Il padre, la moglie, i figli: la famiglia secondo Sergio Cavoli in Ciò che resta di noi

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Quando Sergio Cavoli scrive che restano le parole dette al momento giusto, sta probabilmente riassumendo il cuore di tutto il libro in una sola riga. Ciò che resta di noi si legge come una lunga conversazione a bassa voce con le persone più vicine: la moglie, i genitori, i figli, tutti presenti nelle pagine centrali della raccolta con un affetto che non ha bisogno di essere dichiarato ad alta voce per farsi sentire. Colpisce soprattutto la parte dedicata al padre, scritta con una misura quasi commossa, come se certe cose si potessero dire solo a metà, lasciando il resto a chi legge. Anche il capitolo dedicato alla madre segue lo stesso principio: pochi dettagli, scelti con cura, invece di un ritratto completo. Cavoli non cerca la frase a effetto: preferisce accumulare piccoli dettagli quotidiani, un gesto, uno sguardo, un silenzio prolungato, fino a costruire un ritratto di famiglia che sembra vero proprio perché incompleto. Il libro non spiega, mostra, e questo è probabilmente il suo pregio maggiore. Anche quando affronta gli anni più difficili legati alla salute, lo fa senza toni drammatici, restando fedele a un registro sommesso che attraversa tutta la raccolta. Chi cerca in questi testi una lezione di vita resterà forse deluso: Cavoli non offre insegnamenti, offre presenza, che è cosa diversa e, alla fine, più difficile da mettere in pagina. È un libro che si presta bene a essere letto lentamente, magari una sezione per sera, lasciando decantare ogni pensiero prima di passare al successivo. Piccolo nelle dimensioni ma denso nel contenuto, resta addosso anche dopo l’ultima pagina.

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- 02/07/2026

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