In una Sicilia afflitta dall’immobilismo sociale e dalla crisi economica un gruppo di giovani cerca di dare senso alla propria vita attraverso l’impegno politico. Ivan, Michela, Giuditta e Chiara, studenti di Filosofia, fondano con altri ragazzi il collettivo militante “Zapata”, sull’onda delle proteste universitarie e alla vigilia della stagione dei teatri Occupati e del movimento dei Beni Comuni.

Dopo un primo scontro con l’istituzione universitaria, il Collettivo abbandona il contesto dell’accademia e si inoltra nelle strade della città, scontrandosi con la ricchezza e complessità di realtà marginali. Il recupero di un teatro abbandonato e l’entrata in una base militare suggelleranno la forza politica del Collettivo, che verrà amplificata dalla campagna elettorale a favore di un sindaco “amico”. Di occupazione in occupazione i compagni affronteranno difficoltà inaspettate.  

  Mediante le vicende di un centro sociale, nomade perché continuamente sgomberabile, si narra la storia, gli amori e le passioni di un gruppo di idealisti in una società “che non capiscono e non li capisce, che non stimano e che non li stima”. 

A partire dall’esperienza difficile della scrittura collettiva il romanzo rappresenta uno spaccato delle angosce e delle speranze di una generazione nell’epoca della fine di ogni ideologia.

Con un commento delle autrici: “I Compagni sono tutti quelli che vogliono cambiare il mondo. Vivono in una città tanto isolata quanto indolente. Sono scontenti, sono idealisti. Hanno il tarlo della politica, vogliono la rivoluzione. Parlano un altro linguaggio. Sono sempre esposti al giudizio della gente e alla forza della legge. Incompresi, arroccati su un’identità pubblica, ripiegati sulla coscienza collettiva. I Compagni non sono amici, sono qualcosa di meno ma anche di più. Tra di loro vige un patto: il personale non è politico, il personale è tutto ciò che non è il Collettivo. I Compagni sono un Noi che ancora non esiste ma che non rinunceranno a costruire”.

Informazioni bibliografiche autrici

Eleonora Corace (Messina, 1986) e Matilde Orlando (Messina, 1988) sono colleghe fin dai tempi dell’Università: hanno condiviso studio e ricerche filosofiche, sperimentando la scrittura collettiva in articoli e saggi filosofici. Tra le loro pubblicazioni: L’immagine carnefice (Cronopio, 2017); Le immagini di Marilyn tra svelatezza e denudamento (K. Revue, 2019); La biopolítica entre la practica biomédica nazi y la eugenesia contemporánea (Acta del VII Coloquio Latinoamericano de Biopolítica: Ontologías del Presente, 2020)Cuerpos beatos en cuarentena (Dissenso, 2020). 

Eleonora Corace svolge attualmente il dottorato in filosofia all’Università di Würzburg (Germania), ha lavorato come giornalista, occupandosi di temi sociali e migrazione. Tra le sue pubblicazioni il saggio La sfera dell’intercultura. L’intreccio dei confini nella filosofia dell’estraneo di Bernhard Waldenfels (Mimesis, 2018). Ha pubblicato articoli accademici sulla rivista Endoxa e K. Revue.

Matilde Orlando ha conseguito il dottorato in Filosofia all’Università degli studi di Messina nel 2017. Attualmente vive e insegna a Bogotà (Colombia). Tra le sue pubblicazioni: El malestar del ser. Levinas, el hitlerismo y la evasión como revuelta (Mutatis mutandis, (2019); Socrate in azienda. La filosofia tra formazione e consulenza (Rassegna di pedagogia, (2018). Ha pubblicato articoli accademici sulla rivista FataMorganaweb, OperaViva e K. Revue. 

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