Nell’Italia del 1943, soltanto un equivoco poteva permettere a una giovane donna di diventare un medico vero, al quale affidare la responsabilità di un reparto importante. Andrea Zanardelli non è un uomo, non è “il dottore” che la direzione, le infermiere, le suore e forse gli stessi piccoli pazienti si aspettavano di trovarsi in ospedale. È una donna di nome Andrea: se l’avessero saputo, non l’avrebbero mai assunta, è stato commesso un errore ma non c’è modo di rimediare, in quell’estate di guerra in cui gli uomini erano sempre più rari, falcidiati dal conflitto o portati via dalle chiamate alle armi. Quell’estate cambierà per sempre la vita della giovane Andrea, nata e cresciuta sul lago di Garda e giunta al termine di un lungo e pericoloso viaggio al sanatorio di Marina di Ravenna, per esercitare la sua professione di medico pediatra. Andrea viaggia da sola, per la prima volta. È un viaggio anche simbolico, ma i rischi che corre insieme agli altri uomini e alle altre donne, sempre accompagnata dal pregiudizio, sono reali, però è giunta al punto in cui restare nella terra natia equivale a non crescere, a non affermarsi come medico, a non esistere come donna, perciò sceglie di andarsene per dimostrare a se stessa che può farcela.

Questa storia è diversa dalle tante raccontate finora sulla guerra, il motivo lo scoprirete leggendola. Vi consiglio di lasciarvi sorprendere da quest’opera di Paolo Casadio, dalla sua abilità di cesellatore con cui riesce a rendere le sfumature dell’anima dei suoi stupendi personaggi e dal suo talento di sceneggiatore naturale che gli permette di ricostruire gli avvenimenti in avvincenti successioni di fatti ed eventi storici, impreziosendo il tutto con dialoghi eleganti, precisi, efficaci, che restituiscono appieno il lessico del tempo, il modo dei nostri genitori, nonni e bisnonni di essere diversi da noi, eppure così vicini e attuali. Lasciatevi meravigliare dal suo senso della ricerca storica, grazie al quale ricostruisce nei minimi dettagli e con grazia leggera gli ambienti in cui si muovono i personaggi, partendo da dettagli come la foto di un bambino, l’immagine di un sanatorio di epoca fascista a Marina di Ravenna (allora Porto Corsini), o il ricordo delle suore che “giravano” nella sua famiglia.

Fin dalle prime pagine, emerge in modo netto e naturale la rappresentazione del rapporto uomo-donna dell’epoca, il modo in cui gli uomini si rivolgevano alle donne, facendole sentire a disagio quando mostravano di avere titoli e ambizioni che esulavano dal custodire il “sacro focolare domestico” o dai pochi mestieri storicamente a loro riservati, come le infermiere, le suore, le sarte, le maestrine o le operaie; eppure, in alcuni punti, appare chiaro che le trattavano anche con maggiore educazione di quanto non si faccia oggi.

Casadio esplora in ogni sua forma il conflitto tra i sessi nell’Italia del 1943, sullo sfondo del conflitto ben più esteso che rendeva uomini e nazioni del mondo simili a bestie feroci, capaci di ogni genere di nefandezza, e che per fortuna vedeva tanti altri uomini e donne disposti a compiere atti di eroismo estremo, fino a sacrificare la propria vita per gli altri. Il romanzo ci offre una carrellata di personaggi tratteggiati in modo straordinario, come il dottor Frega, portato via dalla milizia perché si credeva Benito Mussolini, ispirato a un fascista realmente esistito, di Bologna, sospeso dal partito perché “affetto da inguaribile mania oratoria, teneva pubblico comizio non autorizzato”.

La giovane Andrea Dalvina Zanardelli a Marina di Ravenna vede per la prima volta il mare, dopo averlo immaginato sempre in tempesta attraverso per l’abitudine del Comandante (Gabriele d’Annunzio) di prendere la barca ogni volta che il lago era in tempesta, perché così, diceva, gli ricordava il mare; e come il mare in tempesta affronta un pregiudizio che si esprime anche in quello sguardo di rimprovero muto e sorpreso che, nel vederla, le riservano le stesse donne che lavorano presso il sanatorio. Si aspettavano quasi che lei stessa si fosse sentita in dovere di denunciare per prima il suo essere donna. Ma Andrea resiste e inizia la sua carriera di medico pediatra tra i bambini affetti dalla deformante scrofolosi, bisognosi delle sue cure, mentre il mondo le crolla intorno, insieme alle illusioni imperiali dell’Italia, ai proclami gridati che si rivelano solo propaganda, alle divise allo sbando, ai feriti e ai morti. In simili circostanze, solo l’amore e le convinzioni più profonde permettono agli esseri umani di restare in piedi, di restare umani. Come l’amore che Andrea prova per Giotto, un orfano che spingerà Andrea a compiere delle scelte definitive.

“Il viaggio era stato lungo e non facile. Niente era facile nel 1943. Dopo quell’anno la mia vita sarebbe cambiata per sempre.”

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PAOLO CASADIO. Nato a Ravenna nel 1955, figlio di una generazione cui i genitori non insegnavano il dialetto, s’interessa da anni alla lingua e ai racconti della sua terra. Esordisce come coautore con il romanzo Alan Sagrot (Il Maestrale, 2012). La quarta estate, ambientato a Marina di Ravenna nel 1943, è il suo primo romanzo come autore singolo.

  • Anno: 2015
  • Collana: Varia – Narrativa
  • Pagine: 224
  • ISBN: 978-88-566-3788-5

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