
“Il Santo”, disponibile dal 2 ottobre, nasce dall’incontro tra tutto questo e le produzioni di DJ Fede. Undici tracce che non provano a ricostruire cronologicamente la carriera di Giso, ma finiscono comunque per raccontarne molto.
Nel disco compaiono Emis Killa, Jack The Smoker, DDP, DJ Kamo, Lula e Clark P, presenze che attraversano anime differenti del progetto e contribuiscono a mettere in comunicazione passato e presente.
Il risultato è un album che conosce perfettamente il proprio terreno, l’hip hop, ma prova a utilizzarlo per raccontare l’uomo che esiste oggi dietro il rapper.
Il titolo potrebbe far pensare a un concept preciso, ma il disco funziona soprattutto attraverso i contrasti.
La title track “Il Santo”, con Emis Killa, parte con un approccio frontale. Giso la descrive attraverso tre parole: sacralità, ignoranza e attitudine. È uno dei momenti in cui il rapper torna maggiormente a giocare con l’impatto delle barre e con una produzione di DJ Fede costruita per sostenerle.
Ma bastano poche tracce per capire che il progetto non rimarrà fermo lì.
“Puzzle”, scelto come primo singolo, mette al centro l’amicizia. Non quella raccontata attraverso formule di appartenenza, ma quella che si misura nel tempo e nella capacità di esserci.
Giso parla dei fratelli di una vita, di lealtà e della possibilità di mostrare le proprie fragilità. Il rap rimane street, ma il contenuto diventa personale.
È proprio questa alternanza a definire buona parte dell’album.
La presenza di DJ Fede dietro tutte le produzioni permette a “Il Santo” di mantenere una direzione riconoscibile anche quando cambia atmosfera.
Il producer non cerca però un unico suono da replicare.
In “Cento tipi di paure” costruisce un beat aggressivo e minimale, lasciando a Giso il compito di attraversare timori profondi e paure più quotidiane. In “Gianluca” cambia completamente registro e lavora su una produzione elegante e atmosferica.
Quest’ultima è probabilmente una delle tracce che spiegano meglio il rapporto artistico alla base del disco.
Quando Giso decide di raccontarsi senza utilizzare il nome d’arte come filtro, DJ Fede non riempie lo spazio. Lo apre.
La produzione diventa quasi una cornice intorno alle parole e permette alla parte più intima della scrittura di emergere.
Tra i luoghi che hanno accompagnato Giso durante la sua carriera, Genova occupa inevitabilmente uno spazio centrale.
Eppure non le aveva mai dedicato un intero brano.
Lo fa con “Madonna della Guardia”, scegliendo di raccontarla senza trasformarla in una dichiarazione d’amore priva di contraddizioni.
Ci sono le cose belle, ma anche i problemi. L’orgoglio di appartenenza convive con uno sguardo consapevole sulle difficoltà della città.
È un approccio coerente con il resto del progetto: “Il Santo” sembra poco interessato alle versioni perfette delle cose.
Vale per Genova, vale per l’amicizia e vale soprattutto per Giso stesso.
Con “Ritorno al futuro” arriva uno dei momenti più legati alla storia del rapper.
I DDP tornano insieme dopo aver condiviso con Giso vent’anni di vita e di palchi. La reunion nasce come tributo a uno dei brani più amati dal gruppo e trova negli scratch di DJ Kamo un ulteriore collegamento con la cultura da cui provengono.
La forza del pezzo sta nel non cercare di cancellare il tempo trascorso.
Non è necessario fingere che nulla sia cambiato. Proprio il contrario: la traccia funziona perché quelle persone possono ritrovarsi oggi portando con sé tutto ciò che è successo nel frattempo.
Il passato non viene ricostruito. Viene rimesso in circolo.
In “No Urban Patrol” il bersaglio cambia.
Giso e Jack The Smoker affrontano il termine “urban” e alcune delle situazioni in cui si trova oggi la musica hip hop.
È un tema particolarmente interessante per artisti che hanno vissuto il rap prima e dopo la sua completa integrazione nell’industria musicale italiana.
La traccia evita però di ridurre tutto alla contrapposizione tra generazioni. Piuttosto, mette in discussione le categorie utilizzate per raccontare una cultura diventata molto più grande e frammentata rispetto alle proprie origini.
Il beat di DJ Fede accompagna il confronto con uno dei groove più immediati dell’album.
“Il Santo” non rimane chiuso dentro un’unica interpretazione del suono hip hop.
Giso è anche un ascoltatore di soul e R&B e questa parte emerge chiaramente in “Campari col bianco”. DJ Fede costruisce una produzione che richiama certe atmosfere della Murder Inc. dei primi anni Duemila, mentre Lula porta melodie che si intrecciano alle barre senza spostare il brano verso il pop.
Con “Modalità cruisin’”, invece, entra Clark P, legato a Giso fin dai tempi di Blocco Recordz.
Il pezzo nasce da un’abitudine: salire in macchina, scegliere un disco e partire senza destinazione.
È un’immagine semplice, ma permette di raccontare quei momenti in cui la solitudine non coincide necessariamente con l’isolamento. Guidare diventa un modo per lasciare spazio ai pensieri, quelli buoni e quelli meno comodi.
C’è anche uno sguardo più apertamente rivolto al presente.
In “La verità uccide”, con gli scratch di DJ Kamo, Giso parte da una convinzione personale, l’esistenza di una verità oggettiva, per confrontarsi con un periodo storico in cui realtà, apparenza e propaganda sembrano continuamente sovrapporsi.
Altrove il conflitto diventa invece interno.
È questa alternanza tra fuori e dentro a dare profondità all’album. “Il Santo” può parlare della scena e subito dopo entrare nelle paure del suo autore, senza che i due territori sembrino scollegati.
Perché il filo conduttore rimane sempre il punto di vista di Giso.
Non è casuale che il disco si chiuda con “Sono pronto pt. 2”.
Giso considera le strofe del brano tra le migliori scritte in oltre trent’anni di rap. DJ Fede risponde con una produzione fortemente atmosferica, lasciando che l’ultimo momento dell’album sia anche uno dei più profondi.
Dopo undici tracce, “Il Santo” non consegna una versione definitiva di Giso.
Fa qualcosa di più credibile: mostra le contraddizioni che convivono nella stessa persona.
Il rapper e Gianluca. La durezza e la vulnerabilità. La nostalgia e la voglia di andare avanti. L’hip hop delle radici e quello che deve continuare a confrontarsi con il presente.
DJ Fede tiene insieme questi elementi attraverso produzioni capaci di cambiare forma senza perdere identità, mentre Emis Killa, Jack The Smoker, DDP, DJ Kamo, Lula e Clark P entrano nel racconto nei punti in cui le loro voci hanno realmente qualcosa da aggiungere.
“Il Santo” non è quindi soltanto il disco di un rapper con trent’anni di storia. È la fotografia di ciò che quella storia ha lasciato all’uomo che continua a scrivere.
E forse è proprio per questo che, arrivati alla fine, il titolo suona meno come una celebrazione e molto più come una provocazione.