Era mia madre
Era mia madre,
colei che mi ha portato nel ventre,
e dal ventre ha teso le mani,
a lasciarmi.
Era lei il mio battito,
l’unico conosciuto per me,
amato,
che mi accoglieva caldo tra il profumo intenso di latte
e il fruscio della stoffa spessa.
Era lei il blu,
di una veste che la copriva intera,
che tutta la nascondeva.
Ma io la riconoscevo,
tra mille l’avrei trovata.
Ti ritroverò mamma?
Riconoscerò il tuo odore tra tante donne,
se un giorno ti incontrerò.
È un uomo oggi, che mi stringe tra le braccia,
in sottofondo il rumore di un aereo,
indietro il frastuono della disfatta.
Ha i colori della terra addosso, e corazze a proteggerlo dal mondo.
Eppur mi culla,
e mi guarda.
Vede il futuro nei miei vagiti?
È un uomo a portarmi via dall’orrore,
nelle sue mani ruvide la speranza,
tra le sue dita,
la mia vita.
Marika Campeti

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