Bella Cohen, intervista all’autore Adriano Fischer

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Intervista ad Adriano Fischer, catanese, autore di Bella Cohen, Nulla Die edizioni 2018

Come nasce Bella Cohen?

L’origine risale al 2015 quando, partecipando al concorso letterario La Giara, vinsi la menzione speciale. Allora il libro aveva un altro titolo, più eloquente e meno sborone. Il tema centrale era la scuola che si chiamava, appunto, Bella Cohen. In seguito, ho preferito un titolo più breve, pragmatico, forse perché desideravo venisse ricordato più facilmente, o forse perché l’idea che una prostituta desse il nome ad una scuola mi restituiva sorriso e conforto. Già, perché Bella Cohen è esattamente questo, una prostituta. Chi è amante dei libri incomprensibili e immensi, quali l’Ulisse di Joyce, ricorderà che si chiamava così la maitresse di un postribolo frequentato da Bloom.

Perché il tema della scuola?

Forse perché ho vissuto la scuola come un tormento. Quelli erano anni ostili, noi eravamo complessi e vulnerabili al contempo. La nostra mente era plasmabile e le coscienze venivano forgiate a colpi di catechismo, giornaletti scandalistici e novantesimi minuti. La scuola sarebbe dovuta essere fucina di pensiero, stimoli e passioni; non strumento di omologazione.

Che tipo di romanzo è?

Non è un romanzo sull’educazione, né un romanzo nemesi. Non svela e non rivela. Non ho cercato rivalse vilipendendo gli insegnanti, né ho scelto caricature infamanti. Li ho dipinti, se è giusto questo termine, come anime sofferenti, irrisolte, complesse e problematiche. Ognuno di questi personaggi stipa il bambino che non è riuscito a crescere, che non ha avuto una guida o che si è illuso di averla, il bambino che cerca ancora il suo posto nel mondo, e quello che da quel posto prova a fuggire.

Bella Cohen potrebbe rappresentare, a buon conto, l’umanità nella sua schiettezza, o schietta abiezione, senza infingimenti o mistificazioni. Un luogo in cui i protagonisti assecondano le proprie egoistiche pulsioni, gli ancestrali istinti e lasciano la storia, intesa come memoria collettiva, sgretolarsi o trasformarsi in un banco di nebbia.

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