La strada, i fiori, la libertà

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“La Beat Generation è un gruppo di bambini all’angolo della strada che parlano della fine del mondo”

Così Jack Kerouac definisce il movimento da lui stesso fondato con Neal Cassidy e Allen Ginsberg, frutto dell’utopia che nasce all’interno di un gruppo di amici saturi della società in cui vivono, con la voglia di scappare, viaggiare, trovare nuove regole e stili di vita. L’avvicinarsi alla spiritualità in tutte le sue forme, ma anche all’amore carnale e frenetico e all’abuso di alcool e droghe per sedare la sofferenza del vivere, sono gli elementi essenziali del movimento. Nasce negli anni ’50, ma è fra i ’60 e i ’70 che esplode forte, trasferendosi dalla cultura underground alla vita quotidiana, ed alla moda. “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” era lo slogan che racchiudeva la protesta contro il vivere borghese e la guerra.

“Sulla strada”di Kerouac divenne il loro vangelo, la rottura degli schemi della moda il loro biglietto da visita; jeans, camice a fiori, gonnelloni, caftani di origine orientale e capelli incolti, a sancire la protesta contro il sistema, prima negli Stati Uniti poi in tutta Europa.

Joan Baez, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Crosby Stills Nash and Young, Jefferson Airplane, e ancora… Tutti insieme nella colonna sonora della controcultura hippy, tutti insieme fra 500.000  persone al Festival di Woodstock rimasto unico nel suo genere, incontro al quale gli ideali di amore e fratellanza umana sembrarono aver acquisito espressione concreta.

Nasce l’unisex, non solo come stile di moda: donne e uomini, ragazze e ragazzi come corpo unico, come genere indistinto. Stessi diritti, stessi doveri, stessa libertà di espressione, stesso rispetto per la libertà dell’altro; il jeans è sempre più protagonista, insieme alle t-shirt nei colori più improbabili, spesso frutto della tintura“tye dyed” che le rende piccole opere di Optical Art. Le donne, liberate dall’obbligo di essere oggetti di seduzione, bruciano guepiere e reggiseni, smettono le acconciature elaborate e i tacchi a spillo; il contenitore  sessuale diventa contenuto di idee, e allora basta la salopette di jeans rubata a lui come emblema: uniche concessioni alla nuova emancipazione del corpo, il topless e lo short, indossati senza malizia ma con consapevole ostentazione.

E mi viene da considerare quanto diverso è il “new vintage”, il moderno Flower Power: slegati da qualunque connessione ideologica si indossano di nuovo i gonnelloni, ma oggi sono di seta, gli zoccoli ( o clogs, fa più chic) ma sono tempestati dai loghi delle griffe, si ritrovano gli ormai immortali jeans, ma seduttivi, paillettati, con effetto “push-up”.

“La moda riflette sempre i tempi in cui vive anche se, quando i tempi sono banali, preferisce dimenticarlo.”

Diceva Coco Chanel. E allora in questi tempi banalmente pieni di nulla si torna ad indossare i simboli di un’ epoca di ideali veri, trasformandoli in un’ illusione ; io i gonnelloni li indosserò, ma sono quelli ricevuti in eredità dalle sorelle maggiori… ed i miei jeans non ci provano nemmeno a sollevare il contenuto. Ma la destinazione è chiara; ritrovare il gruppo di bambini che ho lasciato all’angolo della strada a parlare della fine del mondo.

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