In Cile, prima dell’esplodere della pandemia, era esplosa la rivolta sociale a causa dell’aumento del prezzo del biglietto dei trasporti pubblici. Le rivolte popolari spesso scoppiano per la classica goccia che fa traboccare il vaso, ma sono sempre precedute da anni e anni di ingiustizie. Durante quei giorni, su un palazzo è apparso questo murales che dice: “No volveremos a la normalidad porque la normalidad era el problema”.

Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema. È una frase che espone una verità sacrosanta. La “normalità” della vita quotidiana era diventata “il” problema. In tutto il mondo colpito dalla pandemia, la gente pensa che “niente sarà più come prima”. Perché lo pensiamo? Questa pandemia, la paralisi globale, l’imminente ondata di povertà e disperazione (e, se non faremo niente, di caos e di violenza) che incombe su tutti noi, è la diretta conseguenza di una struttura sociale fondata su profonde ingiustizie e disuguaglianze, la più evidente delle quali è, nel caso dell’Italia, l’assurdità di un sistema produttivo ed economico concentrato pressoché esclusivamente nel nord del paese che impedisce al sud di tornare a svolgere il suo lavoro e contribuire al mantenimento del sistema Italia o almeno alla ripresa delle regioni del sud, che hanno quasi tutte superato bene l’impatto della pandemia, nonostante le ingiuste disparità tra i sistemi sanitari delle regioni del nord e quelle del sud.

Ancora, è assurdo e ingiusto che interi sistemi produttivi si basino sulla precarietà di milioni di persone che prima vivevano alla giornata e che oggi sono alla fame e alla disperazione. Persone a cui vanno dati subito i mezzi per vivere e nuove prospettive per il futuro immediato, per evitare che queste persone diventino domani stesso una bomba sociale nelle mani dell’arruffapopolo di turno. Con questi dati, il rischio della svolta autoritaria è concreto, e può essere evitato solo dando risposte efficaci e immediate ai troppi poveri e ai precari che oggi hanno perso persino quei lavori non tutelati e incapaci di garantire un tenore di vita dignitoso.

Oggi è questa la nuova Resistenza. Oggi è Partigiano chi si rimbocca le maniche e fa del suo meglio per abbattere queste ingiustizie. Non è questione di ribellarsi, non solo. È questione di lavorare, è questione di sfamare i propri figli, di farli studiare, di dar loro un futuro. È questione di dignità umana.

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