“La pulce nell’orecchio” di Feydeau. Adattamento e regia di Sandro Querci.

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Riceviamo e pubblichiamo la recensione di Alessandro Maugeri Pace.

La Pulce Nell’Orecchio di Feydeau, nell’adattamento del regista Sandro Querci, produzione WALTERS,  ha debuttato in Prima Nazionale al Teatro Politeama Pratese sabato 16 e domenica 17 dicembre.

Le opere di Georges Feydeau, amatissime dal pubblico americano e dagli addetti, non vengono rappresentate  molto spesso, specie a Broadway: i registi le ritengono dure da mettere in scena, sanno che richiedono troppo tempo in prova e che necessitano di attori straordinariamente dotati d’ingegno che sappiano concettualmente e fisicamente lavorare  insieme e che perciò  abbiano fiducia totale l’un l’altro e verso il regista (cit. Broadwayworld e The Guardian).

Et voilà, Querci ha individuato  le caratteristiche necessarie tanto negli attori di questo cast, quanto  nell’impianto scenico proposto:  una scena rotante che è il luogo ideale per consentirgli di rappresentare la farsa di Georges Feydeau nel suo adattamento, gestendo abilmente e con la rapidità necessaria  le entrate e le uscite  richieste dal copione che, in particolare nel caso dei due ruoli recitati da Querci, sono entrate ed uscite doppie, pressoché contestuali interpretando due ruoli maschili.

Gli incontri fra gli innamorati ipotetici, cornificati e/o cornificatori, procedono con tale velocità che  la scena rotante costituisce il perfetto stratagemma scenico – registico per rendere possibile il ritmato svolgimento degli eventi, lasciando intatta la comicità esilarante ed a tratti ironica, ben consentendo la rappresentazione in scena di scappatelle  reali o intuite, tentate o immaginate che si alternano tra desideri, fantasie, scoperte e rivelazioni,  offerte al pubblico con gusto ed abilità.

L’attore principale, il protagonista e regista Sandro Querci, ha  la possibilità di giocare un doppio ruolo, che gestisce con  estrema abilità inventiva e creativa.

Il suo Marco Aurelio Castellani è un Agente Assicurativo di un importante istituto assicuratore, il che gli conferisce un ruolo dall’appeal formale e signorile.

 Al contrario, Leonello, facchino dell’ Albergo “Il Micio innamorato” è apparentemente un buffone semplice, di buoni sentimenti, spesso ubriaco che non può credere alla sua sua fortuna quando improvvisamente degli  sconosciuti,  fra cui una bella donna, anelano a baciarlo, scambiandolo fisicamente per l’ assicuratore, al quale è identico per aspetto ma ben diverso nei modi.

L’ abilità di Querci, che emerge potente nella capacità di recitare pressochè contestualmente due ruoli ben diversi fra loro, sta nel rappresentare  come  due vite di fatto apparentemente così diverse, si intersechino fra loro.

La maestria si trova  nel suggerire sommessamente alla platea quanto questi due personaggi, d’estrazione e abitudini così diverse, siano o diventino in fondo spiritualmente simili, conducendo due vite agli antipodi, ma  di fatto animate dall’amore e dalla passione che, come nella vita vera, ha modi e momenti per esprimersi in maniera diversa, multiforme, sulla spinta di un sentire sempre nuovo, perchè la vita non è statica, ma è una ruota, una giostra che gira. 
Un vero mattatore, che incanta la platea anche nella interpretazione della canzoni che gli competono, conducendo il pubblico alla commozione.

La Pulce nell’orecchio nell’adattamento di Querci propone  una panoplia di ruoli  tipici e topici – i donnaioli, il marito retto e fedele, la moglie sospettosa ma tentata dall’adulterio,la complice, il geloso spagnolo, la donna col difetto di pronuncia perfettamente individuati e diretti.

Il risultato è una commedia musicale esplosiva, spietatamente divertente, follemente e abilmente  vorticosa, all’insegna della sincronicità, che  nella ricchezza degli eventi,  dei fatti e degli  atti che si consumano in scena,   mette in luce oltre che l’abilità direttiva e creativa  di Querci le qualità dei singoli protagonisti che calcano la scena.

