Barbara Lo Gaglio: «L’attore è primariamente un comunicatore».

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Barbara Lo Gaglio: «L’attore è primariamente un comunicatore».

Dal musical a Masterplan, il percorso di un’artista tra libertà espressiva e nuovi progetti internazionali

Il musical come forma d’arte autonoma, la musica come componente essenziale della formazione attoriale e il teatro come spazio privilegiato di comunicazione ed espressione. Sono questi alcuni dei temi al centro del percorso artistico di Barbara Lo Gaglio, attrice, interprete e insegnante.

La preparazione tecnica e la libertà espressiva, per lei, sono elementi imprescindibili del mestiere dell’attore. Una prospettiva che si traduce anche nella difesa del valore del musical, genere che, secondo Lo Gaglio, merita di essere riconosciuto nella propria specificità. Il musical conserva pienamente la propria attualità proprio grazie alla capacità di rivolgersi a pubblici differenti, affrontando tematiche e generi diversi. «Lo ritengo un genere assolutamente attuale», dichiara, evidenziando come questa forma di spettacolo possa coinvolgere tanto il pubblico adulto quanto le famiglie.

Tra gli aspetti più interessanti delle ultime iniziative di Lo Gaglio figura l’anticipazione di un nuovo progetto produttivo destinato al palcoscenico. Circa un anno fa, Barbara Lo Gaglio ha acquisito i diritti di un musical americano firmato da un compositore di grande rilievo nel panorama statunitense. L’obiettivo è portare lo spettacolo in scena il prossimo anno, con un debutto previsto a Milano.Il progetto prevede cinque personaggi e quattro musicisti dal vivo, nel rispetto delle indicazioni espresse dall’autore attraverso la propria fondazione. Una scelta artistica precisa, che attribuisce alla componente musicale un ruolo strutturale nell’esperienza teatrale.

«La presenza della musica dal vivo rappresenta un notevole valore aggiunto e conferisce allo spettacolo una qualità superiore rispetto all’uso di basi registrate».

La centralità della musica, del resto, attraversa tutta la sua concezione del lavoro attoriale. Una convinzione che trova applicazione concreta anche nella sua attività di insegnamento, attraverso esercizi che mettono in relazione corpo e musica per sviluppare negli allievi una maggiore sensibilità espressiva. La riflessione sulla formazione non è di second’ordine, ma anzi conduce a uno dei nuclei più significativi del pensiero artistico di Barbara Lo Gaglio: la necessità di acquisire una piena padronanza dei propri strumenti espressivi, senza rinunciare alla spontaneità e alla capacità di mettersi in gioco.

«Un attore deve conquistare la massima libertà nell’uso dei propri strumenti espressivi: la fisicità, la voce e la sfera emotiva»

La tecnica, in questa prospettiva, non rappresenta un limite alla creatività, ma la condizione che permette all’interprete di affrontare con consapevolezza registri e situazioni differenti, dalla commedia al dramma, fino all’azione. L’obiettivo è ampliare le proprie possibilità, imparando a utilizzare il vissuto personale senza trasformare l’interpretazione in un’esibizione di sé.

È proprio qui che si colloca la distinzione tra l’attore e il personaggio, tra esperienza individuale e capacità di dare vita a un’identità altra.

«L’attore è primariamente un comunicatore, il cui compito è trasmettere l’anima del personaggio»

Un principio che sintetizza la sua idea di teatro come disciplina di ascolto, studio e immedesimazione, nella quale l’autenticità nasce dalla capacità di trasformare le proprie risorse personali in uno strumento al servizio della storia e del personaggio.

Tra gli ultimissimi progetti è da annoverare la sua partecipazione a Masterplan, coproduzione italo-francese con distribuzione su Amazon Prime dal 16 ottobre 2026.

L’attrice racconta di essere stata contattata dal proprio agente per un provino in lingua inglese presso gli studi De Paolis. Dopo la selezione e un incontro con il regista Thomas Vincent, è arrivata la conferma per le riprese nei pressi di Roma. La particolarità dell’esperienza è emersa soprattutto al momento di raggiungere il set, quando Lo Gaglio ha scoperto di dover condividere alcune scene con interpreti del calibro di Stanley Tucci e Mark Ivanir. Il suo ruolo, quello di una professoressa e storica dell’arte, le ha consentito di affrontare la preparazione con attenzione, costruendo un background personale per il personaggio e immaginandone la quotidianità, così da conferirgli una dimensione credibile anche in presenza di poche battute.

Sul set internazionale, caratterizzato da ritmi serrati e da un’organizzazione complessa, l’attrice ha scelto di affidarsi alla preparazione e alla collaborazione con l’intera troupe. Un’esperienza che racconta non soltanto l’importanza del confronto con professionisti di grande esperienza, ma anche il valore della concentrazione e della serenità nel lavoro quotidiano.

Un capitolo particolarmente significativo riguarda la fase di doppiaggio del film, che ha offerto a Barbara Lo Gaglio l’occasione di lavorare in sala d’incisione accanto al marito Luca Biagini, attore e storico doppiatore italiano di Stanley Tucci. Durante le riprese, Lo Gaglio aveva raccontato a Tucci del legame professionale tra il marito e l’attore americano. In seguito, terminate le riprese, la direttrice del doppiaggio Claudia Catani ha convocato Biagini per doppiare Tucci e la stessa Lo Gaglio per l’autodoppiaggio del proprio personaggio.

«Ci siamo trovati così a lavorare insieme in sala d’incisione. È stata un’esperienza divertente e professionale, oltre che un’occasione per vedere la scena in anteprima»

Il rapporto con Biagini rappresenta, in questo senso, un esempio concreto di confronto artistico e sostegno reciproco. Una collaborazione che si estende dalla preparazione dei provini alla lettura delle battute, fino alla realizzazione dei self-tape, senza sovrapposizioni o rivalità, con un rapporto professionale di costante co-costruzione; un confronto costante, alimentato dalla stima e dalla conoscenza approfondita dei rispettivi mestieri

- 26/10/2026

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