Autore: Ernesto Razzano

Casa Editrice: Edizioni 2000diciassette

 

Da Brunelleschi a Ivan Graziani, Firenze rivive nel segno del rock e in una boccata di Gauloises

 

Quanto è difficile far rivivere con parole nuove le immagini secolari di una città come Firenze?

Eppure con Firenze lo sai, primo romanzo del giornalista e critico musicale Ernesto Razzano, il viale dei ricordi spalanca totalmente i suoi cancelli al lettore, restituendogliene, tuttavia, un’immagine nuova, viva e tridimensionale. Narrato in prima persona da un giovanissimo protagonista senza nome, Firenze lo sai è innanzitutto un viaggio nel passato di chi scrive: un’operazione di recupero nell’archivio intimo della memoria personale, dove le immagini di una Firenze di fine anni ’90 si sovrappongono a quelle della memoria letteraria a artistica che ne hanno suggellato la grandezza.

Accompagnato da una colonna sonora che si apre e si chiude nel segno di Ivan Graziani – a cui, del resto, allude già il titolo del romanzo – il ricordo della città scorre ad ogni nuovo capitolo attraverso delle impressioni sensoriali. Pochi giri di parole bastano per ritrovarsi improvvisamente catapultati tra i vicoli e i ponti di una città annusata, udita, sfiorata sulla pelle nelle sue caldissime folate di vento, prima ancora di essere vista con uno ‘sguardo dal basso’. Attraverso una magnifica dissolvenza cromatica, pagina dopo pagina, l’affresco urbano di Firenze si tinge del bianco dei marmi rinascimentali, del fondo cupo delle acque che scorrono sotto i ponti semi-eterni, passando per l’euforico viola di un pomeriggio vincente.

La Firenze degli anni ’90 pulsa freneticamente con la sua anima rock all’ombra di quegli stessi monumenti immobili e senza tempo. Silenziosa e malinconica, come il suo giovane protagonista, la città sembra riappropriarsi della sua forma reale solo di notte, lontana dagli sguardi indiscreti dei turisti, quando ormai i sudori del giorno e il peso di un passato che rivive prepotentemente ad ogni nuova alba si dileguano stanchi, nei battiti decelerati delle sue vie deserte o in malinconici sbuffi di Gauloises.

Persi nei contorni grigi dei suoi paesaggi, i giovani protagonisti del racconto – studenti universitari alle prime esperienze adulte – attraversano con disincanto e velature di ironia la tela di quel meraviglioso quadro cittadino, spesso preferendone i margini al centro. Ognuno di loro si troverà ad affrontare le prime sfide del mondo adulto, riuscendo a trovare una via di uscita da piccoli e grandi ostacoli nell’amicizia e nella musica, altra grande protagonista della storia. Perché che risuoni nel privato di una camera, nei rumorosi locali notturni del centro o dallo stereo di un artista di strada paraguayano, la musica si innesta sia strutturalmente che sentimentalmente nei singoli capitoli delle loro vite irrequiete.

Nel suo Diario Fiorentino un Rilke poco più che ventenne, passeggiando per le vie assolate di Firenze, disilludeva le aspettative di chi, da quelle sue descrizioni, si aspettava la solita guida per viaggiatori “completa e senza lacune”. Allo stesso modo, in queste pagine, Firenze sebbene sia vista anche attraverso il filtro di ciò che è stata nell’immaginario letterario e cinematografico, torna a rinascere attraverso gli occhi di chi, vedendola per la prima volta, continua ad amarla e a voler parlare ancora un po’ di lei.

Arianna Pacilio

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