Tutti, singolarmente presi, ispirano risate scroscianti e vivissime, e viene loro tributato un enorme successo personale: ma sono giocatori di una unica squadra, mobilitati per un un unico scopo: mantenere il volo della  ‘ Pulce ‘ alto sino alle rivelazioni finali, e s’intendono perfettamente, coordinandosi per tempi comici e perfetti scambi in scena.

L’ umorismo del regista, come quello di Feydeau, è linguistico così come fisico.

E Silvia Querci ne è la perfetta rappresentazione, nel ruolo di Camilla, che gioca con un difetto di pronuncia a causa del quale parla solo con le vocali. 

L’ abilità della Querci nel passare dal difetto all’italiano perfetto, non appena il Dottor Gualtieri (Rosario Campisi) le inserisce un palato d’argento, o il fratello le mette un dito in bocca è stupefacente, così come la sua interpretazione canora, strabiliante.

Per Silvia Querci/ Camilla, gli alieni sono gli altri, che non la capiscono e parlano “normale” non lei che fa di tutto per farsi intendere con le sue vocali e la sua mimica, strappando applausi scroscianti per l’esilarante comicità che ne deriva.

Elena Mancuso che interpreta Barbara Castellani, la moglie di Marco Aurelio, è colei che con l’ aiuto dell’ amica Manuela  imposta la subdola trama, da  moglie sospettosa che  tenta di scoprire se il marito le fa le corna.
Ironica, spiritosa e comicissima, incanta la paleta recitativamente e anche vocalmente nell’interpretazione dei suoi pezzi musicali.
La sua complice, Manuela, è interpretata da Camilla Gai (anche coreografa), che convince nel ruolo di colei che (complice e insinuante nell’ordire la trama)   teme d’essere ammazzata dal marito geloso (Checcacci/Gallardo), il quale a causa degli equivoci che si generano a catena, è convinto d’essere cornificato ad opera di Fiorenzo Torrini,  abilmente interpretato da Andrea Bacci: esilarante, ironicamente passionale, con una interpretazione efficace in ogni singolo dettaglio.

Interessante la performance attoriale e canora di Fabrizio Checcacci/Gallardo, spagnolo infiammato dalla gelosia che si crede cornuto dalla moglie Manuela (interpretata come detto da Camilla Gai);nonché di Rosario Campisi (il Dott. Gualtieri), instancabile donnaiolo che di fatto abita all’ albergo del “Micio innamorato” ed è colui che, suggerendo una cura per la virilità a Marco Aurelio Castellani, crea il presupposto per mettere la pulce nell’orecchio a Barbara Castellani, interpretata da Elena Mancuso, moglie dell’assicuratore.

Elena Talenti è l’albergatrice Marzia Ferrucci, brusca e determinata, combattuta dal sentimento compresso dentro di sé per il facchino ubriacone Lionello, che la rende a tratti appassionata a tratti rigida, all’insegna del bastone e della carota, metodo che Ella stessa dichiara di utilizzare per gestire il suo personale d’albergo ed in particolare proprio il facchino Leonello. Efficacissima nel canto.

Uno spettacolo esilarante, una grande prova regista ed attoriale in ogni singola performance e complessivamente del cast, che si presenta come la grande novità della prossima stagione.

CAST e PERSONAGGI

SANDRO QUERCI – Marco Aurelio Castellani, Assicuratore marito di Barbara Castellani; Leonello, uomo di fatica, facchino

i.o.a.

ANDREA BACCI – Fiorenzo Torrini, amico di Marco Aurelio Castellani

ROSARIO CAMPISI – Dottor Gualtieri, medico di famiglia

FABRIZIO CHECCACCI – Domingo Esteban Gallardo, spagnolo gelosomarito di Manuela

CAMILLA GAI – Manuela Esteban Gallardo, moglie di Domingo Esteban Gallardo

SILVIA QUERCI – Camilla Castellani, sorella di Marco Aurelio Castellani

ELENA MANCUSO – Barbara Castellani, moglie di Marco Aurelio Castellani

ELENA TALENTI – La Signora Marzia Ferrucci, albergatrice

Arraggiamenti inediti: Elephant Studio

ORGANIZZAZIONE GENERALE:  BARBARA GUALTIERI 

Milano-Prato, 26 dicembre 2017

Recensione di Alessandro Maugeri Paci

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