“A Better Tomorrow II”: una spietata vendetta made in Hong Kong

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Per commutare la pena che sta scontando in carcere Ho (Ti Lung) accetta la proposta offertagli dall’ispettore Wu: infiltrarsi, a fianco di suo fratello poliziotto Kit (Leslie Cheung), nella vita di Si Lung (Dean Shek), ex boss che ha chiuso con il passato criminale ma che non riesce a liberarsi di Mr. Wong, un capoclan che vuole impadronirsi del suo cantiere navale per avviare ulteriori traffici di droga. Quando Lung rifiuta quest’ultimo cade nel tranello orditogli da Mr. Ko, diretto rivale di Wong. Costretto a fuggire a New York, Lung trova riparo da un amico prete nonché ex appartenente alle triadi. Ma anche negli Stati Uniti Lung è vittima di un attentato, al quale si aggiunge la notizia dell’uccisione della figlia. A salvarlo dal baratro è Ken (Chow Yun-fat) fratello gemello del defunto Mark. Tornati a Hong Kong Lung e Ken, insieme a Ho cercano di incastrare Ko. Ma l’uccisione di Kit sconvolge i tre che, senza più nulla da perdere, danno vita a un’incredibile vendetta contro Ko.

Solo un anno dopo il successo internazionale di A Better Tomorrow (Ying huang boon sik, 1986), opus che ha saputo far conoscere e riconoscere il valore registico di John Woo nonché il suo filone dell’heroic bloodshed, il regista di Canton dirige il suo inatteso quanto furente sequel A Better Tomorrow II (Ying huang boon sik II, 1987). Fortemente voluto da Tsui Hark, produttore e mentore di Woo, A Better Tomorrow II, nonostante le numerose vicissitudini (tagli di montaggio e modifiche imposte da Hark che, vista la gravità, quasi portarono Woo stesso ad abbandonare la regia), è la diretta continuazione del primo capitolo: ripresi in parte i personaggi già conosciuti (come Ho e Kit) e introdotti nuovi (Lung e Ken, quest’ultimo sempre interpretato da Chow Yun-fat) John Woo confeziona un importante quanto imperdibile atto secondo.

Tuttavia Woo cambia registro, abbandonando i toni noir e hard boiled del primo episodio per virare, senza soluzione di continuità, verso i toni altamente più drammatici, tragici e sanguinosi del revenge movie. Se A Better Tomorrow pone al suo centro il difficile rapporto incrinato tra un ex gangster e il suo fratello poliziotto e – contemporaneamente – la ricerca del primo, insieme all’amico caduto in disgrazia, di una giusta giustizia nei confronti di chi li ha traditi, A Better Tomorrow II si concentra ancor di più suoi rapporti fraterni e quelli tra padre e figlia. Legami, questi, purtroppo condannati a spezzarsi per la brutalità di chi, attraverso lo strumento della paura e della violenza, cerca di imporre la propria volontà. Allo stesso modo del suo predecessore, in A Better Tomorrow II i personaggi sono sempre un gruppo eterogeneo, ognuno con le proprie sfaccettature e background psicologico, su cui grava la tragicità dell’esistenza e di un passato criminale che si ripercuote, in maniera letale, sugli affetti più cari. Il sequel di A Better Tomorrow e il resto della filmografia wooiana del secondo periodo registico di Hong Kong, sono permeati (oltre che dai richiami alla simbologia cristiana come la presenza di una chiesa e la trasfigurazione, in carne ed ossa, della Pietà michelangiolesca) da un esistenzialismo tragico che prende forma di vere e proprie prove di sopportazione del dolore: a soffrire, come nell’opera precedente e in quelle successive, non sono solo gli animi ma – allo stesso tempo – i corpi che diventano, nella poetica heroic bloodshed di John Woo, il mezzo, il tramite per superare le prove imposte dal fato e, così, raggiungere l’agognata redenzione lasciandosi alle spalle il passato fatto di crimine e di atti non certo orgogliosi.

Se da una parte A Better Tomorrow II, il suo prequel ed i successivi The Killer, Bullet in the Head e Hard Boiled, offrono un vasto mare magnum di riflessioni filosofiche ed esistenzialiste, dall’altra parte il secondo film della fase due di Woo mantiene intatta, allargandone i confini, la poetica stilistica e registica dell’autore cinese: di fianco a un forte impianto melodrammatico e tragico Woo fa procedere di pari passo quello puramente cinematografico, fatto di contaminazioni e influenze cinefile: c’è tanto Sam Peckinpah (l’azzeccato utilizzo del ralenti) e del suo Il mucchio selvaggio e tanto Chang Che, la brutalità di Martin Scorsese e di William Friedkin e – soprattutto – un’enorme maestria registica nel mettere in scena ipercinetiche, adrenaliniche e distruttive sequenze action in cui, a far da padrone, sono le sparatorie e le centinaia di proiettili deflagrati. Rispetto al prequel con A Better Tomorrow II John Woo ha innalzato l’asticella della violenza: il sangue versato e il body count tocca vette superiori rispetto all’antesignano, con brutali headshot, corpi sforacchiati dalle pallottole e duelli all’arma bianca che sfociano nell’incredibile e mastodontica sequenza della sparatoria finale in cui i morti ammazzati e i fiumi di emoglobina si sprecano, senza tuttavia ridursi a un mero (e gratuito) autocompiacimento macabro ma, piuttosto, ricalcando le tematiche dell’eroico spargimento di sangue e della redenzione attraverso la violenza (redemption through violence).

Step numero due nella vera carriera autoriale di John Woo A Better Tomorrow II è il racconto di una spietata vendetta made in Hong Kong. Un drammatico incontro di amici segnati e accomunati dal fil rouge della perdita e del dolore e che, nonostante il peso di uno scomodo passato, impugnano nuovamente le armi per far giustizia e sconfiggere il male, in quel lungo cammino di redenzione che funge da tramite mutevole dallo status di losers, di antieroi verso quello di veri e propri eroi tragici.

- 11/12/2017

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