
Dalla malattia superata a vent’anni alla conduzione televisiva, passando per la poesia e l’approdo al rap: Matilde Calamai racconta a Cyrano Factory la sua straordinaria capacità di costruire porte quando le altre si chiudono. Un dialogo sincero e potente su consapevolezza, neurodivergenza vissuta come risorsa e la determinazione di non farsi mai ingabbiare dall’età o dal giudizio altrui.
Il tuo approccio alla musica è diretto, moderno e privo di censure: quali sono state le sfide più grandi che hai dovuto affrontare quando hai deciso di intraprendere questo percorso artistico?
La prima sfida è stata non farmi condizionare dalla domanda: «Ma alla tua età ti metti a fare rap?».
Lavoro nello spettacolo da quando ero giovanissima, ma con la musica mi sono ritrovata a imparare tante cose da zero: produzione, distribuzione digitale, promozione e linguaggi musicali nuovi.
Non volevo fingere di essere una ventenne, né costruire un personaggio che non mi appartenesse. Volevo fare musica con la mia personalità, la mia esperienza e la mia ironia.
Credo che la sfida più importante sia stata proprio questa: dimostrare prima di tutto a me stessa che non esiste un’età giusta per iniziare qualcosa di nuovo.
Per far sentire la propria voce servono costanza e carattere: c’è stato un ostacolo o un momento complesso che hai superato e che ha contribuito a forgiare la tua grinta attuale?
A vent’anni ho rischiato di morire di tubercolosi. In quel momento ho dovuto interrompere temporaneamente la carriera di modella, che mi aveva portata a viaggiare e lavorare fin da giovanissima. Non potevo più fare la vita di prima.
Ma invece di pensare soltanto a quello che avevo perso, mi sono chiesta: «Bene, cosa posso fare adesso?».
E così ho deciso di provare con la televisione. Ho iniziato a Canale 10, in Toscana, leggendo le email nel programma del professor Francesco Listri. Naturalmente, dopo poco non mi bastava più! Ho cominciato a condurre programmi dedicati alla salute e al benessere su Italia 7 Toscana. La cosa buffa è che ero proprio io, mentre affrontavo una malattia così importante, a parlare di salute in televisione.
Da lì non mi sono più fermata. La conduzione e il giornalismo sono diventati una parte fondamentale della mia carriera, dalla Toscana alla Lombardia, con alcune esperienze anche in Rai e Mediaset. Ho prodotto persino alcuni programmi, perché mi piace seguire un progetto dall’idea iniziale alla realizzazione. Successivamente ho ripreso anche a lavorare come modella e continuo ancora oggi con servizi fotografici e campagne adatti alla mia età.
Questa esperienza racconta molto del mio carattere, ma anche del mio modo di vivere l’ADHD, che ho compreso meglio soltanto da adulta.
Io considero l’ADHD anche un vantaggio, e sì, per certi aspetti un superpotere. Naturalmente non tutti i casi sono uguali e non voglio minimizzare le difficoltà. Ma credo che cambi moltissimo il modo in cui impariamo a conoscerci e a vivere le nostre caratteristiche.
Se ti concentri esclusivamente su quello che non riesci a fare, rischi di sentirti continuamente sbagliato. Se invece intraprendi un percorso per capire come funzioni, quali siano le tue qualità, cosa ti appassioni davvero e in quali contesti riesci a esprimerti meglio, puoi scoprire possibilità straordinarie.
Nel mio caso riconosco una grande creatività, rapidità nel trovare soluzioni e attenzione a dettagli che ad altri possono sembrare insignificanti, ma che a volte fanno la differenza.
Non basta una diagnosi per definire una persona. E non basta nemmeno avere delle potenzialità: bisogna trovare il coraggio di utilizzarle, magari cambiando strada quando quella che stai percorrendo non è adatta a te.
È una filosofia che vale per tutti, ADHD o meno. Io ho sempre cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno. Quando una porta si chiude, invece di fermarmi davanti a quella porta, provo a cercarne un’altra. E qualche volta decido proprio di costruirla!
La tua attitudine è energica, sfacciata e comunicativa: quali artisti, ascolti o esperienze di vita hanno lasciato un segno indelebile nei tuoi primi passi musicali?
La scrittura è sempre stata una parte importante della mia vita. Ho iniziato con le poesie e ho pubblicato due raccolte, Pensieri InVersi e Da Mombasa a New York.
Nel 2012, insieme a Oliver Bruno Lapio, abbiamo realizzato Caos di Emozioni, un album nato proprio dalle poesie di Pensieri InVersi. Io scrivevo le parole, lui componeva la musica. È stata la mia prima vera esperienza nel mondo musicale.
Quindi, in realtà, non ho iniziato a fare musica con Baddie Mom. La musica era già presente nella mia vita, anche se inizialmente attraverso la scrittura.
