Se siete costantemente alla ricerca di dischi capaci di unire la complessità tecnica del djent moderno alla potenza viscerale del deathcore, l’attesa è finita. Il 18 settembre 2026 ha fatto il suo debutto sulla scena Where God Grew Tired, il primo full-length del progetto Wildcard Campfire, guidato dal poliedrico chitarrista e compositore Rom Burla.
Non si tratta del classico album metalcore d’esordio: Where God Grew Tired è un concept album post-apocalittico di 10 tracce (per circa 55 minuti di durata) che si sviluppa come una vera e propria colonna sonora cinematografica. Il disco racconta il declino, la rivolta e l’inevitabile autodistruzione di una civiltà immaginaria. Se amate le atmosfere distopiche, i breakdown devastanti e i riff poliritmici, questo è un lavoro che dovete assolutamente inserire nella vostra playlist.
Potete ascoltare l’intera opera nella sua veste ufficiale direttamente su Spotify o guardare i visualizer nella playlist dedicata su YouTube.
Ecco le 3 tracce chiave che vi consigliamo di ascoltare per comprendere appieno l’universo di Wildcard Campfire:
1. The Beast with My Name
Posta in apertura del disco, questa traccia ha il compito di scaraventare l’ascoltatore al centro dell’azione. Rom Burla mette subito in chiaro le sue influenze musicali: l’inizio è guidato da una forte componente melodic metalcore, arricchita da chitarre a 7 e 8 corde che dettano ritmiche pesanti in stile djent. È il brano perfetto per chi ama i contrasti, dove riff serrati e sezioni vocali aggressive si scontrano con un’atmosfera cupa che introduce il tema della dualità e del mostro interiore che risiede in ognuno di noi.
2. The Tion Revolution
Il cuore politico e narrativo del concept album si accende a metà tracklist con questo pezzo. The Tion Revolution è una traccia dinamica, dominata da esplosioni deathcore e tempi dispari che faranno la gioia degli amanti del metal più progressivo e tecnico. Le ritmiche telluriche mimano il caos di una rivolta di piazza, con breakdown rallentati e un muro di suono claustrofobico che trasmette perfettamente il senso di disperazione e rabbia della popolazione oppressa. Se cercate un brano da headbanging puro, lo avete trovato.
3. The Ashen Gospel – III. Where God Grew Tired
La traccia finale che dà il titolo all’album è anche la sua conclusione logica e stilistica. Conclusione di una trilogia interna al disco (composta anche dalle tracce 2 e 6), questo pezzo è una suite monumentale che vira prepotentemente verso il post-metal. I ritmi rallentano, lasciando spazio a chitarre dilatate, synth cinematografici e un crescendo epico che descrive la desolazione di una terra ormai ridotta in cenere. È una traccia atmosferica, pesante non solo nei suoni ma soprattutto nei contenuti speculativi e filosofici, che chiude il sipario lasciando un forte senso di vuoto e riflessione.
Where God Grew Tired è un debutto ambizioso che riesce a non perdersi nella complessità della sua stessa trama, offrendo canzoni solide, una produzione moderna e affilata, e una versatilità stilistica non comune. Rom Burla ha gettato le basi per qualcosa di unico nel panorama metal underground del 2026.
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