Il romanzo “Pietro e Paolo” di Marcello Fois, è ambientato nella Sardegna  di inizio ‘900 e vede come protagonisti  due coetanei di diverse estrazioni sociali, il primo è il povero, figlio di un contadino, il secondo è il ricco, figlio di un proprietario terriero.

Crescono insieme, come fratelli, anche se fratelli non sono affatto.

Pietro lo sa benissimo, quando prova ad imparare ciò che a Paolo insegnano a scuola, anche se la sua esperienza di vita è superiore a tutte le conoscenze di Paolo, o quando sta a casa del padrone e viene trattato come una bestiola indesiderata.

Ma da subito Pietro si rivela più forte di stazza, più forte di temperamento, rispetto a quel suo, quasi fratello, cagionevole, indeciso, impaurito, che sa tante cose, imparate a scuola, dove Pietro non potrà andare mai, e che Paolo gli insegna, con una sorta di prosopopea e scherno, ma Pietro spesso si impone a Paolo insegnandogli ciò che lui sa della vita.

Poi arriva la guerra e il momento in cui vengono chiamati alle armi anche i ragazzi del ’99, appunto Paolo,nonostante tutti gli sforzi di suo padre, Don  Pasqualino Mannoni, di riuscire ad evitare la guerra al suo figliolo, mentre per uno strano gioco del destino, Pietro non viene chiamato.

Ecco che entra in gioco la prepotenza del padrone: Don Pasqualino pretende, in nome della loro amicizia, in nome del bene che lui ha sempre fatto alla sua famiglia, che anche Pietro parta, volontario, per diventare l’ombra di Paolo e proteggerlo da ogni pericolo, promettendogli che resteranno nelle retrovie e non saranno mai mandati in prima fila, nelle trincee.

Ma la realtà supererà ogni fantastica supposizione: per un altro strano gioco del destino, Paolo andrà in trincea, in prima fila, a sfidare la sorte, mentre Pietro, proprio lui, il più forte, il temerario, sarà mandato nelle retrovie.

Con una lirica altamente descrittiva e profondamente pregna della sua meravigliosa terra natia, Fois affronta diverse tematiche come la differenza sociale, l’amicizia, la fedeltà, ad una promessa o il suo tradimento, e la vita che fa crescere i due ragazzi secondo la sua legge, che spesso è già scritta, soprattutto in quell’epoca e in quella terra, ma che a volte, fa strani scherzi e rimette in gioco tutte le carte e l’intera partita.

Fois numera i capitoli da sedici a zero, in una sorta di conto alla rovescia verso il destino finale dei due protagonisti.

In ogni capitolo c’è una premessa, che è spesso un tuffo nel passato dei due ragazzi, in una dimensione onirica, mentre il presente è carico di incertezze.

Tutta la narrazione è un continuo passaggio tra passato e presente, tra sogno e realtà, in cui il racconto si fa fortemente lirico o estremamente asciutto.

Alla fine non ci sarà un vero vincitore né un perdente, ma si intuisce, quasi, si spera che Pietro e Paolo riescano a rimanere amici, come da bambini, quando spartivano il sonno insieme, anche se nessuno lo avrebbe voluto, anche se nessuno lo avrebbe permesso.

Nonostante i loro trascorsi,  si auspica che possano superare le incrinature tra di loro per continuare ad essere quei fratelli di un tempo, seppur così diversi.

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