La pandemia da Coronavirus, la quarantena e la crisi epocale che ne è derivata, amplificano pregi e difetti delle persone. Abbiamo visto medici e infermieri fare il loro dovere fino a sacrificare le loro stesse vite per curare i malati, e abbiamo visto alcuni politici e giornalisti fare sciacallaggio mediatico su questa immane tragedia. È il caso di Alessandro Sallusti, che insulta e provoca i partigiani usando il Coronavirus che, a suo dire, avrebbe spazzato via il 25 Aprile e la Festa della Liberazione dal nazifascismo. Il “direttore” del Giornale scrive: “L’Associazione partigiani d’Italia ha già annunciato che per il 25 Aprile ci si dovrà affacciare alle finestre e cantare Bella Ciao. Cari partigiani e antifascisti, fatevene una ragione: il virus non è fascista, non è antifascista e, secondo me, ride alla grande della vostra stupidità. Per cui, cari finti partigiani, giù le mani dal Coronavirus. Adesso basta con questa farsa del fascismo e dell’antifascismo che ha avvelenato l’aria dal Dopoguerra a oggi. Non c’è nessuna minaccia in corso, nessuna pace da sottoscrivere”.

Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui Uomini del calibro di Sandro Pertini, Alfredo Pizzoni, Luigi Longo, Emilio Sereni e Leo Valiani, riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), proclamarono l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti. Tutte le forze partigiane del Nord Italia li attaccarono, ottenendone la resa prima dell’arrivo delle truppe alleate. Il CLNAI assunse il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano» e decise la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che fu scoperto mentre fuggiva in Germania travestito da soldato tedesco e fucilato il 28 aprile a Giulino, in provincia di Como.

Il 25 Aprile non è l’unica Festa della Liberazione celebrata nel mondo. Forse Sallusti non lo sa ma, tra le altre, ce n’è una molto più antica che veniva festeggiata dallo stesso Gesù, figlio dei profughi ebrei Giuseppe e Maria, discendente in linea paterna dal Re d’Israele Davide, vissuto sotto l’occupazione romana e ucciso dagli occupanti per mezzo della croce. I Romani uccidevano sempre i ribelli per mezzo della croce: loro li chiamavano “ladroni”, oggi quelli come Sallusti li chiamerebbero “terroristi”, altri li chiamano “partigiani”.

Questa antichissima festa si chiama Pesah (in ebraico פסח), dura otto giorni (sette solo in Israele) e ricorda la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù in Egitto e il suo esodo verso la Terra Promessa. Quella cena rituale celebrata nella notte fra il 14 e il 15 del mese di Nisan ricorda quella che aveva preceduto la liberazione dalla schiavitù in Egitto. In italiano Pesah vuol dire letteralmente “passaggio” ma, per chiarire meglio il concetto, il popolo ebraico la definisce anche “Zman Cherutenu”, ossia il “tempo della nostra liberazione”. Dio annuncia a Mosè che vuole liberare il popolo di Israele, ridotto in schiavitù in Egitto. Mosè chiede al Faraone di lasciar partire il suo popolo, ma costui rifiuta la richiesta e Dio annuncia la punizione degli egiziani: «In quella notte io passerò per il paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. (…)» (Esodo 12, 12) Il popolo di Israele marcò gli stipiti delle porte con del sangue di agnello, cosicché: «(…) quand’io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi sarà piaga su di voi per distruggervi, quando colpirò il paese d’Egitto.» (Esodo 12, 13)

Il rosso era il colore degli schiavi, in Egitto. Persino le porte delle loro abitazioni erano rosse e Sallusti lo sa perché? Perché il rosso era collegato con la rigenerazione e con le forze pericolose che minacciavano l’ordine cosmico (Maat). Il deserto, minaccia per la vita, era chiamato “terre rosse”. Il rosso significava pericolo, distruzione e morte: gli Scribi usavano l’inchiostro rosso quando volevano scrivere la parola “male”. Gli schiavi erano una risorsa ma erano anche un pericolo, un male necessario. Questo aggiunge una ulteriore lettura simbolica all’evento, non vi pare? Per i cristiani la Pasqua è la Resurrezione di Cristo, ma era questa Pesah di Liberazione che l’ebreo Gesù festeggiava da bambino con la sua famiglia, ed era questa la Pasqua che celebrò con i suoi discepoli e che viene ricordata dai cristiani come l’Ultima cena. «Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua» (Mc 14,12), Gesù mandò i discepoli a preparare la sala per la cena pasquale della sera. Pochi giorni dopo fu crocifisso dai Romani.

Gli ebrei consumano la cena di Pesah in famiglia, seguendo un ordine particolare di cibi e preghiere che prende il nome di Seder, che in ebraico significa appunto “ordine”, mentre viene narrata l’intera storia del conflitto con il faraone, delle dieci piaghe che colpirono l’Egitto e della fuga finale verso il deserto, seguendo l’Haggadah di Pesah. La celebrazione è fatta di gesti visibili e di elementi necessari, destinati soprattutto ai bambini che possono così osservare ed apprendere come la Liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù in Egitto segna il momento della nascita dell’identità di questo popolo.

In un certo senso, è questo che oggi fanno le Associazioni dei partigiani onorando il 25 Aprile, Festa della Liberazione dal nazifascismo: trasmettono la conoscenza di ciò che è stato, il ricordo del sangue che è stato versato per liberare la nostra amata Italia da quell’orrore, dalla dittatura del faraone di turno, dall’abominio di coloro che divisero l’umanità in ariani che volevano dominare il mondo, e tutti gli altri che dovevano servirli o morire. Il 25 Aprile celebra la nascita di una identità antifascista del popolo italiano. Stia tranquillo Sallusti, perché non c’è un virus che possa spazzare via l’antifascismo né l’amore per la libertà da questo paese. Non è questione di uscire sui balconi e cantare Bella Ciao, che è il canto di Libertà più conosciuto al mondo: è questione di identità nazionale antifascista. Ma tutto questo Sallusti non può e non vuole capirlo. O forse lo capisce e ne ha ancora paura.

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