“Gli intoccabili”: benvenuti nella Chicago degli anni Trenta

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Chicago, anni Trenta. La città è dominata dal gangster Al Capone (Robert De Niro), criminale che basa la sua economia principalmente sul contrabbando di alcolici. L’unica persona motivata a incastrare Capone per i suoi traffici è l’incorruttibile agente del tesoro Eliot Ness (Kevin Costner) il quale, dopo alcune retate fallite, intuisce che all’interno del Dipartimento di Polizia la corruzione dilaga. In suo aiuto arriva l’onesto e veterano poliziotto irlandese Jimmy Malone (Sean Connery) il quale consiglia a Ness di formare una task force contro Al Capone. A completare la squadra sono la recluta italoamericana George Stone (Andy Garcia) e il contabile Oscar Wallace (Charles Martin Smith). Sempre più integerrimi e decisi a dare un duro colpo al crimine, i quattro agenti danno vita a una guerra senza esclusione di colpi contro Capone. Ma, ben presto, il sangue inizia a scorrere, inesorabilmente, da entrambe le parti.

Maestro indiscusso nel (ri)creare – in maniera del tutto intima e personale – quel crescendo di tensione e suspense di stampo hitchcockiano Brian De Palma, regista di pietre miliari come Vestito per uccidere, Blow Out e Omicidio a luci rosse, trent’anni fa ci regalava uno dei più bei polizieschi di fine anni Ottanta, quel Gli intoccabili (The Untouchables, 1987) entrato di rigore nell’immaginario collettivo degli appassionati di cinema nonché negli annali della Settima arte. Equilibrata e riuscita miscela a base di gangster movie, thriller, western e dramma Gli intoccabili (ispirato all’autobiografia di Eliot Ness, a sua volta fonte di ispirazione per l’omonima serie televisiva tra anni ’50 e ’60) è – senza ombra di dubbio alcuno – una delle più epiche e sontuose opere cinematografiche basata sulla rappresentazione della (storica) lotta contro il regno criminale di Al Capone.

Di certo l’epicità di Gli intoccabili non è la stessa che si respira nel sempre depalmiano Scarface, gangster movie costruito sulla figura sgradevole ma machiavellica del Tony Montana interpretato (anima e corpo) dal sempre grande Al Pacino il quale, grazie al suo istrionismo, permette al film di toccare vette di sontuoso barocchismo. Semmai qui è il contrario poiché Gli intoccabili è sì basato sulla figura storica del boss Al Capone, al quale presta viso e corpo un magistrale Robert De Niro ma, diversamente da Scarface, si concentra su entrambi i lati della barricata ovvero legge e crimine. Se in Scarface tutto ciò che viene mostrato sembra essere un mondo fatto di violenza e crimine, in cui l’unica legge è affidata ai delinquenti stessi, in Gli intoccabili De Palma mostra il lato impavido e sacrificale di chi, senza remora, combatte alacremente a rischio della propria vita.

Gli intoccabili del film sono i quattro agenti protagonisti, ognuno con una propria estrazione sociale e una storia alla spalle bensì accomunati dall’onestà e dal dovere verso la Nazione. I quattro poliziotti di Gli intoccabili incarnano alla perfezione quel barlume di speranza in un mondo ottenebrato dall’ombra, l’unica possibilità certa di rivalsa in quella perenne e millenaria lotta tra il bene e il male. Ed è proprio grazie a queste quattro figure, oltre a quella di Capone, che De Palma costruisce scene e sequenze in cui non mancano le esplosioni di violenza e dialoghi da antonomasia, capaci di lasciare gli spettatori agghiacciati (basti citare l’attentato dinamitardo, l’esecuzione a colpi di mazza da baseball e le uccisioni di Malone e Wallace) oppure incantarli come nella carica a cavallo dal sapore decisamente western al confine canadese o la sparatoria nella Union Station di Chicago in cui tensione, pallottole, sangue e ralenti di peckinpahiana memoria hanno dato vita a una delle sequenze più citate, plagiate, bistrattate e parodiate nella storia del cinema, così come nell’acceso scontro verbale tra Ness e Capone in cui quest’ultimo etichetta l’agente federale dicendogli di essere «solo chiacchiere e distintivo!».

Opera filmica di ampio respiro Gli intoccabili, oltre a essere la ricostruzione di una pagina di storia americana, è un perfetto esempio di come si possano inserire in un determinato genere cinematografico (in questo caso il gangster movie) elementi e stilemi appartenenti a tutt’altri orizzonti filmici, senza tuttavia rischiare di creare un guazzabuglio senza né capo né coda. Avvalendosi di un impianto tecnico di prim’ordine (scenografie on the camp, costumi, fotografia e una indimenticabile colonna sonora del Maestro Ennio Morricone), di una regia classica e sontuosa e delle interpretazioni di un cast di altissimi livelli Gli intoccabili, a distanza di trent’anni dall’uscita nelle sale, non ha ancora perduto quello smalto di western metropolitano oggi come oggi molto in voga e ricercato. Vera lectio cinematografica Gli intoccabili immerge gli estimatori del cinema in un mondo altro, pulsante, vivo e accuratamente rappresentato e che sembra voler dirgli: benvenuti nella Chicago degli anni Trenta.

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