HomeLibriBellezza, poesia e malattia nel primo romanzo di Rosario Galli, “L’Amico Imperfetto”

Bellezza, poesia e malattia nel primo romanzo di Rosario Galli, “L’Amico Imperfetto”

Dopo il successo come autore di numerose pièce teatrali, tra cui il cult Uomini sull’orlo di una crisi di nervi, Rosario Galli debutta con il suo primo romanzo, L’Amico Imperfetto, edito da fila37. Una storia coraggiosa e a tratti irriverente che si muove sui binari del romanzo psicologico, colorito di sfumature e noir. Ci troviamo a Roma tra gli anni Cinquanta, Settanta e Ottanta, e il ritratto del protagonista de L’Amico Imperfetto – il Principe – viaggia tra le strade della Capitale, tra le case popolari di Donna Olimpia, di Monteverde Vecchio e di Garbatella, e personaggi in fuga o di passaggio nel viavai romano.

Ma Roma è solo lo scenario di una storia intricata, guidata dalla dissociazione mentale del protagonista e del suo rapporto – indubbiamente turbolento – con il gentil sesso, nell’era della crisi del maschio.

La tenerezza, la fragilità, la vulnerabilità, del protagonista, dietro a una dichiarazione di forza, di violenza, di apparente invincibilità, diventano specchio di un momento sociale, fornendo un’analisi del contemporaneo, ma al tempo stesso raccontano la malattia. E il rapporto tra i sessi diventa il vero protagonista dei racconti del Principe, assumendo una nuova prospettiva, più profonda e autentica.

Tutto con la firma inconfondibile, ironica, sagace e mai banale, di un autore che già in passato, attraverso il teatro, con il suo cult Uomini sull’orlo di una crisi di nervi, ha raccontato le nuove visioni del mondo, a volte anche anticipando passaggi storico-sociali.

Quale impulso e quali necessità ti hanno mosso nell’iniziare a scrivere il tuo primo romanzo, “L’amico imperfetto”?

Diceva un amico, che l’artista ha una ferita che sanguina, e deve cercare di rimarginarla, sapendo che poi se ne aprirà un’altra. Nel mio caso volevo raccontare la vita di un UOMO PERFETTO, questo nel 2013, quando inizia, un po’ come il mio Maestro Dostoevskij voleva scrivere con l’Idiota il suo Uomo Buono, assoluto. Poi in 8 anni sono cambiate tante cose e sono arrivato all’amico perfetto e infine all’amico imperfetto. I sentieri della scrittura sono insondabili, misteriosi e affascinanti.

Ti sei definito un “ladro di storie”: in questo romanzo cosa hai “preso in prestito” dalla realtà?

Tutto. I Protagonisti, il Principe e Luciano esistono, ma ovviamente li ho romanzati, cambiati, trasformati, alterati al punto che forse non si riconoscerebbero. Ciò che definisce meglio e più di ogni frase il lavoro che ho fatto è scritto nella quarta di copertina.

La storia del Principe è attraversata dalle relazioni con dodici donne: come definiresti questi rapporti?

Amore, affetto, onestà, tenerezza, complicità, violenza a tratti con qualcuna, sempre contenuta ovviamente, rispetto soprattutto, il Principe ama a modo suo, ma con tutte e per tutte ha il massimo rispetto.

“…sai cos’è la perla? È la malattia della conchiglia, la perla si forma quando un parassita entra nell’ostrica, e in alcuni casi dopo averle generate le ostriche muoiono. Senza la malattia non nasce la perla e la bellezza di un oggetto così perfetto”: qual è “la malattia” raccontata nel romanzo? E come può portare alla bellezza?

La malattia è quella della vita, quella che vive il Principe, sempre alla ricerca dell’oltre, dell’assoluto, del limite da superare, della ricerca della purezza, attraverso la Poesia, sua compagna di viaggio, scoperta grazie al suo amico Luciano, raffinato Poeta.

La Bellezza di un verso che non cambia il mondo, come dice il Maestro Dostoevskij, ma può cambiare noi stessi e renderci migliori.

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