A cantare, invece, ci ho messo molto più tempo. Ho studiato canto per anni, ma soltanto Sofia è riuscita a convincermi a interpretare canzoni intere!
Credo che l’influenza più importante sul mio percorso sia stata proprio questa continua contaminazione tra linguaggi artistici: poesia, televisione, radio, teatro, immagini e musica.
Oggi, quando scrivo una canzone, penso anche a come raccontarla visivamente, al personaggio, al videoclip, alla storia che voglio comunicare.
Per quanto riguarda gli ascolti, mi piacciono gli artisti che hanno una personalità riconoscibile e che riescono a costruire un universo creativo intorno alla propria musica.
Se potessi fare un salto indietro e parlare alla Matilde che si affacciava per la prima volta al mondo della musica, quale consiglio le daresti?
Le direi di avere il coraggio di cantare prima!
Per anni ho scritto, studiato, sperimentato, ma ci ho messo molto tempo a sentirmi pronta a interpretare una canzone dall’inizio alla fine.
Eppure, guardandomi indietro, mi accorgo che le cose più belle della mia vita sono nate proprio quando ho avuto il coraggio di fare qualcosa che non avevo mai fatto.
Le direi anche di non preoccuparsi troppo di trovare subito la propria strada. A volte la strada cambia, e non significa che quella precedente sia stata sbagliata.
Quando a vent’anni ho dovuto interrompere temporaneamente il lavoro di modella a causa della tubercolosi, non potevo immaginare che proprio quella difficoltà mi avrebbe aperto le porte della televisione e del giornalismo. Poi ho ripreso anche a lavorare nella moda, una passione che non ho mai abbandonato. Ancora oggi realizzo servizi fotografici e campagne pubblicitarie, naturalmente con ruoli e progetti adatti alla mia età. Reinventarsi non significa necessariamente lasciare indietro ciò che amiamo: a volte significa aggiungere nuove possibilità alla nostra vita.
Quindi il consiglio sarebbe: «Studia, conosci te stessa, scopri quello che ti piace davvero e non aver paura di cambiare. Non aspettare che qualcuno ti dica che sei pronta».
E soprattutto, divertiti. Perché se perdi il piacere di quello che fai, forse è arrivato il momento di inventarti qualcosa di nuovo.
Entrando nel mondo sonoro di “Baddie Mom”, tra beat coinvolgenti e barre incisive: quali sono state le principali influenze musicali e ritmiche che hanno guidato la produzione del pezzo?
Volevo un brano che avesse un’attitudine hip hop, ma che fosse anche immediato, ballabile e ironico.
Il ritmo doveva sostenere il testo senza appesantirlo, perché per me le parole sono fondamentali. Volevo che certe frasi arrivassero chiaramente, quasi come se stessi rispondendo a qualcuno durante una conversazione.
Mi interessava anche il contrasto tra un’immagine femminile elegante e un linguaggio musicale più street.
Non volevo fare un rap aggressivo fine a se stesso, ma usare quell’energia per raccontare una situazione quotidiana in cui molte donne possono riconoscersi.
“Baddie Mom” è un titolo che colpisce subito e ribalta gli stereotipi con ironia e potere: come è nata questa espressione e cosa rappresenta per te incarnare questa visione?
Il nome nasce dal nostro universo Chic Boom Boom: mia figlia è Baddie Girl e io sono Baddie Mom.
Mi piaceva l’idea di prendere un’espressione associata a un atteggiamento sicuro, indipendente e un po’ provocatorio e portarla nel mondo di una donna adulta e di una madre.
Essere una Baddie Mom non significa essere una cattiva mamma, naturalmente. Significa essere una donna che non rinuncia alla propria identità.
Posso essere madre, lavoratrice, artista, elegante, ironica e persino un po’ ribelle.
Non devo scegliere una sola versione di me stessa per essere credibile agli occhi degli altri.
E soprattutto non devo giustificarmi se a un certo punto della mia vita decido di fare qualcosa che nessuno si aspettava.
Questo singolo mostra una forte maturità espressiva e tanta voglia di mettersi in gioco: puoi darci qualche anticipazione su cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi prossimi lavori?
Sto lavorando a nuovi brani che mantengono l’ironia e l’energia di Baddie Mom, ma che affrontano anche temi diversi.
Mi interessa raccontare il coraggio di cambiare, di lasciare andare ciò che ci fa stare male, di scegliere se stessi e di non rinunciare ai propri sogni.
Vorrei continuare a sperimentare con sonorità contemporanee, anche più dance, senza perdere la parte narrativa che caratterizza il mio modo di scrivere.
Parallelamente porto avanti Chic Boom Boom, con nuove produzioni musicali e video.
Non mi interessa ripetere sempre la stessa formula. Se una canzone deve raccontare la libertà, credo che anche chi la scrive debba sentirsi libero di cambiare.