a una clientela esclusiva nazionale ed estera. Il ricamo diventa un potente antidoto al “chiacchiericcio” e al “pettegolezzo” creando intimità e acquisendo valore terapeutico per chi vi si dedica a vario titolo: un esempio concreto di moderne sorellanza e solidarietà au feminin. A seguito della scomparsa delle tre matriarche  saranno Rita Sala, Mariolina Sorci vedova Vallo e Stellina  Panzi   a rilevare l’eredità importante non scevra da complessità del Circolo adoperandosi che le attività di questo vengano gestite coerentemente al credo di chi le ha precedute sino alla cessazione del progetto: il Circolo per qualcuno dà scandalo, non piace e si pone di traverso e di contrasto all’impostazione malavitosa di cui il tessuto palermitano ha finito con l’intridersi in profondità.  Diventa, quindi, capro espiatorio e oggetto della rabbia di chi è certamente contrario al riscatto e all’autonomia, economica e di pensiero, delle ricamatrici che lo frequentano e dei palermitani tutti. Un’officina di Bellezza, secondo la definizione data da Rita, che per qualcuno non ha da essere, profanata e condotta a morte per contribuire a incutere terrore assieme a episodi di vario stampo malavitoso negli anni 80 a Palermo.
La narrazione si conclude il 23 maggio 1992: la strage di Capaci, data tragica per Palermo e per la Sicilia tutta, per il nostro Paese stesso. Una Rita affranta riabbraccia i suoi figli Colapì e Amelia, miracolosamente risparmiati dall’attentato, riflettendo sul significato della resilienza: “Accettare procura  una piccola cuntintizza che può salvare la vita, se cambiarla è impossibile”.
“Ricama la tua vita e Dio ti perdonerà” non è soltanto un adagio sentimentale e forse un po’ ingenuo coniato dalle Tre Sagge a monito per tutti i partecipanti al Circolo del Punto Pieno. È salvezza mentale e conforto. E forse speranza di non dovere più in futuro versare consapevolmente lacrime.

Lucia Guida 

 

Simonetta Agnello Hornby, Punto pieno, ISBN 9788807034626, € 19,00

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