Antinoo

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E che diresti, innominato amico,

se la mia fantasia ti si aprisse

come un quaderno, sotto i tuoi begli occhi,

occhi di luce, ed occhi sorridenti

che le labbra disegnano umettate

dall’intimo liquore, inumidite

da parole che il cuore le vorrebbe

sentirsi scivolare sulla lingua,

e non finisse mai, non si arrestasse

la fessura che aperta si dispone

a raccogliermi all’umido bagliore

di una fucina iridescente in fiamme?

Si asciugherà il sapore della bocca,

evaporare sentirò il tuo fiato,

e un Paradiso accoglierà il respiro

del mio desiderarti: l’uno e l’altro

dimentichi del tempo che ci avvolge

e ci depreda l’attimo fuggito,

assimilati l’uno e l’altro al fuoco

ch’entrambi ci consuma e senza strazio

la pelle ci si attacca all’altra pelle.

Ma credi tu che lì mi fermerei?

Se un Oceano navigò Colombo

per insediarsi nelle nuove terre,

l’Oceano che abbraccia tutto il globo

navigherò per approdare lieto

dove il tuo petto sfida e guarda il mondo.

Io bacerò le punte dei pistilli

che aspettano il mio bacio, e giù scendendo

all’ònfalo estasiato mi abbandono,

ed inseguo beato d’altri stami

l’irruenza, mi sazio là del miele

che l’assetato labbro mi disseta.

 

Ricostruzione al computer del volto di Antinoo

- 14/09/2023

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