La piccola Luciana è la primogenita di una coppia di musicisti, marito e moglie, formata da Raoul Masin Crovato, antifascista convinto e talentuoso artista, e Marcella Salvadori, maestra di piano, conosciuta da Raoul in occasione di una festina musicale organizzata dall’istituto religioso in cui la donna presta la sua opera come insegnante. Il matrimonio, all’inizio osteggiato dalla famiglia di artisti di riconosciuta fama Masin Crovato e dai Salvadori, borghesi benestanti e assai conservatori, è il frutto di amore e passione autentici ma è purtroppo funestato da molti avvenimenti dall’esito sfortunato a causa dell’indole artistica e del carattere impetuoso di Raoul, che in giovane età perde la vista e riporta gravi menomazioni fisiche cercando di trarre in salvo una famigliola durante un incendio del Cinema-Teatro Imperiale, di proprietà di sua madre, “Gingia” Fiorio ex ballerina di flamenco bohemienne, in cui presta servizio come factotum. La “disgrazia” paterna segna indelebilmente la sorte di Luciana bambina costringendola a una sorta di esilio forzato in casa d’altri per ben due anni in attesa di tempi familiari migliori. Sono attimi difficili ma al tempo stesso pieni di costruttività per la bimba che, nel suo piccolo si ingegna come può per ben integrarsi nelle due famiglie che la accolgono come figlia putativa benvoluta da tutti per il suo buon carattere e la sua voglia di fare. La permanenza in campagna va avanti inframezzata da visite brevi di nonni e zie materni e altrettanto fugaci sortite a Venezia, sua città natale, in occasione di eventi familiari importanti. Luciana accetta ogni cosa di buon grado pur sentendosi in certo qual senso abbandonata dai suoi affetti più cari. La stabilità affettiva raggiunta con fatica viene messa a repentaglio nel 1938, anno in cui i suoi genitori decidono che lei debba tornare a casa. Luciana si arma di buona volontà e impara con un uso di resilienza ammirevole a convivere in una situazione familiare difficile e precaria, costellata da problemi di ordine economico a cui la grande disponibilità di sua madre Marcella e l’aiuto dei nonni materni non sempre riescono a porre riparo, e difficoltà personali del padre, insofferente per la menomazione visiva che gli ha precluso ogni velleità artistica.  La ragazza si ingegna con molti lavoretti ed espedienti di vario tipo e con grande intelligenza e forza d’animo impara a traghettare sé stessa attraverso le mille problematicità femminili cui all’epoca vanno incontro giovani donne come lei a cui manca un’autorevole protezione familiare. Il lieto fine di tipo professionale per nulla scontato e molto lavorato prima che tangibile, sarà il frutto della sua grande tenacia e determinazione oltre che del suo generoso senso della famiglia condotti di pari passo con i suoi progressi personali.
Luciana Boccardi narra le vicissitudini delle famiglie Masin Crovato/Salvadori per bocca della piccola e poi giovane Luciana romanzandole quel tanto che basta per acquisire il favore del lettore, incollato sino all’ultima pagina per sapere come andrà a finire questa narrazione dai risvolti spesso amari ma condotta con estremo realismo e senso degli eventi. Una storia di crescita e formazione che è anche un’opportunità di speranza in un futuro migliore ottenuto lavorando duramente ma con molto amore verso sé stessi anche e soprattutto in presenza di circostanze avverse. Lo stile narrativo è scorrevole e mai ridondante, arricchito dall’iniziale albero genealogico familiare assai curato nei dettagli che offre anche uno spaccato molto verosimile della Venezia di primo e secondo Novecento accompagnato dalla cornice privilegiata dei principali eventi storici e artistici dell’epoca che gli conferiscono una prospettiva di spessore rafforzata ed efficace. 

Lucia Guida

Luciana Boccardi, La signorina Crovato, ISBN  9788893258463, € 18,00

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